RAFFAELA FAZIO – Un estratto da “A grandezza naturale” (Arcipelago Itaca, 2020)

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Raffaela Fazio ha dato recentemente alle stampe questa raccolta che si intitola “A grandezza naturale” (Arcipelago Itaca, 2020) , dove riunisce il meglio della sua poesia scritta nel periodo antecedente il 2015, ma rimpastata e riscritta nel periodo intercorso tra il 2008 e il 2018. Un sunto, dunque, decennale, come si trattasse di un distacco tra una generazione all’altra di sé, ma anche una riunione, un raccoglimento. E così pare anche la poesia della Fazio, sempre molto raccolta in sé, secca e senza fronzoli, quasi lavorasse, la poetessa, per sottrazione. Più che il detto è dunque il soffiato a malapena, ciò che si nota di questa poesia, tra l’altro il più delle volte basata sul gesto e sul pensiero della vista stessa. Un cogitare però per immagini, perciò una poesia che unisce la carne alla mente. E da queste diapositive minime viene fuori proprio quella “grandezza naturale” che dà il titolo all’intera raccolta. E il monito pare evidente: che la stagione più matura d ognuno insegni a vedersi per quel poco che si è.

 

 

Antonio Bux

 

***

 

A ogni oracolo un baro.

A ogni rupe il suo ossario

di indovini incoscienti.

Non ci è dato sapere

quale è il tempo, né il modo.

Ma il dolore ha il suo guado.

Scenda il fuoco su Giano

e su Adamo il torpore.

 

 

***

 

Ma il corpo?

Nullatenente, è sempre fuori posto.

Non ha coerenza né confini o validi argomenti.

E ciò che sa lo tace, perché non ha mai prove.

Neanche se scorge un’ombra

seducente e lieve

infilarsi dalla postierla

cercare l’anima

fingersi fuoco per averla.

 

Postulato

 

 

Nel tempo, dici, non c’è usura.

Dici che il tempo neppure esiste.

Ma di una cosa sono sicura:

noi siamo vivi, fatti di tempo

e il tempo è fatto a nostra misura.

 

***

 

 

Dopo tanto andare ti accorgi

che non serve partire.

Che sottovoce

il senso delle cose è ancora là

dove accosti l’orecchio

e l’ombra riposa

nell’ombra più grande.

 

Controluce

 

 

La vita appare

a grandezza naturale

se emerge il Fuoriposto e si fa ingombro

come macchia scura contro il sole:

risuscita i contorni

nascosti fino allora

nella dismisura della luce

(cresce la forza

grazie all’espansione

di ciò che all’improvviso la confina)

e nel momento in cui

fa quasi male

ci libera la vista sul reale.

 

***

 

 

Ogni storia ha un tesoro

sotterrato nel giardino

come un corpicino di usignolo.

A quel canto interrotto

la notte presta ascolto

anche se la terra

è un negarsi di memoria

e di sostrato.

 

Non c’è amore

– mi si dice –

che è sprecato.

 

***

 

 

(per Juliette, 2008)

 

 

Che strana forza il sonno

che ti rapisce al mondo.

Che strana forza il pianto

che ti rapisce al sonno.

Che strana forza la forza

che mi concedi

quando né al mondo né al sonno

cedi

ma sul mio petto.

D’un tratto mi riconosci

e di me ti avvolgi.

Mentre ti cullo cresci

oltre i recinti e le siepi bugiarde.

In spazi di istinti

dove non ho ricordi.

 

***

 

 

Vertigine, tranello

della mente:

ho creduto che il tuo occhio

potesse contenermi interamente.

Ma niente è mai possesso

comprensione, piuttosto

la caduta

di un angelo ribelle

che muove la pupilla.

E entrambi ci denuda.

L’intuito è questo schianto,

no,

è il vuoto che precede.

 

***

 

 

Nel sottoscala

il bambino stringe gli occhi

e finge che sia notte

anticipando

la notte grande e vera.

 

Anch’io faccio le prove.

Punto il fuoco della pelle

un laccio di parole

soffio sulla brace

da questo sottocielo.

Mi preparo come posso:

che la luce

di colpo tutta intera

non mi respinga

e neppure mi trapassi.

 

***

 

 

Mi è nato un figlio

e una cosa tutta nuova

che si chiama (come altre) amore

per mancanza di parole.

Così forse

avverrà in noi

una stessa mutazione

quando chiameranno

(a corto di pensieri)

la nostra vita

morte.

 


 

Raffaela Fazio, nata ad Arezzo nel 1971, risiede a Roma dove lavora come traduttrice. Ha trascorso dieci anni in vari paesi europei, laureandosi in lingue e politiche europee all’Università di Grenoble, e specializzandosi presso la Scuola di Interpreti e Traduttori di Ginevra. Rientrata in Italia, ha conseguito un diploma in scienze religiose e un master in beni culturali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Nel campo dell’iconografia, ha pubblicato: Face of Faith. A Short Guide to Early Christian Images (2011). È autrice di vari libri di poesia. Tra gli ultimi: L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni 2015) con prefazione di Paolo Ruffilli; Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press 2017) con postfazione di Francesco Dalessandro; L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice 2018); Midbar (Raffaelli Editore 2019) con prefazione di Massimo Morasso; Tropaion (puntoacapo Editrice 2020) con prefazione di Gianfranco Lauretano e postfazione di Sonia Caporossi. Si è inoltre occupata della traduzione di Rainer Maria Rilke, le cui poesie d’amore sono state raccolte in Silenzio e Tempesta (Marco Saya Edizioni 2019).

 

 


 

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