NICHITA STANESCU (1933 – 1983) – alcune poesie

Segno 12
Lei era divenuta pian piano parola,
fili di anima nel vento,
delfino negli artigli delle mie ciglia,
pietra che disegna anelli nell’acqua,
stella dentro il mio ginocchio,
cielo dentro la mia spalla,
io dentro il mio io.
 
 
L’abbraccio
Quando ci siamo intravisti, l’aria fra noi
ha gettato d’un tratto
la sua immagine degli alberi, indifferenti e vuoti,
da cui si lasciava attraversare.
 
Oh, ci siamo lanciati, chiamandoci per nome,
l’uno verso l’altro, e così velocemente,
che il tempo si è schiacciato fra i nostri petti,
e l’ora, colpita, si è frantumata in minuti.
 
Avrei voluto conservarti tra le mie braccia
così come tengo il corpo dell’infanzia, nel passato,
con le sue morti irripetibili.
E avrei voluto abbracciarti con le costole.
 
 
STORIA SENTIMENTALE [1]
 
Poi ci vedevamo sempre più spesso.
Io stavo su un margine dell’ora,
tu – sull’altro,
come due manici d’anfora.
Solo le parole volavano tra noi,
avanti e indietro.
Il loro volteggio si vedeva appena,
e di colpo
piegavo un ginocchio
e conficcavo il gomito nella terra,
solo per vedere l’erba inclinata
dalla caduta d’una parola,
come sotto la zampa d’un leone in corsa.
Le parole ruotavano, ruotavano tra noi,
avanti e indietro,
e più t’amavo più
ripetevano, in un volteggio appena visibile,
la struttura della materia, da capo.
 
 
ALCUNE OSSERVAZIONI GENERALI SULLA VELOCITÀ
 
Ci distinguiamo gli uni dagli altri per la velocità.
Ci è comune soltanto la solitudine.
 
La velocità d’esistenza d’una pietra
è più lenta della velocità d’esistenza
d’un cavallo.
 
Ma la pietra vede il sole e le stelle
mentre il cavallo vede il campo e l’erba.
 
Dico:
Le piramidi hanno significato la velocità più pigra,
lo sguardo più lungo.
Una mummia di faraone è un pezzo di pietra.
Il faraone di carne ha visto l’Egitto
Il faraone di pietra vede il cosmo.
 
A quelli di carne ed ossa
dico:
Non potete vedere che intorno a voi.
Le idee sono una specie di pietra,
pertanto contemplate.
 
A quelli di legno e di altre materie durevoli
dico:
Sbriciolatevi!
Marcite!
Se avete visto l’intero,
riempitevi di carne
per poter vedere la parte.
 
Le ossa sono putrelle interiori,
sostengono la carne e i nervi
ma sono più amiche e più vicine alla pietra.
 
Dico:
carne e osso,
dico buon senso e dico crisi di tempo.
 
 
ALTRA MATEMATICA
 
Sappiamo che uno per uno fa uno
ma un unicorno per una pera
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che cinque meno quattro fa uno
ma una nube meno un vascello
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo, noi sappiamo, che otto
diviso otto fa uno
ma un monte diviso una capra
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che uno più uno fanno due
ma io e te non sappiamo,
ahimé, non sappiamo quanto facciamo.
 
Ah, ma una coltre
per una lepre
fa una rossa, certo,
una verza divisa una bandiera
fa un maiale,
un cavallo meno un tranvai
fa un angelo,
un cavolo più un uovo
fa un astragalo…
 
Solo tu ed io
moltiplicati, divisi
sommati e sottratti
restiamo uguali…
 
Muori nella mia mente!
Tornami nel cuore!
 
 
AL NORD DEL NORD
 
Anche ciò che non esiste può morire,
come la vita di un animale boreale
del cui stato crepuscolare
non ho mai saputo niente.
Appariva talvolta
nel tuo modo di camminare,
ma ero troppo sonnolento per vederlo.
Cantava talvolta nelle tue occhiate
quando guardavi attraverso di me
alla mia adolescenza.
Ti allungava talvolta la mano.
Aggiungeva al tuo odore
il soave odore di decomposizione
d’uno scheletro di fiocco di neve.
Mai ne ho sentito la presenza
nemmeno in questo secondo
che infreddolito sono di colpo solidale
con tutto ciò che non esiste.
Ahi, anche ciò che non esiste può morire.
 
 
AUTORITRATTO
 
Io non sono altro
che una macchia di sangue
che parla.
 
 
NODO 13 (NON SAPRÒ MAI)
 
Non saprò mai
quando ho vissuto,
e perché ho vissuto lo dimenticherò
come l’occhio spaccato dimentica la luce.
Ho ancora in mano un coccio d’anfora
del cui vino ho bevuto proprio io
la cui argilla è proprio la mia mano.
Vedo un’aquila marina,
ma forse
sono io a essere veduto da lei,
forse è lei a vedere un’aquila marina.
 
 
CHE FIOCCHI NEVE SU DI NOI
 
Sol oggi fiocchi neve su di noi,
e neve giù dall’anima ci sgorghi.
Mai e poi mai di fango fummo sporchi,
lo dice anche la neve su di noi.
O dolce tu, tu vergine dolcissima
che mi desti un Gesù figlio dei fiori
che dici tu che fiocca su di noi
che dici tu che fiocca sulla sera
e sulla neve insiem fiocchiamo noi…
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