JESÚS JIMÉNEZ DOMÍNGUEZ – 5 poesie (versioni italiane di Antonio Bux)

 
Hermanos, decidme, ¿es verdad que existe allí arriba
otra tierra menos espesa a la que llaman el cielo?
Cuentan que las raíces son más verdes y sabrosas ahí fuera,
que la brisa es un río extraño que las baña con dulzura.
Entonces, ¿es cierto que la manzana es un pensamiento
que tiene el árbol cuando el momento es la mañana?
Allá lejos, ¿están vivos los muertos como dicen?
¿Andan como nosotros? ¿Caminan tesoros junto a ellos?
Aquellos a los que llaman pájaros, o ángeles, o esperanzas,
¿son topos elegidos a los que se concedió la dicha de las alas?
Eso del destino, ¿es muy profundo o puede vadearse?
¿A qué os referís cuando habláis de la luz? ¿A un mineral?
Vosotros que volvisteis de aquella tierra prometida,
¿qué intentáis decirnos en medio de las oscuridad cuando aseguráis
que aquello mismo que nos ilumina también nos deja ciegos?
 
 
TERRA DI TOPI
 
Fratelli, ditemi, è vero che là fuori esiste
un’altra terra più sottile che alcuni chiamano cielo?
Dicono che lì le radici sono più verdi e saporite,
e che il vento è uno strano fiume che le bagna dolcemente.
Allora sarà vero che la mela è un pensiero
che ha l’albero quando l’attimo si fa mattino?
E di là lontano, sono vivi i morti, come ci dicono?
Vengono con noi? E con loro si portano dietro tesori?
Quelli che alcuni chiamano uccelli, o angeli, o speranze,
sono topi speciali ai quali è concessa la felicità delle ali?
Questa cosa del destino, è così profondo o ci si può arrivare?
Voialtri che siete tornati da quella terra promessa,
cos’è che ci dite nel bel mezzo dell’oscurità quando affermate
che tutto quello che ci illumina è anche ciò che ci acceca?
 
 
ADVERTENCIAS Y CONSEJOS DEL DOCTOR VAN HELSING
CONTRA LA ESPECIE DEPREDADORA DE LOS ESPEJOS
 
Nadie sabe quién fabrica estos vampiros en serie.
De día nos roban las miradas y los gestos.
De noche nos esconden el día y no piden rescate.
No pasa el tiempo por ellos: ellos son el Tiempo.
Cuando tus espejos tengan hambre dales de comer
cuanto te sobre: una arruga, una ojera, un cansancio.
Nunca quedarán saciados: vuélvelos contra la pared.
A veces, cuando nadie los ve, sufren pesadas digestiones
y entonces devuelven un bocado más de los que tragaron.
De nada sirve romper su azogue: se multiplicarán si los divides.
La única manera de matar un espejo es ponerlo frente a otro.
Nadie sabe por qué, pero ―al reconocerse― quedan ciegos.
 
 
CONSIGLIE E AVVERTENZE DEL DOTTOR VAN HELSING
CONTRO LA SPECIE PREDATRICE DI SPECCHI
 
Nessuno sa chi è che fabbrica questi vampiri in serie.
Di giorno ci rubano gli sguardi e i gesti.
Di notte ci nascondono il giorno e ci chiedono il riscatto.
Per loro il tempo non passa: sono loro il Tempo.
Quando i tuoi specchi avranno fame dai loro da mangiare
ciò che ti avanza: una ruga, un’occhiaia, una stanchezza.
Non ne saranno mai sazi: mettili con le spalle al muro.
A volte, quando nessuno li vede, hanno mal di stomaco
e rigettano un boccone di ciò che hanno trangugiato.
Non basta sciogliere il loro mercurio: se li dividi si moltiplicheranno.
L’unica maniera di uccidere gli specchi è di metterli di fronte.
Non si sa perché, però – riconoscendosi – diventano ciechi.
 
