GIORGIO CESARANO – Tre poesie

Epitaffio
 
Gli altri che t’amano e io
– “è finita, finita, finita” –
gli altri che t’amano e tu e io
giustamente per sempre feroci,
 
noi che ci perdiamo sempre
apparendoci in lunghi corridoi,
noi siamo – tu bene della terra
inguaribile e noi di tanto niente
 
gli eroi vivi, le anime del niente–
siamo noi, gli altri che t’amano e io
– così finita finita finita –
 
i morti della vita, e tu la tersa
faccia che ci trattiene veri di dolore,
della sorte, della vita che è persa,
 
ultimo crampo di inguaribile amore.
 
 
 
***
 
Con la testa sul mio cuscino
dormivi nei tuoi capelli
sanguiformi nell’alba
 
– ora ti guardo mentre perdi luce
piangendo nei tuoi capelli all’addio,
sul campo è l’ora dei pipistrelli –
 
debole come ora e tradito
da tanta mia spesa dolcezza
non sapevo vedere di te
che il nero, la cupa forma che mi assorbe
 
Con la testa sul mio cuscino
e questo che reggo sul mio gomito, mio
corpo, dai segni ancora di palestra e degli
strapiombi d’asfissia
 
a soffi il mare
vive per un momento in una
tenda spettrale
 
aveva i tuoi occhi
la ragazza che in questo stesso hotel
d’ironico nome Victoria
 
quand’ebbero gli anni principio d’amore
venne diritta, vita.
 
Gli occhi che ora si sognano, tuoi, chiusi
di me che discendendo li raggiungo.
 
Solo allungassi la mano
verso il soccorso della voce della
chiara serena Nina tutta certa.
 
Ma questo che reggo sul gomito, mio
corpo discende nel tuo sonno.
 
 
***
 
Fermo qui vicinissimo
amandoti con molto mio,
mentre tuo, tutto il tuo
– ferma qui vicinissima –
diminuire, rimpicciolirti,
con strazio non so (piccolo?)
mi sgorga per te via.
 
 


 
Giorgio Cesarano (Milano, 8 aprile 1928 – Milano, 9 maggio 1975) è stato un poeta, scrittore e traduttore italiano. Nato da una famiglia del Sud d’origini aristocratiche, inizialmente aderì al fascismo e si arruolò a 15 anni nella Xª Flottiglia MAS: durante questa esperienza rischiò la fucilazione da parte dei partigiani. Terminata la Seconda guerra mondiale mutò orientamento politico, iscrivendosi al Partito Comunista Italiano: iniziò a collaborare con varie testate giornalistiche, tra cui l’Unità. Dal Partito fu poi allontanato nel 1946; lavorò a Bergamo come antiquario, proseguendo a collaborare con alcune riviste: nel 1959 uscì la sua prima opera, una raccolta intitolata L’erba bianca. Frequentò i circoli culturali della Lombardia conoscendo, tra gli altri, Franco Fortini, Giovanni Raboni, Luciano Bianciardi e Giovanni Giudici. Lavorò poi come traduttore dal francese e autore di sceneggiati per la RAI, trasferendosi da Milano a Pieve di Compito (LU), dove ospitò in tumultuosa amicizia Guy Debord e Jacques Camatte, elaborando insieme a Gianni Collu le prime teorie critiche sulla biopolitica; nel 1975, tornato nel capoluogo lombardo, si uccise sparandosi un colpo al cuore.
 
 
OPERE
 
Poesia
 
L’erba bianca, Milano, Schwarz, 1959
La pura verità, Milano, Mondadori, 1963
La tartaruga di Jastov, Milano, Mondadori, 1966
Romanzi naturali, Milano, Guanda, 1980
 
Saggi
 
I giorni del dissenso, Milano, Mondadori, 1968
Apocalisse e rivoluzione, Bari, Dedalo, 1973 (con Gianni Collu)
Manuale di sopravvivenza, Bari, Dedalo, 1974
Cronaca di un ballo mascherato, Milano, Varani, 1983 (con Coppo e Fallisi)
Critica dell’utopia capitale, Milano, Colibrì, 1993
 
Traduzioni
 
Walter Langer, Psicanalisi di Hitler, Milano, Garzanti, 1975
Jean-Jacques Rousseau, Le confessioni, Milano, Garzanti, 1976

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