Federico Federici – L’opera racchiusa – Ed. Lampi di stampa

 

 

[ da l’anima tema ]

si cala in silenzio, luce da cielo – sta scritto
e ci si posa per assomigliare l’uno all’altro
al termine di tutto in niente – si è scoperto

e sono più che i tentativi queste offerte
alle madonne cave e di sangue
sangue rifinire l’anima di dentro a fuori
perché di foglia e ramo e di non altro è la ragione

da terra a cielo la perfezione è nell’attesa

nella luce appena ferma il tuo volto
forse per ammonimento mi cancella
il nome sulle labbra, forse qui d’un tratto
muto sempre rinascente è di traverso
il lume dentro il vetro in una casa vuota
visto alla finestra acceso come un segno

qualcuno, che prima è venuto, è andato via lasciando
presto il suo sigillo d’acqua al centro della stanza

l’angelo ammirato attentamente nel dipinto ha
labbra chiuse, sciamano in un coro poche voci
care, i gridi si confondono, le rondini

lascia che a dire siano le cose
gli abitatori del mondo addossati alla cruna
dell’ago, le lingue impresse a memoria

l’elencazione dei nomi dei morti toglie il respiro

tempo è di dare le mani nell’andirivieni dei vivi
fermare gli occhi, lo sguardo a chi trema

[ da radici scoperte ]

dai miei passi torni a quelli
di chi si allontana in sogno
e sfuggono all’udito, copri
la distanza intera della strada

l’opera del mondo non ha fine
mai, tenuta insieme qui coi nomi,
le radici, i passi da un esilio
a muri e case, ricalcificata
sulle mani tutta la stanchezza

un’attesa grigia abita la nebbia
porta ai fianchi l’erba sulla casa
che ci aspetta, ma non è ritorno
questo di noi due nel luogo
dove stare nel momento atteso
della vita, a coltivare le radici
dei capelli, i palmi che raccolgono
le ciglia ai fiori aperti, sibilanti all’aria

solo in due a dividerci le ossa, i rami

qui tra i morti, i vivi, tremano le cose
per riflessi d’acqua fanno cerchi e buchi
entrando sul fondale scuro, toccano nei punti
inaccessibili anche il mondo, i nodi e i nervi
più si disfa il loro dato certo: tra due battiti
di ciglia si completa dalla nascita una morte
sola

[ da come s’inoltra ]

portarti è giglio tra minute spoglie,
chiara alle mani, scelta come l’acqua;
la falce assetata sulle radici dell’erba,
tra i rovi le rondini riempiono la casa

non ha più storia l’estate, entra nel vivo
dei giorni da un’altra stagione; la camera,
piccola, nuda, affonda nel sonno; muove
unite le tende alla finestra dopo il saluto
la mano ferma, dirama illuminata intorno

tu non sei nata a questa terra, vieni
al tempo che vi approda senza pena
di stare a vivere, a morire, quasi in noi
avesse tregua l’opera del mondo, la fortuna

il mese è luglio: sparso come sai sono le rondini
a folate e scrosci, un andare quasi via dal mondo
giù per vicoli introversi a frotte, muti, i capi chini

crespe foglie, gonfie, gusci, i nidi tolti ai rami
scendono dagli acquitrini in rivoli e voragini,
fan le cose cumuli sui margini del vuoto, vuote
si ribattono negli occhi, si defilano agli sguardi

a te io confido l’ansia, l’ardua luce colma tra le ciglia
prima di trovarti; tenue tintinnio di chiavi in tasca
dà il segnale entrando, tu che aspetti di toccarmi

voce, voce ha in questa casa attentamente l’alfabeto
fermo tra le dita, le vocali concave alla gola e sonanti;
nella stessa luce il volto avvampa, taglia corto i fili bassi,
la memoria buia, su qualcosa soffia dentro che si porta

L’opera racchiusa, di Federico Federici
Collana Festival a cura di Valentino Ronchi
Lampi di stampa, 2009, ISBN 9788848807999
Vincitrice al Premio Lorenzo Montano 2009 nella sezione “Opera edita”.
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