GABRIELE GALLONI – “Slittamenti” (Augh Edizioni, 2017)

slittamenti
CASA LIEVE E DURA
(su “Slittamenti” di Gabriele Galloni) 
 
Un esordio sicuramente da sottolineare, quello del poeta romano Gabriele Galloni (1995), che a soli ventidue anni esordisce con “Slittamenti”, raffinata silloge dalla raffinata veste edita dalle viterbesi Augh Edizioni. Il libro è accompagnato da una prefazione di Antonio Veneziani. E io, come Veneziani, ho notato subito la maturità stilistica di un poeta sì giovane, ma dal preciso talento di cesello (come anche di fioretto), che fa della scarnificazione il suo modellare istantanee, che però non si limitano a descrizione quotidiana di immagini o eventi, ma grazie al ritmo, figlio della grande tradizione lirica, ben mantiene alto il silenzio tra queste pagine. Perché il Galloni slitta, per l’appunto, tra il silenzio e il restare sospeso della poesia, e lo fa a volte con crudezza, altre volte con leggiadria, sempre però ponderata ed estatica, offrendo al lettore un lavoro di puntello, ma anche e soprattutto di carne, di materia viva. E viene da pensare a certa poesia, come a quella di Acitelli, o di Magrelli o ancora di Lolini; perché Galloni ingloba bene la linearità del verso ad una certa sagacia emotivo/linguistica; e perché offre squarci di spazi e di tempi, portati dal suo universo personale fino all’universo del singolo lettore. Ciò che più sorprende è l’oscillazione di un poeta così giovane, ma già dal tono maturo, tra la concisione e lo stupore, tra la leggerezza e l’acume di una poesia che non si lascia quasi mai scivolare, ma che piuttosto frena, pur slittando tra mito e moderno. E così, tra un rumore e una carezza, tra un pugno in faccia e una toccata o una sveltina, Galloni è al tempo stesso contudente ed etereo, preciso ma anche irriverente. Per questo ci si può augurare, da questo giovane poeta, prove sempre più convicenti, che rinsaldino questa bella opera prima e la rendano una pietra portante della “casa lieve e dura” che Galloni pare stia architettando.
 
Antonio Bux
 
 
10 estratti dal libro
 
 
I
 
Più che in ore o minuti
dovremmo sezionarlo questo corso
nostro di cose in luoghi
e cenni esposti a febbri sempre nuove.
 
 
II
 
Il sangue come luogo innanzitutto
e dopo fluido come l’acqua è all’acqua
ché al sangue si ritorna
dopo il resto. Ti sei svegliato all’alba
coperto di vernice.
 
 
III
 
Non parlare del tempo. Ora ne abbiamo
finché ci va. Non fare troppo caso
a quante volte ci sono e ci sei:
ricordati più tardi la Parola.
 
 
***
 
Volle, una sera
di presa in giro,
cantare a vuota
voce la luna
(Saturno esule
di Spagne o Portogalli)
sulla vetrina
di una bottega
in via Condotti.
 
Azzardo: forse
l’ultimo buio
di carnevale. A stento
il pantalone
largo celava
la sua erezione.
 
 
 
Remix
 
 
I
 
Borges
 
Gli specchi non riportano
mai nulla indietro;
al massimo moltiplicano
come la copula
il numero degli uomini.
Per questo certe notti ne ho paura.
 
 
II
 
Wittgenstein
 
Perché una mosca in bottiglia a quest’ora
nell’ora del raccoglimento ultima –
 
nell’ora che una mosca viva ancora.
 
 
III
 
Jung
 
Sono partito dalle cose e dietro cose
d’ogni sorte (non sorta) ti ho trovato.
 
 
 
Pressatura
 
Secondo punto. Non si può tagliare
che a mozioni oscillanti, avanti e indietro,
lungo la gola. Non c’è nuovo metro
che tenga. Se possibile evitare
ogni pressione – ogni pressione è amica
della sozzura: non dimenticare.
 
 
Perforazione
 
Ci riallacciamo al punto precedente.
Il coltello deve essere visibile
al momento del taglio. È un risibile
accorgimento, questo, veramente
ci vuole poco. Non andare mai
a fondo con la lama. Tieni a mente.
 
 
***
 
I ragazzi alla spiaggia di Focene
insieme incontro all’onda sonnolenta
che ritornando bagna loro il fianco
adolescente. È questa vita, lenta,
 
la sua illusione qui della durata
eterna. Quando ciò che resta è il bianco
della parete a fine di giornata,
il mese placido, tempo che viene,
 
i ragazzi alla spiaggia di Focene.
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