ANTONIO BUX – La luce della realtà (in “Naturario”, Di Felice Edizioni, 2016)

LA LUCE DELLA REALTÀ (da “Ciclo della Terra”, in “Naturario”, Di Felice Edizioni, 2016; finalista Premio Viareggio 2017). 
 
 
1.
 
Vorrei dormire di te per altri cento anni
e poi svegliarmi come in te soltanto
quando guardi e apri il mondo
senza apparire ed è così vero
ciò che si sveglia in ritardo
e tu ami ed io non esisto, sono la tua
immagine di sonno, che non sveglia
ed è amore
 
 
2.
 
Come dal mio sangue arriva un cuore
irripetibile; e batte, ed è sincero
o liberazione dell’acerbo, ed è ancora
 
verità di sondare, ed è dolore il suo
sognare la frontiera eterna. Così ogni
notte, vissuto il simbolo, ecco di cuore,
 
ecco muore il solo ostacolo, ecco è rossa
magia nel ritmo, il tamburo della strega
di paglia, con i ganci tesi a un cuore finto.
 
Ma come da un sangue alieno arriva il cuore
per la bestia; come da una pretesa della carne
ritorna ed è visione, la lotta, è sempre calma.
 
E più di una lanterna muore, se è reale il soffio
della guerra; più di una caverna, il pensiero
che non ospita fa ombra, e la strega sopita.
 
Allora dormiamo dentro il sangue, più dentro
l’altra vita; come la luce di ogni cuore interna
alla luce della sfida. Moriremo cuore in spalla
 
 
3.
 
La tua bellezza è del mondo che lasci
perché il mondo è solitudine
e la solitudine ti fa bella, come di un mondo
eterno lasciato. E io ti amo
quando sei sola, come di un’eternità
terrena gigante. E io amo la tua
sola identità, e la scala costante,
la tua la amo, perché mi precipita a notte
con l’amore in terra. E amo da solo
la solitudine del tuo amore, io ti amo di te e soltanto
da solo ti sono dentro.
 
E sono cieco della tua forma. E sono cielo
da te sbranato. Così ti vedo
amata al gelo, così ti sento
del freddo eterno. Ma tu mi amerai, di ghiaccio,
ed io ti vedrò col trucco
di chi sa sognare. E tu mi saprai
vedere quando in me
sarai cieca. Come cieca
d’amore vedrai la tua forma
di noi così amata
 
 
4.
 
Ed io non ho che la forza di parole
vuote, occulte al corpo
sognato e all’energia. Io non ho più
questa fortuna. Io non ho da dire
vita, e non ho da dare a voi
fortuna di silenzi, o lo stato inverosimile
in cui muore la terra. Ma ho la terra
in vita, ho la forza di sapere che non
sono solo a morte. Perché
di questo si muore, mai soli, della
terra in vita come un’energia
di cielo o di altro simile
a tutto. Ed è questa fortuna,
verosimile a dio, è questa
sconosciuta vita che la terra
dona, senza più forza, in cambio
per l’energia
 
 
5.
 
Ah, davvero vorrei avere cent’anni
e dirmi chiuso, mentre la mia vita
la pregherei così, più aperta
ai mondi prossimi e veri e senza
di me testimoni. Sì. Cent’anni
di cancellature e di debiti, cento
di questi luoghi passati a inventare
sogni per cui inferocirsi. Ma io ho soltanto
trentatré vuoti ed un solo, più eterno,
segno di testimone. Sarò al centesimo
solo un secolo o un debito segreto
 
 
6.
 
Noi che ci lasciamo, a questo mondo
abbiamo il potere, e di essere poveri,
ma di una povertà del mondo da solo
governato di noi, che ci dispensiamo
di amare e dare un bene più simile
al nostro, che di altri dove non ve n’è
di dolore che nessuno ha mai dato.
Così ci lasciamo, e proteggeranno altri
i cuori semplici, e le ingiustizie
di chi amando arrende al suo dolore
la pena d’amore già inflitta per sé.
E saranno poi altri, come noi, che ora
in altro restiamo lontani, noi e i tutti
sotto la vita a perdere proprietà
e forza d’amicizia solitaria
 
 
7.
 
Io e le mie poesie camperemo da soli
al gioco della solitudine saremo in molti
coi fantasmi promessi e le chiese
zeppe di discepoli sazi saremo pochi
a dirci contrari e per tutta l’inesperienza
 
andranno via le mie poesie, ma io saprò vedere
il foglio ancora bianco, e le parole della morte
all’indelebile fraterno, perché
successione è poesia come essere
nel momento dell’assenza
immortale al suo diniego.
 
Così io e le mie poesie, capiremo da soli
perché morire fa la statua
più semplice o la luce del nome
e dio e la verità, così scritto altrove,
allora nutriremo i vermi inesperti contro la terra
umana parsimoniosa,
 
e sarà bello scrivere felicità sulla porta
legittima della fine, e sacro
e gelante il passaporto dove non siamo
che attesa e restituzione, del bello
allontanato, del bello conclusivo.
 
