MARINA PIZZI – 6 POESIE

PIZZ

 

*

Ho le finestre lungo la ferrovia
Dormo poco mi arroventa piangere
Il morbo dentro l’occaso di carpire il sale
Fratello solitudine distretto d’epoca
Poca ventura attesa enorme
Dentro la forca di scivolare in fossa.
Amor ti vidi chiamare le lucciole
Per dimenticare agosto che stordente
Mente la luna e le stelle tutte.
Senza famiglia e modica vendetta
Trascuro la mia voglia di chiamare il boia
Qui senza nessuno per la faccenda vuota.
Immagina di me chi sono e fui
Nebbiolina di fata a farti visita
Contro i padroni della firma coatta.
Amavo un ragazzo il batticuore singolo
Lo guardavo ma non vedeva battere
Neanche con le scarpe nuove e velo al viso.
Sono che parto e non torno giammai
Panico di bacio neanche per te
Col balcone fiorito faccio l’amore
Con i profumi a fiumi di miracoli.

*

ultimo cuore contare i morti
le giacche appese degli operai
esclusi dalle spade degli angeli.
in preda alle reclusioni delle gemme
fiacca il mattino in un rondinino
morto. le vedove mendaci della tara
dileggiano sul peso di morire. nessuna
giara ti darà più l’olio per rendere
felici i manicaretti da porre sulle tombe.
in faccia al muro elettrico del sale
venga l’attrice che finga di morire
così per verdetto di ristoro.

*

Veranda di alambicco la convalescenza
Lettura strenua di comunque crepare
Paradigma di niente, strada sconnessa.
Le sassate contro i salici piangenti
Erudiscono il calice del diavolo
Questa sequela di ordine vanesio.
Da domani l’abc del trono
Per connettere a vanvera il divino
L’astio nudo di dover patire
La genesi odierna àncora strenua.
In vetta sul silenzio nasca l’acrobata
Di prendermi la nuca di svanire
Finalmente senza calca di miniera.
Da adesso me ne andrò con l’ombra tragica
Con la paura indietro finalmente
Nel mercatino comico dell’ora.
Bramosa estate di bruciare i prati
Da papavero ti uccido io più forte
Bestia con l’alunno sempre nel cuore
Senza imparare regole di lutto.

*

Gioiosa fune della mia morte
Questo stallo di sale senza pietà
Nella ronda di stare tradita
E faccenda di eclisse sembrare
Nonostante il ceduo nel bagaglio del lutto
Ottobre di vento il tuo ristagno
Breve valore di vita.
Ora accudisco vestali silenti
Specola di addio aspettarti.

*

l’angolo occiduo del buio profilarsi
canta da una pianola infante
un richiamo acrobatico qualora
un indice d’ombre un breve baratro
qui in pianura all’apice del vento
le fughe delle nuvole non temono
momenti di arcobaleno pur finanche
dal comatoso greto d’ultimo segreto.

*

un lamento di assolo in tutta la ronda
un lamento assoluto senza inizio né fine
è questo petto in forse ormai da sempre
in era di ecatombe, in breve velo
la pendula vela del morente
quando anche l’alunno muore
e ben presto il maestro è solo
un chicco e la risaia è immensa.

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