HEBERTO PADILLA – 5 poesie da “Fuori dal gioco” (Ed. Il foglio, 2013)

En tiempos difíciles
A aquel hombre le pidieron su tiempo
para que lo juntara al tiempo de la Historia.
Le pidieron las manos,
porque para una época dificil
nada hay mejor que un par de buenas manos.
Le pidieron los ojos
que alguna vez tuvieron lágrimas
para que contemplara el lado claro
(especialmente el lado claro de la vida)
porque para el horror basta un ojo de asombro.
Le pidieron sus labios
resecos y cuarteados para afirmar,
para erigir, con cada afirmación, un sueño
(el-alto-sueño);
le pidieron las piernas,
duras y nudosas,
(sus viejas piernas andariegas)
porque en tiempos dificiles
¿algo hay mejor que un par de piernas
para la construccion o la trinchera?
Le pidieron el bosque que lo nutrió de niño,
con su árbol obediente.
Le pidieron el pecho, el corazón, los hombros.
Le dijeron
que eso era estrictamente necesario.
Le explicaron después
que toda esta donación resultaría inútil
sin entregar la lengua,
porque en tiempos difíciles
nada es tan útil para atajar el odio o la mentira.
Y finalmente le rogaron
que, por favor, echase a andar,
porque en tiempos difíciles
esta es, sin duda, la prueba decisiva.
 
In tempi difficili
A quell’uomo gli chiesero il suo tempo
perché lo unisse al tempo della storia.
Gli chiesero le mani,
perché per un’epoca difficile
niente è meglio che un paio di buone mani.
Gli chiesero gli occhi
che qualche volta versarono lacrime
perché non contemplasse il lato chiaro
(specialmente il lato chiaro della vita)
perché per l’orrore basta un occhio stupito.
Gli chiesero le sue labbra
risecchite e macellate per affermare,
per erigere, con ogni affermazione, un sogno
(l’alto sogno):
gli chiesero le gambe,
dure e nodose,
(le sue vecchie gambe vagabonde)
perché in tempi difficili
cosa c’è di meglio che un paio di gambe
per la costruzione o la trincea?
Gli chiesero il bosco che lo nutrì da bambino,
con il suo albero obbediente.
Gli chiesero il petto, il cuore, le spalle.
Gli dissero
che questo era strettamente necessario.
Gli spiegarono dopo
che tutta questa donazione sarebbe stata inutile
senza consegnare la lingua,
perché in tempi difficili
niente è così utile per fermare l’odio e la menzogna.
E finalmente lo pregarono
che, per favore, si mettesse a camminare,
perché in tempi difficili,
questa è, senza dubbio, la prova decisiva.
Los poetas cubanos ya no sueñan
 
Los poetas cubanos ya no sueñan
(ni siquiera en la noche).
Van a cerrar la puerta para escribir a solas
cuando cruje, de pronto, la madera;
el viento los empuja al garete;
unas manos los cogen por los hombros,
los voltean,
los ponen frente a frente a otras caras
(hundidas en pantanos, ardiendo en el napalm)
y el mundo encima de sus bocas fluye
y está obligado el ojo a ver, a ver, a ver.
I poeti cubani non sognano piú
 