Andrà a finire così, lo so, io
e le mie poesie, a morire da soli
mentre gli esperti domanderanno
le risposte già sbrogliate, la vita è una
spinta nel fuoco, la fiamma di chi non sa
spegnersi a illuminare poco
 
 
8.
 
Certe lune che hai vuotato
laggiù nel pozzo miserevole
ricordale ora che alzi
in volo contro il sole ed emani
strana luce sui giorni se troverai
 
il destino del cielo in quello
aprirai le bombe, la sporca dinamite
della tua nascita ricordi, eri un bambino
feroce, ricordi eri del mondo
spaventato
 
e nella tua danza morivano pianeti
nella tua danza erano alieni
nella danza del bambino sussurrato
alle pagine giganti
ora muovono certi alianti
solo pochi adulti
 
 
9.
 
Lasciatemi morire coi miei fogli attorno
coi miei pochi ostacoli tra le porte
invisibili che ho pregato
le voci mai scritte lo sanno
di cosa parlo
 
 
10.
 
Adesso che tutto ha un nome, tu
hai bisogno di un lavoro. Tu devi
sapere: chi lavora è senza
nome. Ma tu già lo sai, tu lavori
al tuo tempo, tu lo sai che chi
nomina lavora l’invisibile
dentro, tu lo sai, chi lavora invisibile
nomina, di memoria. Per questo tu
hai bisogno di un lavoro. Per ricordare
che senza nome tu diventi
come degli altri o solo un numero
per la memoria, infaticabile. E il tuo
lavoro è dimenticare, il tuo vero
lavoro la vita altrui, e la tua vita
altrove, dove dirà di andare
il Capo. Perciò adesso tutto
ha un nome, perché tu lavori
 
 
11.
 
Quando morirò sarò più giovane
e bello, in molti vorranno
accudirmi. Arriveranno le carezze
dei rami e gli angeli sonnolenti
della famiglia e le streghe mie
compagne occulte. E i serpenti
deboli apriranno le rose, i serpenti
non più magici ma ultraterreni
negli occhi fraterni a strisciate
mentre malediranno il mio corpo
questo sarà eterno
il bacio morto della mia vita
sulle lastre coi pensieri
di voi in me ed io con voi
tutti sotto l’albero pronti
per l’ammucchiata
 
 
12.
 
Stanotte ti ho sognata. Eri calma
e calmi i tuoi baci. Eri forse già
più della luce. E poi piano
ti sei mescolata, alla notte
e a me, e alla mia vita di vetro.
Ma era una calma apparente.
Era il sogno calmo, come solo
al mattino. Ma tu sei di notte
e del sogno. Ed io posso solo
sognarti, tra le forze agitate,
tra i sogni di chi mi muore
e ama, e mi usa a violenza.
Ma questa notte sei di sogno
e mi vieni, e io non ti conosco.
Sarà la calma del sognarti, sarà
che il sogno senza paura, quando
la nebbia è bassa, e alto il destino.
Per questo sogno e sono meno,
e sono te, per questo, e per sempre
 
 
13.
 
Trasportato dalle acque, sia fetide
che lisce, è la mia solitudine
a muovere la foce, un quasi morbo
di ossa, nei corpi che non sono.
E di freddo alcalino, il cieco sospende,
se preghiera è saper fare, poco
o meno, del poco offeso. Ed è così
splendido e opaco, e involuto, come
acceso a sperare, e a morire, livido
questo involucro sconosciuto, sole
di una fratellanza, di più ignota:
e così la mia vita, a me simile
e al fuoco. Brucia per conoscere
le stoppie, e i deserti, e l’atlante solo
dove sarò il fumo lontano, o anche
feccia e umanità, o rondine incerta,
non importerà, se saprò volare basso
sulla cima, o finire congelato, vivrò
sereno, sia nel taglio che per la pietra
 
 
14.
 
Ma io non so inventare
che frasi multiple e declini
per i più buoni dove
non ci sono. E io non so
che dare saluto chimico
a pochi cenni, io non so
se questo è scegliere
o sapersi. Io per questo
so chi vede, la mia indagine
muore investigando, di terra
coi suoi pollini a osservare
di noi segni vuoti le comparse
 
 
15.
 
La luce della realtà, il somigliare
a un dono ricevuto, fin dove i giganti
permalosi sono tuoi, e sono anche
droghe di sostituzione. Ma lo sai, sono
del mondo inghiottito, le formule
delle televisioni e i rettili
recitano la parte dimenticata, il mea
culpa del creditore, del grande
municipio aperto alla libertà
che non è tua, se è poi per tutti.
Ed è per tutti finire, e così
finirai a mendicare, per i ricchi
arbitri di chi non ne ha, come
in pasto al tuo avvoltoio
cosciente, senza vederti
crescendo dirupi
 
 
16.
 
