SILVIA BRE – Cinque poesie inedite (2020)

Oggi, diciannove marzo, cade il compleanno di Silvia Bre, poetessa e donna straordinaria. Ed è lei a fare al mio blog questo graditissimo regalo, in questo giorno così speciale: un estratto dal suo ultimissimo lavoro inedito, ancora in fieri. Grazie a Silvia per i suoi versi, sempre luminosi e alti, e grazie ai visitatori del blog per il passaggio.
 
 
Antonio Bux
 
 
cinque inediti di Silvia Bre
 
 
***
 
Anche ora s’incrina una fessura
tutto il cosmo che passa è
metallo fuso, un ritratto tanto uguale a qualcosa
che mi esalta, creare un gorgo e poi esserne inclusa.
Ma vale
questa pena di girare
l’ingombro di me stessa, il consumarsi
del sasso che si saluta a ogni urto dell’acqua
e da fermo congiura con la fine.
Così esclamava un’aquila là in alto
proclamava le montagne
urlava il cielo, tutto il corpo terreno che si alza.
 
 
***
 
Non so se affiora in questo suono ciò che sono –
il corpo vuole entrare nel paesaggio, l’occhio
trasuda desiderio – come è sola la vista.
Dal tempo dove muore tutto sale l’immagine
una misericordia. La colpa
è rimanere in me senza volere
appesa a una corda vocale a rapire un’orma
vederla passare nell’attimo, chiamarla
fare senza.
 
 
***
 
E a chi ti dice nomina il tuo centro
la sorda dominante che ti agita, tu che non basti
a incoronare lo zoppicante pentirsi delle sere
quando la compresenza silenziosa strazia
e non arrivi a tenere tra le braccia tanta cenere
scalza nell’oltre delle tombe, nelle facce deturpate dalla grandine,
dichiara il centro, accusano, quale fuoco avvolge una che piange,
entra nella tua specie come bestiame d’alberi
tra gli interstizi del come, il bosco della bocca
quando dormi, la tensione straniera che ti aggancia
nella dimostrazione, lo sconosciuto che ti conosce e ti dilapida,
dillo trionfando che non ci sei, non hai cuore,
è un’altra l’unità da pronunciare, analfabeta,
e non sai quale, non sai farlo.
 
 
***
 
Nell’isola che è di ombra e ti denuda, e bacia
le tue mani invase dal musico disegno della forma
e ti abita se avanzi tra le lame stupida
nella luce di marzo, lascia anche quello che non hai
sulla soglia etrusca, il feroce desiderio invoca,
tieniti pronta.
 
 
***
 
Questo diventi, mia acuta differenza
spartita dalle correnti d’aria, squilibrio
rincorsa, tuoni di nostalgia in un suono perso
che si fa dilaniare a ogni rimbombo.
Ma io resisto, ti sto murando col gesto del vento
ti tengo fermo via da me
ti impongo all’universo.
 
 
 
 


in copertina: The Pink Door, by Nicolas Martin.

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