I poeti cubani non sognano più
(neppure di notte)
Vanno a chiudere la porta per scrivere in solitudine
quando scricchiola, all’improvviso, il legno:
il vento li spinge alla deriva;
alcune mani li prendono per le spalle,
li rovesciano,
li mettono di fronte ad altre facce
(affondate nei pantani, bruciando nel napalm)
e il mondo sopra le loro bocche scorre
e l’occhio è obbligato a vedere, a vedere, a vedere.
Poética
Di la verdad.
Di, al menos, tu verdad.
Y después
deja que cualquier cosa ocurra:
que te rompan la página querida,
que te tumben a pedradas la puerta,
que la gente
se amontone delante de tu cuerpo
como si fueras
un prodigio o un muerto
Poetica
Dì la verità
Dì, almeno, la tua verità.
E poi
lascia che succeda qualsiasi cosa:
che ti strappino la pagina preferita,
che ti abbattano la porta a colpi di pietra,
che la gente
si accalchi davanti al tuo corpo
come se tu fossi
un prodigio o un morto
Antonia Eiriz
Esta mujer no pinta sus cuadros
para que nosotros digamos: “¡Qué cosas más raras
salen de la cabeza de esta pintora!”
Ella es una mujer de ojos enormes.
Con estos ojos cualquier mujer podría
desfigurar el mundo si se lo propusiera.
Pero, esas caras que surgen como debajo de un puñetazo,
esos labios torcidos
que ni siquiera cubren la piedad de una mancha,
esos trazos que aparecen de pronto
como viejas bribonas;
en realidad no existirían
si cada uno de nosotros no los metiera diariamente
en la cartera de Antonia Eiriz.
Al menos, yo me he reconocido
en el montón de que me saca todavía agitándome,
viendo a mis ojos entrar en esos globos
que ella misteriosamente halla;
y, sobre todo, sintiéndome tan cerca
de esos demagogos que ella pinta,
que parece que van a decir tantas cosas
y al cabo no se atreven a decir absolutamente nada.
Antonia Eiriz
Questa donna non dipinge i suoi quadri
perché noi diciamo: “Che cose preziose
escono dalla testa di questa pittrice!”
Lei è una donna dagli occhi enormi.
Con questi occhi qualunque donna potrebbe
sfigurare il mondo se se lo proponesse.
Ma, queste espressioni che scaturiscono come sotto un pugno,
queste labbra storte
che neanche coprono la pietà di una macchia,
questi tratti che appaiono all’improvviso
come vecchi furfanti;
in realtà non esisterebbero
se ognuno di noi non li mettesse giornalmente
nella cartella di Antonia Eiriz.
Almeno, io mi sono riconosciuto
nel mucchio dal quale mi tira fuori ancora agitandomi,
vedendo i miei occhi entrare in quei globi
che lei misteriosamente scopre;
e, soprattutto, sentendomi, così vicino
a quei demagoghi che lei dipinge,
che sembra stiano per dire tante cose
e alla fine non si azzardano a dire assolutamente niente.
 
Una muchacha se está muriendo entre mis brazos
Una muchacha se está muriendo entre mis brazos.
Dice que es la desconcertada de un peligro mayor.
Que anduvo noche y día para encontrar mi casa.
Que ama las piedras grises de mi cuarto.
Dice que tiene el nombre de la Reina de Saba.
Que quiere hacerse cargo de mis hijos.
Una muchacha larga como las garzas.
Una muchacha forrada de plumajes,
suave como un plumón.
Una cabeza sin ganas de vivir.
Unos pechitos tibios debajo de la blusa.
Unos labios más blancos que la córnea de su ojo,
unos brazos colgando de mi cuello,
una muchacha muriéndose irremediablemente entre mis brazos,
torpe, como se mueren las muchachas;
acusando a los hombres,
reclamando, la pobre, para este amor
de última hora
una imposible salvación.
Una ragazza sta morendo tra le mie braccia
Una ragazza sta morendo tra le mie braccia.
Dice che è sconvolta da un pericolo più grande.
Che ha camminato notte e giorno per trovare la mia casa.
Che ama le pietre grigie della mia stanza.
Dice che ha il nome della Regina di Saba.
Che vuole farsi carico dei miei figli.
Una ragazza lunga come gli aironi.
Una ragazza ricoperta di piumaggio,
morbida come un piumone.
Una testa senza voglia di vivere.
Piccoli seni tiepidi sotto la camicetta.
Labbra più bianche della cornea dei suoi occhi,
braccia strette al mio collo,
una ragazza sta morendo irrimediabilmente tra le mie braccia,
fuori luogo, come muoiono le ragazze,
accusando gli uomini,
reclamando, la sventurata, per questo amore
dell’ultim’ora
un’impossibile salvezza.
 
5 poesie di Heberto Padilla (Puerta de Golpe, 20 de enero de 1932 – Auburn, 25 de septiembre de 2000)
 
tratte da”Fuori dal gioco” (a cura di Gordiano Lupi, Edizioni Il Fogilio, Piombino 2013)

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