 
POLVO
 
No es cierto, como anuncian los agoreros,
que el mundo vaya a terminarse pronto y mal.
Al contrario: lleva todo el tiempo en obras.
A cada instante, en cualquier lugar, de incógnito,
algo está corrigiendo los planos originales:
la tormenta corrige la ruta del pájaro
como corrige agosto la acidez de las naranjas.
El agua corrige al fuego y el viento a la piedra.
Mira el tachón de la noche corrigiendo el día.
También tus manos corrigen mi cuerpo,
lo completan, lo perfeccionan, lo dejan alado.
¿Escuchas un rumor de andamios en cada raíz,
en la piel cuando se despierta, en la ola que llega?
Bajo el mar, allí donde el día se adentra
con su broca de luz demasiado gastada,
trabaja sin descanso la madreperla.
Observa cómo abraza el grano de arena
que desde hace semanas le turba el sueño,
cómo corrige y adoba contra su carne
esa mota de polvo que largamente la aqueja.
También yo, a este lado de la luz,
alérgico al polvo que levanta el ir y venir
de los días, soy el hijo de la madreperla.
Cuanto me ensucia transformo en brillo.
Levanto en el dolor mi mejor bisutería.
Esto no es una poética: es una defensa.
Si abrieras mi corazón en dos mitades
ahora, bajo este sol siempre en obras,
rodaría la más negra de las perlas.
 
 
POLVERE
 
Non è sicuro, come dicono gli indovini,
che il mondo finirà presto e male.
Al contrario: vive al lavoro da sempre.
Ogni secondo, in qualsiasi luogo, di nascosto,
qualche cosa aggiusta i primissimi piani:
la tormenta corregge la rotta dell’uccello
come corregge agosto l’acidità delle arance.
L’acqua ripara il fuoco e il vento la pietra.
Guarda la borchia della notte come tiene il giorno.
Così come le tue mani, modificano il mio corpo,
lo completano, lo perfezionano, lo rendono alato.
Lo senti il rumore dei ponteggi in ogni radice,
nella pelle quando si sveglia, nell’onda che ritorna?
Lì sotto il mare,dove il giorno se ne va
con la sua trivella di luce già guasta,
lavora senza sosta la madreperla.
Guarda come abbraccia quel granello di sabbia
che da settimane peggiora il sogno,
come perfeziona e adorna contro la sua carne
quel granello di polvere che da lontano disturba.
Io stesso, da questa parte della luce,
allergico alla polvere che muove il girare
dei giorni, della madreperla sono il filo.
Ciò che mi sporca lo muto in splendore.
Nel dolore mostro la mia migliore bigiotteria.
Questa non è una poetica: è difendere.
Se tu aprissi il mio cuore in due parti
ora, sotto questo sole che lavora sempre,
troveresti la più nera delle perle.
 
 
EL PUENTE EN LA NIEBLA
 
Me detengo
a mitad del recorrido
y escucho.
 
En un extremo
aquel que fui me grita:
¡Espérame!
 
En el otro,
el que seré me susurra:
Sígueme.
 
Y el puente, eterno,
no aguanta el peso de los tres.
 
 
IL PONTE NELLA NEBBIA
 
Resto fermo
a metà del cammino
e ascolto.
 
Da un estremo
chi sono stato mi dice:
aspettami!
 
Dall’altro,
chi sarò mi sussurra:
seguimi.
 
E il ponte, eterno,
non regge il peso dei tre.
 
 
EL MUNDO EN CUARENTENA
 
Tras muchos días de niebla
convaleciendo entre algodones,
las cosas del mundo se curaron
y volvieron a ser ellas mismas:
la rama ya no quiso ser el pájaro,
ni la piedra quiso ser el agua,
ni la realidad quiso ser el deseo.
 
Emergieron de la niebla más dulces,
más dóciles y más blandas.
Aquí están: igual que si alguien,
durante todo este tiempo,
hubiera hundido en la leche
los trozos duros del pan.
 
 
IL MONDO IN QUARANTENA
 
Dopo molti giorni di nebbia
convalescenti tra i cotoni,
le cose del mondo si sono curate,
sono tornate ad esser le stesse:
il ramo non ha voluto più fare l’uccello,
né la pietra diventare acqua,
né la realtà dirsi desiderio.
 
Sono emeserse dalla nebbia più dolci,
più docili e blande.
Stanno qui: uguali come se qualcuno
durante tutto questo tempo,
fosse stato a bagnare nel latte
tozzi di pane duro.
jesus
Jesús Jiménez Domínguez (Saragozza, 1970) ha pubblicato Diario de la anemia y Fermentaciones (Olifante, 2000), Fundido en negro (DVD Ediciones, 2007, premio Hermanos Argensola), Frecuencias (Visor, 2012, premio Ciudad de Burgos) e Contra las cosas redondas (La Bella Varsovia, 2016).
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