GINO SCARTAGHIANDE – 10 poesie da “Sonetti d’amore per King-Kong” (1977)

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In occasione dell’uscita del volume “Oggetto e circostanza” (Edizioni Il Labirinto, 2016), libro che raccoglie l’opera di Gino Scartaghiande, poeta tra i più appartati e dispersi che si abbiano oggi in Italia, propongo qui dieci poesie dal suo primo (e penultimo libro pubblicato, l’altro è Bambù – Questioni di provincia, del 1988) lavoro, uscito nel 1977, “Sonetti d’amore per King -Kong”. Queste poesie, come altre, si trovano in rete (su Imperfetta Ellisse, Blanc de ta nuque, e altri blog di poesia) così come nel libro sopra citato, naturalmente. Un poeta da leggere assolutamente e da riscoprire. Auguro a tutti una buona lettura.
 
Antonio Bux
 
 
 
***
 
Frantumazione di cristallo assorbita dal
corpo, schegge, relitti, aspre punte di vetro
inseguenti il loro metabolismo dentro le
braccia. Ancora disteso sul letto, con lo
spavento che incomincia a precipitare dalle
fenditure, dai vuoti delle finestre. Il nero
oleoso, impossibilmente denso, invade la stanza.
M’invade, copre tutto, assorbe tutto. Congloba
tutto. Tutto in effetti già conglobato da sempre.
 
Se la stanza, la tua stanza, non è più. Non è
mai stata; se non lo stesso nero universo
oleoso; ondulante. Mare che volge e rivolge
la sua sabbia nera: granellini coinvolti
nelle miriadi di combinazioni.
 
Ora sai bene, lo sai per certezza: il mare
d’acqua azzurra non esiste, non esiste il
cielo azzurro, non esistono le pareti azzurre
della tua stanza e nemmeno i vetri, i frantumi
di vetro, e le finestre.
 
L’esistenza non ha di queste topografie.
L’esistenza è oltre lo schermo di una
stella che brilla, oltre il polarizzante
cerchio d’oro del sole. L’esistenza non
è dedita allo sfruttamento della morte.
 
Coltiva questa frantumazione vetrosa
all’interno di te. Frantuma i milioni
di finestre divisorie, lascia che lo sfaldamento
prenda luogo dove entra l’esistenza.
 
So di certo chi sei, chi sono. L’asfalto
grigio della strada. Il tuo sangue sull’
asfalto penetratomi sin d’allora. E so
che altre strade dovrò ancora assorbire,
altro vetro frantumare, prima di poter
pronunciare il tuo nome, che sarà anche mio
e infine nostro. Ti chiamerò Rosa Luxemburg.
Mi darai il nome.
[…]
 
 
 
Primo notiziario da ieri mattina
 
Quale la tua ora dove
dormi? Hai ricordi di spazi?
Quest’ora questo spazio
ti presagisce come suo signore.
Caro mostro ristretto
al più ampio. Incamminati
insieme verso l’anfora
che gli universi serrano
nel loro fondo blu.
A portare il miele
raccolto tra una stella e l’altra.
Io sarò per te la più
avventurosa prostituta.
In verità già ieri mattina
la mia casa sorrideva
d’universi bambini. Ma quale
la tua ora dove dormi? Hai
ricordi di spazi?
 
 
 
Sono fumose identità
 
Era ancora un’identità fumosa.
La pelle per esempio: scaglie
verdi, lucertole. Il genoma,
questa puttana perseverante
(sui marciapiedi di quale
cellula?)
Mai avrebbe smesso. Ma io
t’amo King Kong. Sconoscenza
altrettanto brutale del
pendolo galileiano.
Vieni con la narice dilatata.
Come un altro verbo in codice
tra il grattacielo e
l’elettrocardiogramma.
Ma io t’amo. Tu m’ami.
Mi baci, mi penetri,
penetro in te. Antimateria
ancora più violenta del corpo.
Come l’angelo coprofago
che rincorre la sintesi.
 
