DANIELA PERICONE – Alcuni testi da “L’inciampo” (L’arcolaio, 2015) e “Distratte le mani” (Coup d’idée, 2017)

***
 
Conoscevo le arti leggevo i segnali
sapevo sapevo di non dovermi fidare
una mano mordeva da sotto il tavolo
a mostrare la resa e carte d’avanzo
una casa deforme la quercia
senza più ossa e nodi su nodi
alle dita e quegli occhi allacciati
allo specchio infestati di sonno
in abito di gala la menzogna.
 
 
***
 
Che talento da perdigiorno
passare le ore a scolpire le nuvole
inseguirle di soppiatto come lucertole
e gettarsi a capofitto nei cumuli di meringa
giocare con tutti i venti a chi soffia più forte
farli inciampare rotolare l’uno sull’altro
smettendo all’improvviso per annunciare
l’ingresso trionfale della pioggia
il più bel temporale della storia
con lampi pirotecnici e saette filanti
poi lì grondante a girare all’impazzata
con l’acqua dentro gli occhi
che di laghi salati non sanno più che farsene
le mani in pasta a cuocere il pane al sole
e i piedi a spillo ben piantati sulla luna.
 
 
***
 
Mi chiami come se
t’avessi sottratto qualcosa
come se fosse toccato
a me trattenerti
mi guardi e non parli
dal tuo fondo di blu
come a spiegare che
è questo il colore del buio
un lampo d’algore l’inciampo
prima del nulla più oscuro
del pieno nel vuoto.
Il blu è solo
un bagliore del nero
l’ultimo aggancio
alla vita che già
adesso ti ha perso
più ignara e più stupida
senza un segno di te
senza te che la guardi
e la pensi e solo pensandola
diventa la vita che è
la non morte di me.
***
 
Ai fantasmi in assetto
di pace consegni
sguardi obliqui, tempie
immote ai venti
lasci che ognuno
avvolga la sua benda.
Non cedere a lusinghe
di paesaggi,
sciogliere nodi
è mestiere da penelopi
la tentazione è nelle forbici.
 
 
***
 
Quando preme alla nuca
quando un troppo d’amaro
assilla in regresso
non regge l’adesso né tardo
destino esubera l’ora.
Divisa da incuria
e inverso il respiro, figlia
tra i barbari agli anni informi
– distratte le mani
ma esatte a disperdere fuochi
e inculcare nerezze –
parola s’apre spezzata
e fierezza è uno stelo reciso.
Non salvo da colpa chi batte
in cori sciamani e pavido cuore
– spente radici d’ardenza, nel vuoto
un lamento di prefica.
 
 
***
 
Il buio
è tempio eremita ove riposare
a incerti segnali avverto gli umori
radure elusive. Le estranee cose
non mutano – colonne
che deludono i risvegli –, tra l’acque
un viavai di torpide epoche
e diserzioni. Scambiamo timidezze
con poesie – vedi le scritte meraviglie?
da un po’ non aspiro che mitezza.
Il tempo è stretto, dimentico
di libri e disamori, per tutto l’orizzonte
un rado volitare e tacito, basti
per essere, pensarsi.

 

Daniela Pericone è nata a Reggio Calabria. Ha pubblicato i libri di poesia Passo di giaguaro (Ed. Il Gabbiano, 2000), Aria di ventura (Book Editore, 2005), Il caso e la ragione (Book Editore, 2010), L’inciampo (L’arcolaio, 2015) e Distratte le mani (Coup d’idée, 2017), finalista al Premio Lorenzo Montano 2018. Cura, con enti e associazioni, incontri letterari e reading. È autrice e interprete di letture sceniche e recital. Sue poesie sono tradotte in diverse lingue. È presente con poesie, prose e interventi critici in vari volumi collettivi e riviste (tra cui «L’immaginazione», «Poesia», «Capoverso», «Agon», «Levania», «Leuké», «Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea»), siti e lit-blog. Si occupa di critica letteraria e collabora a riviste e siti letterari.

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