EVELINA DE SIGNORIBUS – da “Le notti aspre” (Il canneto Editore, 2017)

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IL PASSO ANIMALE, IL SOGNO DELL’UMANO
 
sulla poesia di Evelina De Signoribus
 
 
“Ho riconosciuto la voce di Evelina – con un suono mutato rispetto alla prima raccolta -, la voce alta e solitaria della poesia, dove l’uomo cerca l’uomo che non c’è più e la lingua la lingua che non c’è più”.
 
Giorgio Agamben
 
 
Evelina De Signoribus torna alla poesia dopo ben otto anni di silenzio editoriale. Il libro si intitola “Le notti aspre”, ed è stato pubblicato dalla casa editrice Il canneto. Evelina, figlia del noto poeta Eugenio, come il padre ha la consapevolezza del gesto poetico, dell’arte retorica, e riesce felicemente a trasmettere la propria anima nello scritto con cadenze felpate, quasi feline. Ed è importante dire che le sue poesie hanno ritmo, e tonalità: seguono la sensazione della solitudine, quella solitudine meditata e profonda, come quando un gatto si fissa e si stana nella sua ombra. Come scrive bene Agamben nella breve quarta di copertina, Evelina ingloba la voce solitaria della poesia, dove l’uomo cerca ciò che fu e la parola ció che fu vero, un tempo. Il segno animale di ciò che eravamo. Ed è infatti un rapporto profondo che lega la poesia di Evelina alla (apparente) quiescenza del mondo animale. È una liturgia, una connivenza quasi naturale, questa di Evelina di scambiarsi, pelle dopo pelle, con le specie viventi, e di attraversarsi in queste per arrivare al più profondo perdono dello spirito del mondo. Ed è così che il passo animale varca e diviene il sogno di ogni essere umano. Perchè, come ci dice la poetessa in una delle composizioni d’apertura: “(Quando i giorni hanno sembianze umane / gli animali sono sazi, i bambini giocano, / gli anziani pregano così che anche Dio riposa / e io con lui.)”. È una parola che salva, dunque, quella della poetessa marchigiana, una parola che non è del mondo vivente, perché invoca perdono, anche attraverso la perdita, ed auspica ad una rinascita, ad un rito di passaggio, ad un ciclo divino, che è umano ed animale insieme, ma è anche spirito e leggenda, conforto e asprezza. Perchè dalle notti aspre nasce il sogno di una giornata di luce, di una pace giornaliera. Ed è questo segno di speranza, che nella sua bella raccolta Evelina De Signoribus lancia al sempre più freddo mondo della poesia e della conoscenza. Perchè, come Evelina ci dice nella chiusa del libro:”Il cigolio della bicicletta / si confonde con il canto delle cicale / il resto è silenzio / è già estate.”
 
 
Antonio Bux
 
 
5 poesie dal libro
 
 
 
***
 
L’uomo penetra il sottobosco
e le foglie hanno un brivido
di voce:
 
“non rovinare nessuna trama
del tessuto degli alberi
 
che sia tuo il percorso o di altri
seguine con cura la salvezza
 
della tua innocenza sii consapevole
che di pena è già colmo il mondo”.
 
 
***
 
Cammini nel bosco sotto la pioggia di febbraio
ad ogni passo un presagio e si muove il tuo viso
felino che sa dove andare. Ti inoltri
nonostante la gravità dell’acqua,
eviti i sentieri meno battuti da umani.
 
Quando gli squarci rifanno il contorno dei monti
e la terra ti rende una tregua, allora
fai ritorno, perchè c’è chi rimane
sotto una tettoia di cemento,
uno spazio sconosciuto, tra il bene e il male.
 
 
***
 
Ho trovato la strada
ed era come l’avevi descritta.
Non c’erano tracce né segnali
non c’erano auto né uomuni,
forte era la luce naturale,
la pece d’asfalto brillava.
Spogliata dai panni di sempre
ho segnato con un gesso il punto
un cui ero in vita.
 
 
***
 
Rinascite
 
 
Il vento mi ha portato lontano
le mie nervature si contano come piccoli astri
ma non ardo, ho denti bianchi e pelle scura,
e quando atterro l’aria mi ha cresciuto
 
e ti tocco
come toccai la mano di mia madre.
Mi hai richiamato e ora sono qui
attratta davanti a questo fuoco.
 
 
***
 
(Dice l’anima)
 
 
Aldilà della terra arrivo a vederti
ma non hai sguardi.
Sei l’assente che un tempo è stato
e non hai più rifugio né invenzione.
 
Tra il qui e il là solo gente in fuga
gli uni dagli altri, molti da sé
che aspettano uno squarcio improvviso
o un filo di luce che l’accompagni.
 
 
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Evelina De Signoribus si è laureata in Letteratura Italiana contemporanea presso La Sapienza di Roma con una tesi sulla poesia di Paolo Volponi. Alcune sue sequenze poetiche sono apparse su “Nuovi argomenti”, “Il Caffè illustrato” e nelle antologie 12 Poetesse italiane (Nuova Editrice Magenta, 2007) e Jardines secretos Joven Poesía Italiana (SIAL Ediciones, 2008). Ha pubblicato il quaderno di racconti La capitale straniera (Quodibet, 2008) e la raccolta di poesie Pronuncia d’inverno (Canalini e Santoni, 2009).
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