Jorge Garcia Sabal – Una poesia – Versione italiana di Antonio Bux

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Figura sola

Vi è un silenzio amaro e una voce
propria, esiliata, caduta che suona
come pioggia calcinata.
Vi è un osso simile ad un occhio
come un’acqua viva, sembra
il sussurro d’una lingua straniera.
Vi sono, quando è fuga il giorno, date
e luoghi e gente: ciò che ha vibrato il corpo
e vissuto lo sguardo e trattato la voce. Vi è
quel che si abbandona: lettere, telefoni
indirizzi, amici di amici:
un’agenda completa senza suono.

E nell’oscurità, ormai fuori posto, si può
guardare nient’altro, un orizzonte messo
in mani assurde, forse nuovo,
dove ancora non ci sono cose: un niente
mai aperto.

 

Figura sola

Hay un silencio amargo y una voz
suya, desterrada, que cae y suena
como lluvia de cal.
Hay un hueso que parece un ojo, que
parece un aguaviva, que parece
el susurro de una lengua extranjera.
Hay, cuando huye el día, fechas y
lugares y personas: lo que tocó el cuerpo
y vivió la mirada y trató la voz. Hay
eso que se abandona: cartas, teléfonos,
direcciones, amigos de amigos:
una agenda completa sin tocar.

Y en la oscuridad, ya sin sitio, se puede
mirar nada más un horizonte puesto
en manos extrañas, tal vez nuevo,
pero donde no hay todavía cosas: nada
para tocar.


Jorge Garcia Sabal

Da “Tabla rasa”, Ediciones del Dock, 1991
Premio Diario “La Nación”, 1990

Versione di Antonio Bux

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