CARLA SARACINO – Sette poesie

Da I milioni di luoghi, Lietocolle 2007
 
 
Il neon dei vagoni e la notte diaccia sul vetro
anche se luci fuori ancora raggiano… –
 
Lo strano moto moro del motore
l’inconsistenza della potenza
quando è l’ultima la volta che siedi
a stimare fuori le temperature
le inabilità delle coincidenze…
 
Ripensi a quello che ne è venuto fuori,
a quanti sarebbero i passi, i metri, le oscillazioni;
 
il passaggio delle vite che non vivemmo,
i milioni di luoghi, i ghiaccioli dell’ora pomeridiana…
Ma inavvertitamente nelle camere d’aria
improvviso come un insoluto sollevamento
 
il clima porta un’idea, la soluzione
l’erba alta e un’impressione poco chiara
di massima ambizione.
 
Come sono le cose, come fanno a scomparire?
 
 
***
 
Se, quando pioveva forte,
i tuoni restavano aperti nel cielo,
erano lì fra la casa e l’umano
l’essenziale e il mistero del colpo improvviso.
Allora tacevano le parole, negli occhi l’indugio a ritrarsi,
nelle stanze che odoravano di farina appena colata,
le coperte insufflate di acqua sporca.
Era lì che passava con me come ora
ed io ancora bambina con l’introversa imminenza
di chi nessuno attende…
 
Per la vita sottile
separata nel modo di pronunciarsi
sia ferma e quieta la mia esclusione.
Le cose somiglieranno sempre,
il gesto della casa pure ritornerà nell’ombra.
 
 
 
Da Il chiarore, Lietocolle 2013
 
 
Ti porto in dono i paesi.
La loro eleganza posticcia e di magazzino.
L’acqua piovana che un giorno volle provarsi
a cadere nel volo aperto
 
di un foglio privato.
 
 
***
 
Cercare il cuore del secolo nelle case
abbandonate del materano, un pomeriggio,
mentre l’erba stipa sotto terra l’annuncio
del tempo che non vedrai.
Essere nella fiamma del camino di un albergo
senza bellezza
e fumare il gelo sulle labbra alla fastidiosa cerimonia
della cena.
Essere in tanti dentro se stessi, una volta sola negli altri.
 
 
***
 
C’è qualcosa di penoso nel cuore
da parte a parte –
se grida nella mattina
o punge come il sonoro
di un partito preso
o una vocazione.
 
 
***
 
Dicono della visione: unica, sostanziale.
Indicano un paese per cominciare.
Io mi adatto, prendo tempo, vaneggio, forse.
Oppure chiedo fiducia: ma giunge la distrazione
corrompo i luoghi, non esisto.
Sono nella perfetta forma di uno qualunque
dei miei doni.
 
 
***
 
Non parlare, vita d’una volta.
Ogni scrittura sul foglio
della fatica di ricordare
è dilapidazione, preparazione
alla morte.
Sii dentro, sta’ reclusa.
 


 
Carla Saracino è di Maruggio. In poesia ha pubblicato I milioni di luoghi (Lietocolle 2007), Il chiarore (Lietocolle 2013), Qualcosa di inabitato (Edb 2013) insieme a Stelvio Di Spigno. Ha scritto anche per bambini, 14 fiabe ai 4 venti (Lupo 2009), Gli orologi del paese di Zaulù (Lupo 2012), Fiabe lombarde (Pane e Sale, 2018). È curatrice della rivista digitale di arte e letteratura Monolith http://www.monolithvolume.com

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