LEOPOLDO MARÍA PANERO – TESTI TRATTI DA “COSÌ FU FONDATA CARNABY STREET” – TRADUZIONE DI ANTONIO BUX

PANERO

 Questi testi di Leopoldo María Panero sono tratti dal volume “Así se fundo Carnaby Street” del 1970. A tutti gli effetti si può parlare di questo libro come di quello d’esordio di Panero, anche se nello stesso anno aveva già pubblicato alcuni inediti nell’antologia “Nueve novisimos poetas españoles” a cura di Castellet. Questo libro, dunque, è la sua prima raccolta unitaria. Più che di poesie, si tratta di lacerti in prosa, brevi incisi visionari e lugubri, che aprono ad un mondo fiabesco, descritto da Panero ad ogni pagina come in una sorta di “trip” rivoluzionario e alchemico. Di quel periodo i primi turbolenti ricoveri psichiatrici e le scorribande che lo hanno portato più volte all’arresto. Inizia così a prendere corpo il manto nero e magmatico della poesia di Panero, che da lì in poi diventerà una sorta di icona maledetta, ma soprattutto uno dei maggiori e originali poeti del secondo novecento d’europa. Riporto pochi scorci del libro che sto finendo di tradurre e che volevo proporre come anticipazione.

Grazie,

Antonio Bux

XV

Mentre si tagliava le unghie scoprì, in un angolo della stanza, le scimmie azzurre che gli sorridevano, che gli facevano l’occhiolino.

IL RAPIMENTO DI LINDBERG

All’alba i bambini salirono sui loro tricicli, e non fecero mai più ritorno.

XVII

LA METAMORFOSI

Arrivato a casa aprì il pacchetto, che conteneva un aeroplano giocattolo. Lo baciò dolcemente. Era Icaro, gli sorrideva.

XIII

EVOCAZIONE

Ah, chi avrebbe potuto vivere quell’epoca oggi così lontana, ed essere stato una ragazza pallida che toccasse il piano e nei tramonti ricamasse col telaio, aspettando il fidanzato dietro la cortina che si sarebbe mossa al suo passare, e avere una scatola di dischi piena di balli tristi, e chiamare un ragazzo nella luce di una candela “cavaliere”, e recitare versi che si perdono tra l’edera delle finestre!

CAPITANO MARVEL, DOVE SEI?

XII

L’UOMO CHE VOLEVA VIAGGIARE DENTRO UN’AUTO DI PLASTICA

Infine, optò per un dinki-toys. Aprì con cura la portiera. Dentro gli sorrideva il mago di Oz, lo invitò ad entrare.

XXIX

Le figlie della carità si dedicavano ad ingabbiare usignoli, affinché smettessero di cantare, affinché avessero una morte lenta, per poi farsi delle collane con le loro piccole ossa brillanti.

XIX

LA LEPRE IMPLORA INVANO
IL CACCIATORE

Il cacciatore (risposta): Ma io possiedo solo l’arte di uccidere, e non il potere di vivere.

XVIII

E quella sera che andai al balletto russo. Mio padre mi teneva la mano. Il suo sorriso sembrava la morte. O era lui che le somigliava? La cenere della marijuana è bianca. Questo, ovvio, non s’impara a scuola.

HO INCONTRATO SOLO RAGNATELE

Ho incontrato solo ragnatele. Vecchi balli spenti negli angoli. Ho incontrato sorrisi: di debuttanti, di contesse in rovina, di cacciatori di dote. Anche il sorriso del Re, felice per il ritorno di suo figlio.

THE UNIVERSAL SOLDIER

Avevo fame e gli aerei già a pelo d’erba, e i corpi decapitati, e le pallottole perdute, naturalmente, come avevo potuto dimenticarlo. Si trattava di una vecchia storia di corpi dissanguati. Come avevo potuto dimenticarla. Il lavoro, le preoccupazioni giornaliere e le medaglie riempiendosi di polvere. Era una vecchia storia. Lo strepito delle sfilate e, ora, i clacson. I monumenti, i campi devastati, la luna sanguinolenta. Notizie lontane, già, gli anziani riuniti in piazza, all’imbrunire, parlano quasi senza muovere le labbra; mio nonno ancora ricordava gli indiani. Il tempo, la polvere.