 
 
Appena all’inizio
 
Cara sconoscenza caro essere
disvitale caro disamore
plasmi tutta la materia di cui
sono fatto. Caro Kong mio re
e mio suddito. Caro possesso
dove ci si disperde. É appena
l’inizio di un tempo altro.
 
 
 
Gli uomini fanno ogni giorno la stessa cosa
 
Come procede da dietro
dal buio. Forse dalla
luce ma dal buio per me.
 
Chissà dove sono morto
oggi, in quale parola
detta a chi mi sto
decomponendo.
Come smarrito su di una strada.
La notte e la pioggia
mi slabbrano la persona.
Ogni giorno ama ripetersi.
 
 
 
La generosissima cotica del maiale
 
Se con un coperchio d’alluminio
hai sigillato l’occhio e dentro
vi conservi un’acqua se alzando
il coperchio fuoriesce un rospo
verde poiché il diavolo non fa
le pentole in questo caso ricordo
mio caro Kong la saporitissima
pasta e fagioli che preparasti
all’uso meridionale e bevemmo
molto vino in ossequio alla più
geniale poesia generoso maiale
per trascorrere inverni stupendi.
 
 
 
Notte
 
Ora vogliamo essere
poeta d’infimo ordine
creatore di minuzie.
Preferiamo la noncuranza.
Scendono vecchi zoppi
e musulmani i gradini
su entrambe le
sponde teverine; è il cuore
di un’oscura notte piovigginosa.
Io li vedo tra un pompino
e l’altro. Essi guardano
masturbandosi di gelosia,
insieme necessari al rituale
orgiastico. Mie dolcissime mani
custodite e rallegrate la loro
ricerca sacrale. Se necessario
sgrammaticheremo anche gli
elementi. Assolutamente il
falso detto alle tre di notte.
 
 
 
Il conto delle sere
 
Son contento che stai bene.
In quanto a me, mi rapisce
a tratti alterni. Ieri mattina
mi piacquero molto gli occhi
di un ragazzo. Non ti va più
di parlare, lo so. È strano almeno,
non ti sento. Siamo diventati
più reticenti entrambi.
Non mi urli più nell’animo, né io
alzo la voce contro di te.
Che cosa ancora, quale altra
intromissione dovremo accettare?
L’accetteremo?
Erano belli i nostri discorsi
di una volta. Io ti amo.
O mio Kong, mio re dell’isola
sperduta, mio occhio io ti amo.
 
 
L’immagine
 
Dovrai darmi un nome. Tutto ciò
qui fatto non mi interessa, continuerò
ad ucciderti, a scriverti e riscriverti.
L’immagine è l’universo delle nostre fughe,
è l’escrescenza terrestre con viali d’alberi,
uomini, formiche. Io devo cullarti ancora parola
a venire, devo santificare i tuoi cimiteri
e cercarti con più ardore, te menzogna, te
falsità. Io dovrò darti e darmi pace; ti
aspetto da un momento all’altro, non so
nemmeno se mi allontano o mi avvicino;
perché farmi paura perché non farmene.
 
 
Perché l’ultimo?
 
Che cosa rotta. Spezzata la creta.
Ne avremo cura un’altra volta,
badate a che il primo violino
non ci sfugga. Un soffio tra
la guancia e l’occipitale.
Tutti gli universi non possono
bastare. Questo è assiomatico.
Ricreare è la nostra condanna.
Ed è l’ultimo dei sonetti d’amore.
 
 
di Gino Scartaghiande (1951)
 
10 poesie da “Sonetti d’amore per King-Kong” (1977)
p.s. da leggere anche questo suo intervento, molto interessante, sulla poesia di Beppe Salvia http://www.poesia2punto0.com/2013/10/13/su-idea-cinese-e-altri-spunti-beppe-salvia/
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