CINZIA MARULLI – da “Autobiografia del silenzio (L’orco e la bambina) – La Vita Felice, 2022

cinzia
Non è facile parlare di quest’opera, poiché non deve essere stato facile nemmeno per l’autrice licenziarla. Quando la biografia entra in maniera così necessaria e prepotente nella poesia, il rischio è sempre quello di tralasciare il valore estetico del libro per dare spazio al suo valore più puramente etico e morale. Ma nel caso di Autobiografia del silenzio (sottotitolo L’orco e la bambina, La Vita Felice, 2022), di Cinzia Marulli, il tema trattato è quello della violenza su di un minore, dunque il problema non si pone poiché è talmente prioritario smuovere nelle coscienze quell’indicibile che è più reale di ogni male possibile, che il dato letterario passa automaticamente in secondo piano. Eppure, il risvolto estetico qui è legato indissolubilmente a quello della denuncia, poiché questa silloge si innerva e prende forma dividendosi tra momenti di puro lirismo di stampo confessionale, con toni quasi da fiaba sommessa, da filastrocca, e più adulte riflessioni che sfociano nella prosa diaristica, dove il “fatto” viene esorcizzato tramite la testimonianza di quell’indicibile che qui viene con audacia narrato in versi. Lo sfondo, o meglio, la patina del ricordo, in realtà nelle prime prose poetiche è l’infanzia precedente lo stupro (il libro è diviso infatti, oltre che da un preambolo poetico e da una conclusione intitola In fine, principalmente in tre sezioni: Il prima, L’orco e la bambola e Il dopo) e dunque la scrittura è sognante e piena di quella giusta innocenza che nella sua ingenuità sepolta e rassicurante trova la gioia senza quel male futuro. Dopo l’accaduto invece la poesia diviene valvola d’eversione, rifugio ma anche e soprattutto ricostruzione e introspezione lucida di una mente violata, non solo nel corpo, ma anche e soprattutto nell’anima. Cinzia Marulli, con una scrittura al tempo stesso cruda ma potentemente poetica, ci racconta, con estrema sensibilità e lucidità, di come sia importante testimoniare finanche l’abominio, con lo scopo di smuovere lo spirito umano, sperando in una sua elevazione. Un’opera importante dunque non solo per la vicenda personale dell’autrice, ma anche per la sua profondità d’esecuzione, che fa sì che quella che era fino ad oggi “soltanto” una tragedia privata, diventi anche e soprattutto un invito verso la comunità a riflettere sul male che è sempre e dovunque, e non attende che profanare la nostra bontà più ancestrale e bambina. Una cosa è certa: Cinzia Marulli, oltre che essere un’ottima poetessa è un’anima salva, e da oggi quest’anima è libera nel senso più ampio del termine, poiché ha liberato non solo il tremendo orco, ma anche e soprattutto la splendida bambina (ora non più mera bambola fatta a pezzi) che ancora vive dentro le sue parole e il suo corpo; e, liberandola, ha reso possibile far sapere al mondo intero che l’amore e il perdono sono l’antidoto più forte contro ogni mostruosità di cui è capace l’essere umano. Ringrazio dunque l’autrice per avermi coinvolto in questo viaggio, così intimo e devastante, che ha tanto il sapore di una definitiva vittoria dell’angelo sul demone.
 
 
Antonio Bux
 
 
 
Dalla sezione Il prima
 
 
*
 
L’estate era la stagione più bella perché a giocare col caldo c’era il terrazzo grande affacciato sui tetti di Roma e il Cupolone che al tramonto diventava d’oro, d’oro come i fili delle stelle che disegnavano il cielo nero della notte. La mamma annaffiava le piante col tubo di plastica verde, lungo lungo, e, per gioco, bagnava tutti, che tanto il caldo era così forte che si dormiva poco e allora, allora tanto valeva giocare. Il papà sempre a leggere come se in quei libri ci fosse tutta la verità del mondo e la bambola che lo guardava innamorata e pensava fosse un grande cavaliere. Il fratellone col go-kart non la finiva mai e pure i fumetti che poteva toccare solo lui tanto era geloso. La bambola invece aveva i suoi sogni e quelli non li vedeva nessuno.
 
 
dalla sezione L’orco e la bambola
 
 
*
 
La porta chiusa con forza
il vestitino nuovo quasi strappato via
 
la confusione nella testa
le gambette tremanti
 
in pochi istanti il male
il male per sempre.
 
 
*
 
Alla bambola hanno tagliato tutti i capelli
brutta così non la vuole neanche
l’orco cattivo
 
ma ora è felice
e riesce perfino a giocare.
 
 
*
 
Un pomeriggio di sole, la compagnetta di scuola, a casa sua tutto era più grande, perfino lo stupore. I soldini nella borsetta quasi finta. Un vestitino chiaro e leggero lasciava scoperte le gambette. Un corpo immaturo, i seni solo accennati, il pube glabro, l’imene intatto. Per le scale di corsa a comprare la merenda, il pane caldo, la cioccolata, la bottiglietta di aranciata, l’orco nascosto, la tenda tirata, le mani grandi, il vestitino strappato, il sangue sulle gambette, la vergogna immonda, il tremore del respiro, l’animale impazzito. L’imene deflagrato.
 
 
dalla sezione Il dopo
 
 
Quello che è stato è stato
il male è indietro
 
la vita ha vinto sulla vita
dall’interno la luce
ha dipinto di sole
la cicatrice
 
nessuno ha potuto offuscare
l’amore
quell’amore che cresce
nel mio grembo
e che ha il volto meraviglioso
del bene. 
 
 
 
da Autobiografia del silenzio (L’orco e la bambina) di Cinzia Marulli (pp. 56, euro 10; La Vita Felice, 2022)
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