JOSÉ GARCÍA OBRERO – Sette poesie da “La piel es periferia” (Visor, 2017) – versioni italiane di Antonio Bux

UNA CASA
 
 
Hemos comprado una casa un día de lluvia
para que circule la sangre tan resguardada
que vuelva a florecer en primavera.
Hemos comprado una casa para limpiar,
en las estancias, el lodo frío de la soledad.
Hemos comprado una casa para ver al fracaso
pasear su perro cojo alrededor de la fuente;
para escuchar cómo se aleja la gran oscuridad;
para resistir como esas plantas que las gotas
están dejando heridas de pavor.
Hemos comprado esta casa para colocar fuera
lo que nunca sabremos poner a cubierto.
 
 
UNA CASA
 
 
Abbiamo comprato casa in un giorno di pioggia
perché il sangue potesse circolare sicuro
e tornare in primavera a fiorire di nuovo.
Abbiamo comprato casa per pulire,
tra le stanze, il freddo scuro della solitudine.
Abbiamo comprato casa per poter vedere la fine
portare a spasso il suo cane zoppo fino alla fonte;
per poter ascoltare come si allontana la grande oscurità;
per resistere come queste piante che le gocce
lasciano ferite di terrore.
Abbiamo comprato questa casa per tenere fuori
tutto quel che non sapremo mai mettere al riparo.
 
 
EL JUEGO
 
 
Volver a la casilla de salida
y reiniciar el juego pisándote la sombra.
No hay más reglas: cae otra rama en Madrid,
te alcanza el fuego amigo y alguien dice a tu paso:
“Era tan joven… Pensaba regresar en unos días.”
No hay más reglas: ir dejando migajas
por entretener a los pájaros que decoran
los atardeceres y no para encontrarse.
Andar y desandar pisándote la sombra
como si fuese el guante que en manos
de la nieve y sus agujas será luego un jersey,
más tarde un calcetín; la mortaja de lana
del invierno infinito.
Hoy muéstrate animal, mamífero que tiembla
sin dejar de dar pasos. No dejes de servirte
de la respiración para tragarte el miedo
y mentirte después creyendo que lo exhalas.
 
 
IL GIOCO
 
 
Tornare al punto di partenza
e rifare il gioco calpestando la tua ombra.
Non vi sono regole: un altro ramo cade a Madrid,
il fuoco amico ti raggiunge e qualcuno dice al tuo fianco:
“Era così giovane… tra qualche giorno sarebbe tornato”.
Non vi sono regole: gettare briciole
agli uccelli per far sì che decorino
le sere e non per rivedersi.
Andare su e giù calpestando la tua ombra
come fosse il guanto che tra le mani
della neve e tra i suoi spilli sarà poi un maglione,
e dopo un calzino; il sudario di lana
di un infinito inverno.
Mostrati oggi animale, mammifero che trema
ma non smette di andare. Serviti sempre
del respiro per ingoiare il terrore
e dopo mentiti, credendo di esalarlo.
 
 
CIELO BLANCO
 
 
No es azul sino blanco como un globo
ocular. Una venda de mármol veteado
de luz que se asoma y diluye
y empapa de calor nuestras ideas.
Nosotros, los erguidos, moviéndonos
deprisa, cada cual con su nube
de sal en la cabeza; la pequeña porción
de cielo invertebrado, como si fuese el paso
de un santo marinero, que cada tanto alzamos
dando un salto en el aire. Perseguimos
un surco de tierra al que ofrecernos,
pero todo es reflejo de verticalidad: los postes
de la luz, los semáforos rojos, las farolas, las fuentes
y antenas parabólicas; un gran baile de lanzas
aupadas por el aire para pinchar los ojos
al dios de la blancura. Solo la noche rala
desciende hasta cubrir el mundo y su lenguaje,
y ya solo murmura la raíz de las voces:
las del mar y la tierra llamando desde abajo
para que no olvidemos dormir entre semillas.
 
 
CIELO BIANCO
 
 
Non è azzurro ma bianco come un bulbo
oculare. Una benda di marmo striato
di luce che spunta e diluisce
e bagna di calore le nostre idee.
Noi, gli eretti, muovendoci
di corsa, ognuno con la sua nube
di sale nella testa; la piccola porzione
di cielo invertebrato, come fosse il passaggio
di un santo marinaio, che a volte percepiamo
facendo un salto in aria. Desideriamo
un solco di terra al quale offrirci,
ma tutto è riflesso verticale: i pali
della luce, i semafori rossi, i lampioni, le sorgenti
e le antenne paraboliche; un gran ballo di lance
tirate in aria per bucare gli occhi
al dio del candore. Solo la notte rada
scende fino a coprire il mondo e il suo linguaggio,
dove mormora sola la radice delle voci:
quelle del mare e della terra che chiamano dal basso
per non farci scordare di dormire tra i semi.
 
 
JARDÍN BOTÁNICO
 
 
Deshazte de la idea
de que un jardín botánico es una selva dócil.
¿No te han hablado aún del salvaje rugido de la savia
cuando sacude, firme, los troncos de los árboles?
Brota entonces el viento de las hojas y pétalos
de todas las especies vegetales;
es un soplo de seda que acaricia la herida,
nos sana de la fiebre de la piedra.
¿Notas su tacto? Es pura luz de amor
y nunca muere.
 
