SONIA GENTILI – poesie tratte da “Viaggio mentre morivo” (Aragno, 2015)

viaggio-mentre-morivo
*
 
Soprattutto spegnere
 
Soprattutto spegnere ogni voce, annegarla
nel presente come in un catino
 
starsene al sole, nella tristezza muta che è dio
con il suo male, frugare i suoi disordini passati
e le sue abitudini di oggi, fu un drogato
ed oggi governa gli angeli, domani diremo
governò gli angeli ed è ormai un cristallo
di tristezza
 
 
*
 
Viaggio mentre morivo
 
Viaggio mentre morivo ed ero
assente o forse solo
sola: ferma davanti all’ultimo ancoraggio
del mondo come patria del
presente
 
viaggio dove il presente si consuma
nel nero ventre della luce, trasparente
come nel buio l’attesa della luna
 
verrà e non viene ed io
sono distante
il cielo dell’esistere costante mi guarda
e non conosce ciò che vede
 
sono uno scioglilingua nero e ho la verde
scorza del paradiso: sono terra. Il cielo
mi lascia ma
non mi abbandona
 
l’ho abbandonato io dietro le case
nere come i tentacoli del sonno
e viaggio dentro antiche primavere
nere dal ventre verde
dal frutto rotondo
 
solo la terra, la patria più antica
sa abbandonarmi ai vortici del mare
il mio respiro nel sonno è questo
andare
 
il cielo non mi abbandona ma
mi uccide
 
 
*
 
Serata in ghetto I (il Greco)
 
Il blu incastrato di lato nella notte
come un’ala o un’auto parcheggiata male
la bocca del divieto, tonda
e sbarrata, muta nel buio
come l’infrazione
 
un’auto blu sotto la lettera di dio sul sonno
del carabiniere, un’auto nera
maritata al muro: sotto
c’è l’argine e poi il fiume
 
hai benedetto schiuma
sul fiume tossico
e furioso, basso nella sua corsa
come un topo, tu, luna del ghetto, e il disco
gemello del semaforo che è rotto, e il ponte
che per metà è in rovina
 
tu splendi fino ai morti e sai cosa si lascia
vivendo: perciò ha un breve sorriso
il tuo silenzio. Sai che la luce brilla
come il buio: perciò gli scemi la cercano
nel buio
 
il Greco, il sopravvissuto, il mentitore
nel lungo viaggio dalla guerra
a dove, a quale tempo imboscato
nella sera, a quale presente
o cronaca
o finzione
a quale topo annegato in questo fiume
 
 
*
 
Serata in ghetto II (sogni di cani)
 
Sotto cieli turbati dal vento
come acque, i tavoli specchiano lune
e archi in rovina, il bianco scabro
della colonna mozza e il fianco
egizio del cameriere muto davanti all’estasi
dei cani che dormendo
offrono le costole
alla luna
 
tutta la remota guerra
dei cieli è nelle zampe dei cani che corrono
in sogno: il ringhio di esseri nemici, la lotta nell’erba
veloce e madida del giorno e poi il nero
del troppo sole o la stanchezza, la morte o il sonno su cui
sorge la luna, la colonna, il sacerdote muto che ha nome
cameriere
 
 
 
*
 
Khartago (profezia formula frammento)
 
ma tu sei malinconica,
regina
 
Cartagine regale tra le nubi, Cartagine
superba è grande gloria
ma tu sei malinconica,
regina
il tuo essere superba di morte e di vittoria è triste
gloria
 
Cartagine eretta sugli scudi, ed il tuo sguardo
è il piombo e l’argento degli scudi
 
le armi del re morto alle tue labbra, e le tue labbra
sono nubi. Di queste hanno il destino: recedere
nei venti
 
Cartagine, il tuo regno da distruggere, accoglierà
un re naufrago, coi suoi; amare, per un naufrago, è
distruggere
 
 
*
 
Un Amleto
 
Farsi dall’estate, sottostare
alla bellezza, alla pigra
indifferenza con cui crollano
palazzi di petali rossi. Il vortice
carnale dei fiori
ti ricatta, ma tu, re
di Danimarca, tu regni
sul tuo teschio
…..
il re porta nel petto il sole
……
così dentro la tua caverna brilla il sole: l’hai preso
per farlo piangere con te, per questo hai strappato
anche le stelle e oggi per fare luce anch’io
devo cacciarmi nel tuo teschio. Mi hai visto ed hai afferrato
le falesie, perché nel chiuso del tuo petto brilli la rupe sospesa
al sole, il bianco della roccia, lo strapiombo
 
 
 
___
 
 
 
Sonia Gentili insegna Letteratura Italiana (Sapienza università di Roma) e collabora col quotidiano “Il Manifesto”. Saggista, traduttrice, vincitrice del premio per la letteratura “A. S. Novaro” (Accademia dei Lincei, 2009), ha pubblicato le raccolte poetiche “L’impero e la Gorgone” (2007) e “Parva naturalia” (2012, finalista premio Brancati). Con “Viaggio mentre morivo” (Aragno, 2015) ha vinto, nel 2016, il premio Viareggio.
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