VALERIO MAGRELLI – POESIE SCELTE –

 

 

 

 

5 poesie da “Ora serrata retinae”

 

 

*

 

Molto sottrae il sonno alla vita.

L’opera sospinta al margine del giorno

scivola lenta nel silenzio.

La mente sottratta a se stessa

si ricopre di palpebre.

E il sonno si allarga nel sonno

come un secondo corpo intollerabile.

 

 

*

 

Preferisco venire dal silenzio

per parlare. Preparare la parola

con cura, perché arrivi alla sua sponda

scivolando sommessa come una barca,

mentre la scia del pensiero

ne disegna la curva.

La scrittura è una morte serena:

il mondo diventato luminoso si allarga

e brucia per sempre un suo angolo.

 

 

*

 

Il cervello è il cuore delle immagini,

il suo orizzonte la curva

rigida dell’occipite.

E tutto ciò che vive

è nello spirito. Nel suo cerchio

silenzioso stanno il cielo,

gli uomini e se stesso.

 

 

*

 

Spesso c’è bonaccia sulla pagina.

Inutile girarla per cercare

l’angolo del vento.

Si sta fermi,

il pensiero oscilla,

si riparano le cose

che la navigazione ha guastato.

 

 

*

 

L’arrivo del sonno,

muto e alto

quando il nuvolato si allarga

e la sua luce diventa profonda.

Questo letto è una tavola astronomica

su cui il corpo disegna

l’occidua costellazione del riposo.

 

 

5 poesie da “Nature e venature”

 

 

*

 

Sembra quasi che tutta la nature

voglia dare le spalle alla luce

-si volge le oppone il suo corpo-

nell’abbraccio protegge il pallore.

Gli oggetti nascondono il volto

coltivano curvi ciascuno la sua ombra

come se l’ombra fosse il loro nome.

 

 

*

 

Poi tutto questo cessa,

termina la corrente ascensionale.

Lascio la verticale del mercurio

la sua strada ferrata, le catene

montuose,

lascio il metallo, lascio le miniere

e il braciere sepolto,

il giacimento

notturno, la matrice del calore.

Lascio, lasciato, lasciami.

 

 

*

 

Osservo il panorama della fronte

nella sua piena nudità,

nel numero, lo stesso, che produce

la crescita dei rami,

la facciata leggera di una chiesa,

le spire della chiocciola,

le foglie.

 

 

*

 

A mattino inoltrato,

nel pieno procedere del giorno

ancora qualcuno si attarda nel letto,

segnato dall’ipnosi,

intento al restauro del sonno.

Come se si potesse riparare

la notte,

il vaso infranto,

la lesione del cielo

 

 

*

 

Io cammino fumando

e dopo ogni boccata

attraverso il mio fumo

e sto dove non stavo

dove prima soffiavo

 

 

5 poesie da “Esercizi di tiptologia”

 

 

*

 

Presenza e assenza.

Mutazione geologica.

Io che cedo sotto il suo peso.

Subsidenza,

e il mio lento sprofondare.

Ma in verità non cedo

sotto un peso, poiché gli sono sopra,

scendo, sto sopra e scendo, Toboga,

e il suo peso è un tirare

dal basso, un prendere forma attirandomi

giù, sabbia da sabbia,

perch’io riappaia capovolto come

filiale di me stesso

al capo opposto

di questa clessidra genetica.

 

 

*

 

Le bende, barbe delle piante, tenere

fluttuano giù nel basso

congiungendosi al morbido,

al cieco, all’intatto del fondale,

congiungendosi a me.

Giunche che sono terra, zattere,

lingue tremule al battere dei flutti.

La mia fondazione fu rituale

e insensata, e sorsi sul franare

e nacqui dal mancare

palafitta del nulla

palo nel nulla fitto.

 

 

*

 

Ognuno a turno porta il genetliaco,

il giorno dove muore

la propria età. Gennaio,

il mio, la porta

delle stagioni, quando

porto la salma al valico,

alla cruna dell’anno,

cappio e strettoia, angina

che mi allontana il sangue

lasciandomi ghiacciata

a tutela del  gelo.

 

 

*

 

Il bagno che allenta, che disfa,

scioglie,

ma perché sciogliersi

se io sono il nodo,

l’intreccio,

se io, nodo, sono

il fiocchetto

delle paure?

 

 

*

 

L’imballatore chino

che mi svuota la stanza

fa il mio stesso lavoro.

Anch’io faccio cambiare casa

alle parole, alle parole

che non sono mie,

e metto mano a ciò

che non conosco senza capire

cosa sto spostando.

Sto spostando me stesso

traducendo il passato in un presente

che viaggia sigillato

racchiuso dentro pagine

o dentro casse con la scritta

“Fragile” di cui ignoro l’interno.

È questo il futuro, la spola, il traslato,

il tempo manovale e citeriore,

trasferimento e tropo,

la ditta di trasloco.

 

 

5 poesie da “Disturbi del sistema binario”

 

 

*

 

Domenica mattina

mi risveglia la voce

di mia figlia che gridando

dalla cucina chiede

a suo fratello

se davvero la Bomba,

quando scoppia,

lascia l’ombra

dell’uomo sopra il muro.

(Non di “un uomo”:

“dell’uomo”, dice). Lui

annuisce,

io mi giro dentro al letto.

 

 

*

 

Legalità è legittima se lega il forte,

se tutela il debole.

È il nodo che scioglie l’umano

legandone i legami.

Non c’è legalità fuori da quel legame

dove si stringe per meglio liberare.

 

 

*

 

Guarda questa bambina

che sta imparando a leggere:

tende le labbra, si concentra,

tira su una parola dopo l’altra,

pesca, e la voce fa da canna,

fila, si flette, strappa

guizzanti queste lettere

ora alte nell’aria

luccicanti

al sole della pronuncia.

 

 

*

 

È inutile cercare di svuotare

i palazzi imbottiti d’amianto:

meglio buttarli giù, rifarli da capo.

Come vuoi che mi spurghi dall’ira,

questa lana di vetro, pulviscolo

di materiale altamente tossico,

questo franare di pagliuzze

che mi compone, che io sono,

impagliata creatura,

pelle cucita su una massa letale,

involucro appena, pellicola

su una sostanza infetta.

 

 

*

 

Creature biforcate e logo-immuni

mi sorsero davanti,

invulnerabili alla verità.

Ero entrato nell’era dell’anatra-lepre,

in una età del ferro, del silenzio.

 

 

 

 

Poesie di Valerio Magrelli

tratte da “Poesie (1980-1992) e altre poesie”

e “Disturbi del sistema binario” (Giulio Einaudi Editore)

 

 

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