 
GIARDINO BOTANICO
 
 
Liberati dall’idea
che un giardino botanico sia una dolce foresta.
Ti hanno mai detto del ruggito selvaggio della linfa
quando smuove, ferma, i tronchi degli alberi?
Germoglia così il vento dalle foglie e dai petali
di tutte le specie vegetali;
è un soffio di seta che accarezza la ferita,
ci sana dalla febbre della pietra.
Senti il suo tocco? È pura luce d’amore
e non muore mai.
 
 
PENUMBRA
 
 
Solo un punto de fuego, que lento se consume.
Ni más ni menos eso: calor de luz muy débil,
apenas perceptible si pasas distraído.
Así que aprieta el paso porque el miedo da alcance
y es un bosque que espera con brillo de mil ojos.
Párate. Sácate la angustia de las uñas como si fuera tierra.
Si te agarra, ¿qué importa? Es solo miedo, es solo miedo
y el miedo es blanco como sábanas que apagan las estrellas
(desmenúzalo luego en un tazón con leche que te sacie).
Cruza las calles; observa cómo irradian tu sombra las farolas;
explota con el índice ladridos suspendidos en el vaho
igual que pompas de jabón. Otros ruidos se alejen: zumbidos,
risas deshilachadas, borrachos que se enojan
y dicen ser la muerte, y siembran esa duda en las esquinas.
El lecho es ahora blando y el corazón, una medusa:
una sepia muy blanca, que se impulsa con pálpitos
e inflige quemaduras con su roce.
Se baña en sal y cae como pluma
mar abajo
donde el fuego es un ascua y la luz
el soplo.
 
 
PENOMBRA
 
 
Solo un punto di fuoco, che si consumi lento.
Né più né meno di questo: debole calore di luce,
quasi impercettibile se cammini distratto.
Così affretta il passo, perché la paura raggiunge,
Ed è un bosco che aspetta con luce di mille occhi.
Fermati. Strappati il dolore dalle unghie come fosse terra.
Se ti afferra, che importa? È solo paura, solo paura,
E la paura è bianca come un lenzuolo che spegne le stelle
(dopo tagliuzzalo in una tazza con il latte, e che possa saziarti).
Attraversa le strade; guarda come irradiano la tua ombra i lampioni;
fai scoppiare con l’indice i latrati sospesi nel vapore
come bolle di sapone. Altri rumori si allontanano: ronzii,
sorrisi logori, beoni che si infiammano
e dicono di essere la morte, seminano per le strade questo dubbio.
Il letto ora è morbido, il cuore è una medusa:
una seppia bianchissima, che si insinua con palpiti
e infligge bruciature se sfiora.
Si bagna di sale e cade come una piuma
Sotto il mare
Dove il fuoco è brace e la luce
Il soffio.
 
 
EL ÁRBOL DE LA VIDA
 
 
Cruzan las nubes a gran velocidad.
El cielo, en esta playa, es una esfera
frágil.
Alguien pasa en silencio
sosteniendo la mirada hasta la chispa
que salta sobre el pecho y prende
la emoción.
Regreso a esta hoja en la que escribo,
donde he estado todo el poema:
lejos del mar, lejos de todo, lejos;
dentro de un sueño que despierta
a otro sueño.
 
 
L’ALBERO DELLA VITA
 
 
Scorrono a gran velocità le nuvole.
Il cielo, su questa spiaggia, è una sfera
Fragile.
Qualcuno viene silenzioso
tenendo alto lo sguardo fino al brillare
che balza sul petto e l’emozione
incendia.
Torno al foglio sul quale scrivo,
dove sempre è stata questa poesia:
lontana dal mare, lontana da tutto, lontana;
dentro un sogno che risveglia
un altro sogno.
 
 
EL HUERTO
 
 
Vives solo en la casa
porque vas alimentando el exterior
y nada traes al círculo más íntimo.
Nada te acompaña hasta la oscuridad
final.
¿Para qué?
Es un pasillo largo
con fríos dormitorios sin ventanas
y sin calefacción. Al fondo,
justo después del baño, el cuarto de invitados
donde, de tarde en tarde,
viene a pasar un tiempo alguien muy silencioso.
Cada vez son más frecuentes sus visitas
y largas sus estancias.
Llegará un día en que se instale
para siempre y el tiempo te desahucie.
Te servirá de ayuda haber transitado
ese círculo de pensamientos ásperos:
ducharse antes de abrir la puerta,
ir hacia el cuarto final limpio de angustia.
Fuera de la casa habrá un jardín frondoso.
 
 
L’ORTO
 
 
Vivi solo in casa
Perché vai a nutrire l’esterno
E non porti nulla dentro il cerchio più intimo.
Fino all’oscurità finale non ti accompagna
Niente.
Perché mai dovrebbe?
È un corridoio lungo
Pieno di dormitori freddi senza finestre
Né riscaldamenti. In fondo,
proprio dopo il bagno, il salone
dove, sera dopo sera,
qualcuno silenzioso viene a passare il tempo.
Le sue visite sono sempre più frequenti
e ogni volta è più lungo il suo restare.
Verrà il giorno che rimarrà qui
Per sempre e sfratterà il tuo tempo.
Ma ti sarà servito d’essere restato
In questo cerchio di ruvidi pensieri:
farsi la doccia prima di aprir la porta,
andare verso l’ultima stanza pulito dell’angoscia.
Fuori casa ci sarà un giardino tutto verde.

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