NANNI CAGNONE – 5 poesie in doppia versione tratte da “Penumbra de la lengua” (Penombra della lingua, Ediciones sin nombre, Messico, 2015)

cagnone
Segnalo questo libro di Nanni Cagnone, “Penumbra de la lengua”, già editato nel 2012 a Roma per la Camera Verde nella sua originaria versione italiana, e di seguito uscito nel 2015 anche in versione bilingue presso le messicane Ediciones sin nombre, nella traduzione di Dulce María Zúñiga. Questo “Penombra della lingua” è un poema nato con la tecnica delle coblas capfinidas (dove nel primo verso di ogni stanza appare una parola dell’ultimo verso della precedente) e prosegue il percorso di ricerca del poeta verso l’essenziale, attraverso una poesia rituale, meditativa, dalla sicurezza musicale pregnante e dalla levità sospesa, dove il ritmo dei versi è dotato di una straordinaria finezza, tratto distintivo da sempre del poeta di origini ligure ma trapiantato da tempo a Bomarzo, nel viterbese. Riporto cinque testi, in entrambe le versioni, tratti dal libro. Buona lettura.
 
Antonio Bux
 
 
VIII
 
Infine non si dica
lo scandalo del tempo
ci ha colpiti,
ché sarebbe naturale
cangiar colore, e désti
ridare al tempo
la sua voglia, coloritura
e spasimo, guardare
a qual punto si avvicini
quel che speranza
fece timoroso
e ansietà volle negare—
siamo noi il valico, il varco,
il punto in cui passa la neve.
 
 
VIII
 
Al fin no se diga
que el escándalo del tiempo
nos ha golpeado,
porque sería natural
cambiar el color, y despiertos
devolver al tiempo
su deseo, coloratura
y espasmo, mirar
hasta qué punto se acerca
aquel a quien la esperanza
volvía temeroso
y la ansiedad quería negar—
somos el camino, la hendidura,
el punto donde pasa la nieve.
 
 
XI
 
Luna, e nient’altro
da dire, per ora,
dagli orti di Bomarzo.
Ma si aspetta un vortice,
una deliziosa catastrofe.
Vedi, fan ritorno
senza colore di sconfitta
quei vagabondi vinti,
decantando
loro somiglianza con noi;
ci precedono nel sonno
che strepita sotto la luna,
nel dimesso mormorío
o saranno canzoni
dei giorni di pace—
sarà l’ospite-noi,
quel rischio generoso.
 
 
XI
 
Luna y nada más
que decir, por ahora,
desde los huertos de Bomarzo.
Pero se espera un vórtice,
una deliciosa catástrofe.
Mira, vienen regresando
sin color de derrota
aquellos vencidos vagabundos,
decantando
su semejanza con nosotros,
nos anteceden en el sueño
estruendoso bajo la luna,
en el discreto murmullo
o serán canciones
de los días de paz—
será el huésped-nosotros,
aquel riesgo generoso.
 
 
XII
 
Morso generoso del possibile—
ma nostra mal nata speranza,
o cagionevole, non poté bastare.
Siam caduti invano nelle forre,
tra gente
intenta a spolpare cadaveri.
Briciole di sale
nessuna sulla lingua,
ma l’amaro-sempre
della Storia,
benché volpi e tigli
ci raggiungano ancora
e il mondo sappia tutto
dell’abbraccio.
 
 
XII
 
Mordida generosa de lo posible—
pero nuestra malnacida esperanza,
o enfermiza, no pudo bastar.
Hemos caído en vano
a los barrancos, entre gente
atareada en despojar cadáveres.
Partículas de sal
ninguna en la lengua,
sólo el amargo-siempre
de la Historia,
aunque zorros y tilos
nos alcanzaran aún
y el mundo supiera todo
del abrazo.
 
 
XIV
 
Somiglianza
se prepara una discordia,
luce piú tardi opaca
su vie che diramano
in pietraie senz’orme
senza fiato, e queste penne
che stridono alle carte
per dire d’inutili vessilli
d’insegne che inerti
di grandi intendimenti.
Non sapremo quali sogni
avessero diritto
a consumarsi giustamente,
invece che schianto súbito
agli scogli—era una barca
da poco, ma sapeva vantarsi
della brezza.
 
 
XIV
 
Semejanza
si prepara una discordia,
luz más tarde opaca
en vías que se ramifican
en pedregales sin huella,
sin aliento, y estas plumas
que rechinan el papel
para hablar de inútiles estandartes
de insignias inertes
de grandes entenderes.
No sabremos cuáles sueños
tendrían derecho
a consumarse justamente,
en vez del choque repentino
contra los escollos—era
una barca menor, pero sabía
jactarse de la brisa
 
 
XVI
 
Amante è colui,
sovrano de l’amato,
che per lui indietreggia,
e piú amorose le parole
della nostra quiete,
musica d’acqua nella gronda
o quei saluti di balza in balza
a seminare ricordi—siamo
altrove, ne l’innominato
precipite universo
delle aride doglie,
non volendo siamo altrove
e lontani da misericordia.
 
 
XVI
 
Amante es aquel,
soberano del amado,
que a favor de él retrocede,
y más amorosas las palabras
de nuestra quietud,
música de agua en el alero
o los saludos de escarpa en escarpa
sembrando recuerdos—estamos
en otro lugar, en el innominado
precipitado universo
de dolores estériles de parto,
sin quererlo estamos en otra parte
y lejos de la misericordia.
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