I ROSPI DI PANERO – O L’ATTESA COME VUOTO (cura e traduzioni di Antonio Bux)

paneros
I ROSPI DI PANERO – O L’ATTESA COME VUOTO
 
Nella parabola poetica di Leopoldo María Panero (Madrid, 1948 – Las Palmas de Gran Canaria, 2014), gli animali hanno da sempre rappresentato non soltanto una essenziale manovra metaforica, e dunque estetica, ma soprattutto una chiave simbolica, una specie di oscura iniziazione. Credo che probabilmente Panero provasse ad invocare,e dunque a premonire, una sorta di sperata reincarnazione. E se il cervo, inteso come incarnazione del male, il male rigenerante, è stato una di queste chiavi importanti in molti momenti della poesia paneriana, il rospo è altra figura che torna prepotente in parecchi dei suoi componimenti. Per il blog ho pensato di tradurre e proporre alcuni di questi versi, scritti qui in sequenza, e quasi sempre in quartine, specifici di una serie di poesie composte dall’autore nel 1986. Il rospo, probabilmente rappresenta una sorta di saggezza oscura per Panero, una evocazione meditativa – il rospo che lento muore alla luce del sole, e vive lentamente la sua fine – e chissà il simbolo di quella “sabiduria” che è l’attesa, tra le altre cose, anche e proprio della morte. Poichè si è saggi solo al morire, e questa attesa, che è la vita stessa, questo vivere, come un rospo alla sua ignara fonte, è la testimonianza di un assedio. Dunque il rospo, assediato dalla vita, risponde con la saggezza dell’assenza, contestando la vita stessa attendendo alla sua foce, chissà il fiume, chissà l’insetto, chissà il sole, o forse solo l’uomo. Perciò il rospo come custode dell’invisibile, il rospo come attesa, ossia come vuoto contro l’uomo.
 
Antonio Bux
 
I
 
Non contorni in un piano, i rospi
senza oggetto esistono.
Il sole caldo del mattino li avvolge,
il vento li accarezza dolcemente.
Come la vita di un albero
o del vento
così è la vita senza oggetto
del rospo.
 
II
 
Non cercare occhi al rospo
che non ha.
Non cercargli orecchie
che non ha.
A cosa serve la bocca
lui non sa.
 
III
 
Un rospo è un cerchio, un sole che è dentro.
Cammina come i buoi – lento come il tempo.
Non vi è cielo che non si volti
di spalle quando il rospo alza
il suo sguardo verso l’alto.
 
IV
 
Vengono i rospi del Nord
in cerca dei rospi del Sud.
Incontrano lo stesso volto
e la stessa bava azzurra.
 
V
 
Non parlano del rospo gli uomini
che vivono in città.
Si rifugiano nelle loro case
quando li sentono passare.
 
VI
 
Come un geranio che s’imputridisce
i rospi così vivono.
Ascoltano passare le mosche
le spaventano quando possono.
Come con i corvi la notte
gli è sempre loro favorevole.
 
VII
 
Hanno paura dei bambini
e degli uccelli, i rospi.
Un colore può ucciderli
loro così abituati al nero.
 
VIII
 
Sorge in cielo l’aurora,
il sole si nasconde dietro i monti.
Uguale è il passo del rospo
tra i boschi.
 
IX
 
I rospi e le bisce
sollevano la pietra ed escono
quando il giorno si oscura
e piove fuoco dal cielo.
 
X
 
Sono fratelli degli avvoltoi
e somigliano ai corvi,
parlano con le serpi
e ammutoliscono dinanzi a un merlo.
 
XI
 
Non credono nel futuro
i rospi come gli uccelli.
Camminano sulle tombe
lasciando lì la loro bava.
 
XII
 
Nei giorni di luna piena
il rospo si nasconde nei boschi.
All’alba, l’aurora
li insegue sui monti.
 
XIII
 
Il ciclamino invade il campo
mentre il rospo striscia
come una spina nel fianco.
 
XIV
 
Non hanno nome i rospi
quando muoiono sul monte.
 
——————————————————-
 
I
 
No insertos en un plan, los sapos
existen sin objeto.
Cálido sol de la mañana los envuelve,
suavemente los acaricia el viento.
Como la vida de un árbol
o del viento
así es la vida del sapo
sin objeto.
 
II
No busques ojos al sapo
que no tiene.
No le busques las orejas
que no tiene.
De qué sirve la boca
no lo entiende.
 
III
Un sapo es un círculo, un sol hacia adentro.
Como los bueyes camina – lento como el tiempo.
No hay cielo que no se vuelva
de espaldas cuando levanta
hacia arriba su mirada.
 
IV
Vienen los sapos del Norte
a buscar a los del Sur.
Encuentran un mismo rostro
y la misma baba azul.
 
V
No hablan del sapo los hombres
que viven en la ciudad.
Se refugian en sus casas
cuando le oyen pasar.
 
VI
Como un geranio se pudre
los sapos viven su vida.
Escuchan pasar las moscas
les espantan cuando pueden.
Como a los cuervos la noche
les es siempre favorable.
 
VII
Tienen miedo de los niños
y de las aves, los sapos.
Uno color puede matarlos
acostumbrados al negro.
 
VIII
Surge en el cielo la aurora,
se esconde el sol tras los montes.
Igual el paso del sapo
por los bosques.
 
IX
Los sapos y las culebras
levantan la piedra y salen
cuando el día oscurece
y llueve fuego del cielo.
 
x
Son hermanos de los buitres
se parecen a los cuervos,
con las serpientes se hablan
y enmudecen ante un mirlo.
 
XI
No tienen fe en el futuro
los sapos como las aves.
Caminan sobre las tumbas
dejando en ellas su baba.
 
XII
Los días de la luna llena
se esconde el sapo en los bosques.
Cuando amanece, la aurora
lo persigue por los montes.
 
XIII
Invade el jazmín los campos
mientras el sapo se arrastra
con una espina en el flanco.
 
XIV
No tienen los sapos nombre
cuando mueren en el monte.
 
da “Ùltimos poemas” (1986)
meditating-frogImmagine: Meditating Frog, di Sengai Gibon
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One thought on “I ROSPI DI PANERO – O L’ATTESA COME VUOTO (cura e traduzioni di Antonio Bux)

  1. P.S. c’è un refuso, che forse nel copia e incollare non mi ha poi cambiato, nella poesia numero VI. La chiusa giusta in traduzione è “La notte come con i corvi /è sempre a loro favorevole”. Scusate il disguido e scusatemi se lo scrivo tra i commenti e non lo cambio direttamente, dato che ho problemi quando voglio modificare un post, mi sconquassa tutto l’impaginato e dovrei poi rifare il tutto… Ancora molte scuse!

    Grazie, Bux

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