PUNTOLUCE – La poesia della settimana – A cura di Sergio Bertolino

DARIO BELLEZZA – Amleto
 
(da Morte segreta, 1976)
 
 
 
Ho portato il mio vecchio corpo rotto da malattie
che non danno più la pace dello Spirito fino al teatro
dove Amleto carezzava la sua imperatrice madre
cacciatrice di mode pur di evitare la servitù
dell’amore filiale o il coraggio di un incesto
per bene, quasi fosse la mia, di madre, tenera madre
dimenticata nelle sue nevrosi mattutine
di casalinga inquieta, nelle inquiete stanze
della vastità amara di un tempo. Ero giovane,
ero ragazzo, ero libero, ero cascamorto giullare
di un invito al ristorante con la grande artista
melodiosa del verbo incarnato del Cristo.
Ora lo sento il tempo distante da me che vivo
fuori del tempo e nessuno mi ha in simpatia,
neppure quando grido che in Italia si può
essere, o ironia di una citazione!, solo
ideologici o arcadici. Sempre al sevizio
di qualche re buffone, arlecchino dalle cento
piaghe. Diventare vecchi bacucchi significa
mangiare la foglia della schiavitù corrigenda,
della fulminea posta al direttore delle carceri
divine. Non c’è spazio per te, qui. Dario caro,
dittelo con tutta la fosca ottenebrata concessione
alla limitazione temporale degli editti di morte.
Qualcuno ti ha condannato a morte; e non è la carità
che spinge il tuo cuore a trasmettere il turpe messaggio
al cervello, né la paura solitaria della mano
sul membro in erezione continua,
ma la visione di Amleto, tuo simile,
spia terrena del Diavolo, traditore dei traditori
che s’infiamma nella ricerca della verità inesistente.
Eppure il suo pazzo consiglio nel dramma è identico
al tuo: «Di avercela tanto con i traditori,
avendo da sempre tutti, senza esclusione, tradito».
 
 
 
***
 
 
Bellezza è poeta materico. Tutto in lui – persino il dubbio – emerge come corpo, sostanza tangibile. Ci troviamo lontani, però, da un certo «umanesimo» e dalle spesso manierate lodi dell’aldiquà. Qui conviene tapparsi il naso. Siamo nel campo delle interiora, delle viscere, del corpo-cavia di un Novecento popolato da «ideologici o arcadici» (estranei al vero che un corpo esige), dell’artista che rimbaudianamente si fa «criminale», «grande maledetto» («Immagini un uomo che si pianti verruche sul viso e le coltivi») per puntare a una verità effimera. Nella poesia di Bellezza ogni elemento è «diabolicizzato» (in senso etimologico: è «scisso», «diviso»), in primis il corpo. C’è il corpo di Dario («vecchio» e «rotto da malattie») e quello di Amleto (in molti testi l’altro corpo è dell’amante). E benché possa sembrare un vezzo, la maschera shakespeariana cade a puntino. Amleto rappresenta, infatti, colui che sa ingannare perché sia svelato l’inganno degli altri, il «traditore dei traditori», il poeta per eccellenza.
 
Sergio Bertolino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...