Ma il cuore come un’unica fetta
proteica a donare
 
altro cuore malato o più
debole senza soffrire
 
come se in terra fosse il suo fine
ultimo e vero
 
è entropia di questo sapere
niente di simile altrove
 
teso soltanto al cuore saggio
di essere alieni
 
 
17.
 
Ereditare la povertà
di un marinaio (l’hanno visto tutti
sbarcare il lunario e poi averla
fatta franca, sotto il sole, l’hanno visto
tutti con il pesce avariato
scherzare al mercato della terra
così lo hanno gabbato…) ed è
un’eredità che pretendo! E che sia
un mare o un piccolo acquitrino
la gondola mortale gira sotto il pelo
riflesso, l’onda silenziosa
di chi immerge la sua ricchezza
al pianeta, ma è gente di pirati
se contro le rocce fa superstiti
solstizi come la vita incatenata
ad altra vita senza il baratto
si spera sia più conveniente
frangere contro questi mutanti
l’oro poco ed invisibile
 
 
18.
 
La giacca piegata ai vent’anni
hai dormito di solitudine
attento a muovere i vermi
ma chi ti ha con i morti
per ore seppellito tra
la sabbia fantasma è già
del mattino, e ora calcola
il tuo amore
 
 
19.
 
A chi è mutato, e per sempre
a sua ragione non dà l’anima
 
d’errore o per se stessa; a lui
chiederà, la vita, non di essere
 
vissuta altrove, ma di ridarne
a chi ne muore, un’altra prova:
 
ché dell’anima già vive, umana
l’immutato, continuamente
 
 
20.
 
I morti si stupiscono delle chiare
chiazze lasciate in vita,
e per i tagli che riordinano
e a ciascun vivo la ferita
che provoca; ma i morti preferiscono
accorciare in luce, e attraverso le cime
nel ricordo, del perché si muore;
come a rigettarsi, dentro,
il cuore sereno senza ostacoli,
per quel cuore alato
che mai più traspare. Perciò dicono
di essere morti; anche al di là
per cambiare si deve morire
 
 
21.
 
Amare la vita forte dei semplici
cieli, che di memoria
hanno la vita, mai per replica,
ma di sola forza
più semplice e l’orgoglio
di come tutto si muove
e perdona.
 
Sì, tutto ciò che si ama è perdono
per altro amore
dimenticato; questa sua sola forza
chi è del semplice, sa
il vero cielo e già osserva;
 
e sì, proprio così amare, questi cieli di mezzo
nella metà del sole
dove nascono
e nascondono l’uomo; sì, così ama
il cielo umano, senza presenza, di questo
suo amore a forza perenne.
 
E sì, proprio così ama l’uomo, che del cielo
non sa l’amore della più semplice
e più sola speranza; e ogni volta è così:
specchiato all’anima
dei forti il suo piccolo cuore
aperto è del cielo
 
 
22.
 
Io, e questo tempo mio
di corpo, e di parola, io
di questo tempo non ho
luogo, se non in me, io
non ho fine di silenzio. Ma
come fare, della mia ombra
l’alternarsi di ogni luce vera
che si consuma, io che non vivo
ho solo modo d’impararla
a memoria, e con le altrui
parole, perché di questo vivere
a tempo ho del mio tempo
costanza e per la costanza
io vedo vuoto. Sarà così, bruciare,
dopo le carte altrove sarà tornare
di memoria alle parole, come senza
fermarsi, chiusi del proprio amore
 
 
23.
 
Come della carne sia l’amore
il debito, e di tutti gli esseri
a farsi meno, pur conquistando
nel patimento; e perché cede, poco
 
alla volta il fragile è dono, e crede
sia ricevuto al vago, e l’incombere
del suo tempo quando è stesso
perdere la lotta se poi muto, e vivo,
 
raggiunge chi sbrana; e se per questo
ama, per condanna, in chi vuole
solo il segreto, morto, è l’incredibile
amore già perduto, d’addio, e d’inizio
 
 
24.
 
C’è chi crede nell’amore o nel patto
che essere umani comporti
sciogliere il fato e cambiare destino
ai meno smaniosi; dico davvero,
 
a me non importa, se il mio caso
m’ha portato di meno, se sono questo
stare al mondo sbagliato
o solo d’oblio, proprio di un crescere
 
dovuto al gioco già morto
della mia specie. Ma chi crede
non sia amore, la patina che lascia
una poesia o un pensiero più corto
 
rivolto al dolore, non è così uomo
se ferisce animale, non è la sua vera
condanna essere amato, senza la pena
d’amore sottratto, non crescerà vita
 
 
25.
 
e noi che amiamo un solo sole, siamo
senza riflesso né ombra, proprio perché
nella luce riposiamo la pace della pietra
e della terra…
 
 
26.
 
…ma si imparerà giovane se lasciata
da sola la giovinezza
a imparare, ché nel suo stare
al peccato vieta poco, di quel poco
 
dato, e se ne resta così
come fosse un di più
d’anima, resa, al suo distante
il vero tempo…

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