VELENO PER TOPI

Provi lei a ballare in una stanza al buio. O ad arrivare, attraversando una cornice, nella stanza accanto. Provi lei a staccare il telefono. O a gettarsi nella piscina, e sentire l’acqua gelata sulla pelle, e a tremare, a tremare fino a non vedere più niente.

***

Le conversazioni. Lei può, se vuole, raccontare aneddoti. Per quello, ci sono molti modi di costruirsi un repertorio originale. Se non trova niente da dire, può accendersi una sigaretta. C’è chi ricorre all’alcol, chi alle droghe. È indispensabile possedere un’ottima memoria. Prima di tutto quello che lei racconta deve interessare l’ascoltatore perché, altrimenti, non vi sarebbe conversazione. Eviti i silenzi prolungati. Però quale grande conversatore non è mai inciampato, almeno una volta, in un silenzio prolungato?

IL RITORNO DEL FIGLIOL PRODIGO

Non ha mai guardato, lei, dentro a un telefono? Lui sì, lo fece, rendendosi conto che dall’altro lato vi erano due lattine legate ad un filo coi giochi e i passatempi del Tesoro della Giovinezza. Sì, le lattine, e il filo di rame, s’introdusse nell’auricolare come in un oscuro portale, ma arrivò a casa sua troppo tardi per fare merenda.

IL POEMA DEL CHE

Fu la prima volta che assistetti alla morte di un nano. La sepoltura fu toccante, il giorno del funerale la chiesa era affollatissima. Cercai di scorgere il cadavere. I topi mordevano furiosamente la sua pelle rosa. Tutti capimmo, allora. La peste era giunta a Spoletto.

OMAGGIO A CARYL CHESSMAN

“Le camere a gas che si utilizzano negli Stati Uniti per eseguire le sentenze di pena di morte funzionano, in linea generale, nella maniera seguente: mediante l’azione di una leva cadono quattro sfere di cianuro in un dispotivo di acido, generando il gas. La morte è istantanea”.

***

L’uomo Giallo fu crivellato di colpi da un auto in corsa sulla Calle Mayor, davanti la saracinesca di una libreria. Gli si avvicinarono tutti per ascoltare le sue ultime parole, che più avanti sarebbero finite nel libro delle frasi celebri. Ma l’Uomo Giallo non ebbe, per loro, ultime parole. La situazione divenne imbarazzante. L’arcivescovo pronunciò un discorso.

***

Fu la prima volta che parlai con l’Uomo Giallo. Disse qualche nome, lo ricordo confusamente. Ma non parlò del sole né fece allusioni su qualche conoscente. Nemmeno parlo di sé. Come poteva farlo? Chi era l’Uomo Giallo? Quando era arrivato in città? In un’altra occasione lui stesso mi confessò di non sapere niente al riguardo. L’Uomo Giallo non era come gli altri, su questo non vi erano dubbi. Però nemmeno era un supereroe, come Superman o Mandrake o Batman; dato che non aiutava la polizia a risolvere casi. C’era chi giurava addirittura che fosse amico di gente poco raccomandabile. Ciò nonostante, non vi furono mai prove di questo. L’Uomo Giallo stava in libreria. Solo questo di lui si sapeva.

***

È morto l’inventore del DDT. Si chiamava Oscar Frey, e nonostante la sua scoperta non ebbe l’importanza di quelle di un Koch, o di un Pasteur o di un Fleming, bisogna ricordarlo, perché grazie a lui forse i nostri figli non conosceranno mai i tormenti del prurito d’una puntura di cimice o di zecca.

TESTI DI LEOPOLDO MARÍA PANERO TRATTI DA “ASÍ SE FUNDO CARNABY STREET”

“COSÌ FU FONDATA CARNABY STREET”

TRADUZIONE DI ANTONIO BUX

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