GIUSEPPE BONAVIRI – UN COMMENTO E 3 POESIE DA “I CAVALLI LUNARI” (SCHEIWILLER, 2004)

bonaviri

 

 

 

LA FANTASTICA SUGGESTIONE NATURALISTICA DI BONAVIRI

 

 

Giuseppe Bonaviri (1924-2009) fu medico specializzato in cardiologia e scrittore, nonché poeta. Scoperto da Vittorini, che lo pubblicó subito per Einaudi, ha trasferito nella sua narrativa e nella sua poesia una percezione vivissima della dimensione corporale e della natura. Da un avvio solo apparentemente ascrivibile a suggestioni neorealistiche (Il sarto della stradalunga, 1954; La contrada degli ulivi, 1958), Bonaviri è passato alla progressiva definizione di un mondo tutto fantastico che si nutre degli echi della sua cultura siciliana e del suo umanissimo smarrimento, in una Sicilia mitica e magica, abitata da una natura imponente, sulla quale troneggia spesso il ricordo dell’insediamento preistorico che ancora sorge nei dintorni di Mineo, città natale dell’autore, vera protagonista della sua opera: Il fiume di pietra (1964); La divina foresta (1969); Notti sull’altura (1971); L’isola amorosa (1973); L’enorme tempo (1976); Dolcissimo (1978); Novelle saracene (1980); È un rosseggiar di peschi e d’albicocchi (1986); Il dormiveglia (1988); Ghigò (1990); Il vicolo blu (2003); L’incredibile storia di un cranio (2006). Una precisa coscienza della continuità di prosa e poesia rivela L’incominciamento (1983). Della sua produzione in versi occorre citare anche: Il dire celeste (1979); O corpo sospiroso (1982); Quark (1982); L’asprura (1986); Poemillas españoles ed altri luoghi (2000); I cavalli lunari (2004). Scrittore di accesa inventività linguistica, più volte candidato al premio Nobel, nel 2006 ha pubblicato Autobiografia in do minore, racconto di scoordinata sopravvivenza, storia sommessa di una vita che si snoda sul duplice piano temporale dei ricordi e del presente; lungo lo stesso percorso intimista si colloca il racconto che ha fatto di sé stesso nel documentario di M. Perrotta, Bonaviri ritratto (2007). La sua poesia, invece, di piglio spesso picaresco, unita alle sempreverdi memorie di un epos familiare e alle tradizioni di una sapienza contadina siciliana o, meglio detto, mediterranea, si tramuta in una esilarante osservazione lirico/tecnica, in una avvolgente spirale giocosa, e in  questa si aggiunge un interesse biologico-fisico, trasfigurato poeticamente per l’occasione, ma pur sempre attento a un uso personale e originalissimo della terminologia scientifica.

 

Riporto 3 poesie dalla sua ultima silloge “I cavalli lunari” edita da Scheiwiller nel 2004, nell’allora collana diretta da Giovanni Raboni.

 

Antonio Bux

 

 

 

 

L’EMORRAGIA RETINICA DELLA LUNA

 

Mia madre mi diceva: “Senti,

figlio, quando è in brillanza la luna sugli

ulivi e nelle valli, in selve e monti,

 

tuo padre nella bottega per la cruna

di un ago la sogguarda, e ne vede l’occhio

sinistro, e quello destro che si imbruna”.

 

Ora avvenne il 9 agosto 1994* che la luna

ebbe emorragia retinica all’occhio destro,

e lassù i lunari corsero alla finestra

 

verso la terra, e in ispavento a lungo sulle dune

nel mare crisium cantarono galli e grilli

ché la luna non riusciva ad attrarre la terra**.

 

Che traballò su se stessa offuscata. Presto si disserra

la porta del cielo mentre sul monte Cáira,

verso Cassino, Silvano Savo e Giovanni Sturniolo***

con giganteschi grandangolari oftalmoscopi

seguivano fra sassi e cornioli

i fluenti mari del satellite e le sue rupi.

 

 

 

*In tale data, l’Autore ebbe emorragia retinica all’occhio destro da trombosi parziale della vena retinica centrale.

 

**Si presuppone che sia la luna ad attrarre gravitazionalmente la terra.

 

***Sono i nomi dei colleghi oculisti di Frosinone che assai affettuosamente seguirono in quei mesi Bonaviri.

 

 

 

 

***

 

Tempo, che da Gea e Urano

ti sei espanso in miliardi di bracci

elettromagnetici creando in lacci

galassie e nubi nere in un vano scorrere!

 

Sulla terra hai creato mari

e pesci, e gorghi, foreste verdi,

il pettirosso, il cagnetto Pou*, i Lari,

bimbi di cui ogni prato si inverdì.

 

Ricordo il tuo fiatare nel buio

di Mineo, nei vicoli, nelle ninnenanne

cremisi delle madri, di cui si riempiva

ogni forra, pipistrelli e canne dei ruscelli.

 

Nella tua sempiterna (ohoh!) espansione

fatta di quark e fermioni, ti imbuchi

in sconfinati buchi neri, e inghiotti lune,

i nostri amori, e ti inrughi sui corpi.

 

Ma un volo di bambine da Raffaella guidate

in camicetta rossa, e treccine, e d’oro

ali, ti circonfonderà, e su di te appiattate

ti scioglieranno finché tu ne muori.

 

*È il cagnetto dei nipoti. Pou in francese è la pulce.

 

 

 

 

BATTERIOGRAMMA VAGINALE*

 

Era un oscuro mondo

immondo di cripte e di glándule,

di filugelli filanti e augellin

cantanti. Dentro, blándula

era l’anima, e purpurei ruscelletti

ne solcavano le leucocitarie acque**.

I trichonomas vi nuotavano in perfetto

ordine con accanto clamydie in vesti di bisso.

 

Se sul monte di Venere veniva l’alba

e vi si inoltrava in bianchi fili scialbi,

la candida albicans e fligliuoline albicanti

fra lo scolar pio succhiavano fotoni

albari d’argento; e in incantamento

si inchinavano a S. Maestà Glande

che paffuto e in spavento guardava,

e penetrava, fra delicatissime mucose di cera.

 

 

*Fra i batteri usuali e più frequenti rinvenibili nel cavo vaginale ci sono: la candida albicans, i trichonomas, le clamydie, gli oligoplasma, gli streptococchi agalacti.

 

**I leucociti, globuli bianchi del sangue, si repertano frequentemente nei muchi vaginali. Da qui, l’espressione “leucocitarie acque”.

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2 thoughts on “GIUSEPPE BONAVIRI – UN COMMENTO E 3 POESIE DA “I CAVALLI LUNARI” (SCHEIWILLER, 2004)

  1. Trovo notevole sia la proposta di Bonaviri (poeta e scrittore di grande levatura purtroppo ignorato – solo su Carteggi letterari, se non vado errato, si è riparlato recentemente del’autore di Mineo) che la scelta di questi tre testi i quali, nello stesso tempo, dimostrano l’originalità di Bonaviri e forniscono un saggio del suo mondo personale, linguistico e poetico. Grazie di cuore.

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