ANTONIO CAMAIONI: UNA MIA RIFLESSIONE CRITICA E 5 POESIE TRATTE DA “DEI CORVI E DELLE SPIGHE” (DI FELICE EDIZIONI, 2013)

camaioni

 

 

 

 

ANTONIO CAMAIONI: L’ERRANZA METALIRICA DEL RITORNO

 

 

Antonio Camaioni (Martinsicuro, 1952) è un poeta importante e sommerso. Della sua poesia si sono occupati, tra gli altri, personaggi come Andrea Zanzotto, Gianni D’Elia, Flavio Santi, G.B. Squarotti, Roberto Roversi, ma è sempre stato uno di quei poeti appartati, che fanno del silenzio letterario la propria forza. Quanto al silenzio biografico dell’autore, non si può invece dire che egli sia stato un’anima taciturna, anzi, il suo carattere indomito lo ha portato, a soli vent’anni, ad imbarcarsi per l’Africa, dove vi ha passato ben dieci anni (una sorta di Rimbaudiana reminiscenza) per poi ritornare nel paese natio, soggiornando per un periodo a San Patrignano, e  per dedicarsi definitivamente, come fa tutt’ora, alla poesia, ribadisco, da un luogo imprecisato dell’anima, sempre con discrezione e maneggiando il silenzio come antidoto al male quotidiano. Dopo appunto molti anni di silenzio letterario è uscita, nel 2013, con l’aggiunta di alcune poesie inedite, l’opera antologica «Dei corvi e delle spighe»  (Di Felice edizioni, collana “Il Gabbiere”, diretta da Sante De Pasqale) proprio di Antonio Camaioni, “Poeta avventuriero e ribelle: proprio come Arthur Rimbaud, compie un viaggio in Africa che dura più di dieci anni. Poeta notturno: proprio come Dino campana… Testimone inquieto e interprete radicale dell’essere..”  (dalla bella prefazione di Valeria Di Felice). La poesia di Antonio Camaioni vive del suo precipitato lirico, così pieno di rimandi e di strappi metaforici e sintattici, passando tra le varie forme ora con tumulto passionale, ora con consapevolezza nitida e piana, sempre marchiando il ritmo con un simbolismo oscuro però suadente. Gli intrecci e i rimandi ad una certa produzione quale quella di Campana o di Celan, o proprio ricordando il già citato Rimbaud o anche volendo Baudelaire o Whitman, si annidano a questo singolare dire metalirico che, senza alcun timore musicale e panico, si fa fuori da ogni scuola contemporanea, e trova una sua strada autonoma e precisa, che assurge a delirio e grido d’invettiva contro la propria condanna umana. La scuola di questo poeta rimane la strada, la durezza intrapresa appunto nei viaggi, non solo fisici, al quale il Camaioni è stato abituato durante la sua esistenza, e che non sembrano abbandonare, tramite il loro influsso magico, la parola poetica dell’autore, che si fa dunque poesia dell’erranza divina e del ritorno. Un poeta non facile da penetrare, così vicino alla poesia di Lorenzo Calogero, per la sua opaca ridondanza ritmica ed espressiva, ma davvero denso e vivo, come pochi, proprio per questa sua tellurica modulazione iper poetica e spiazzante, così sperduta e scantonata dal variegato mondo della “poesia” odierna.

 

Antonio Bux

 

camaioni2

*

 

Solo

stelo

la parola –

radici ai vortici

cresce, s’infiora –

se appena un soffio –

dei tremori suoi…

 

e ali

i suoi petali

ai tuoi involi: osali!

 

le più leggiere, credi,

delle croci.

 

 

*

 

E franto, d’improvviso,

l’orizzonte impietrito de l’attesa:

dal ghigno

d’un dio coagulo

di nembi – conflagranti

su atterriti verdi crinali

sprofondanti

in sepolcrali nebbie –

 

e lontano,

lontano, laggiù,

in foschi albumi

tuorli di lombi e cuori, forse:

gli erranti, partenti o tornanti

e mai giunti, mai evasi

dalle mura catenati

delle segrete, ignari,

dei se stessi…

 

 

 

*

 

Il dormiente –

quel destriero

che pestò prati

delirando cieli –

 

è questo ciuco

dai garretti rotti

arrancando, aggiogato,

volto a strame, a sterco.

 

 

 

*

 

Spogli

di mondi

in veli di brume:

sussurri

sui labbri di sera…

 

oh, dalla sera, ferita:

fiumi d’orti, preistorie di luce

libata, raccolta in questa valle,

in un nicchio d’inchiostro.

 

 

*

 

Di certi suoi inchiostri torrenti

tu non puoi risalire

alle fonti

 

ma seguendone il corso

scoprire le fosche tue foci…

Advertisements

2 thoughts on “ANTONIO CAMAIONI: UNA MIA RIFLESSIONE CRITICA E 5 POESIE TRATTE DA “DEI CORVI E DELLE SPIGHE” (DI FELICE EDIZIONI, 2013)

  1. Bux è sempre splendido quando presenta un poeta. E lo è anche perché va a scavare, cerca. Deve leggere come un matto, penso. Poi ci tira fuori queste cose. Quest’uomo, Camaioni, anzitutto mi piace per la vita che ha fatto e che fa. Per me è molto importante. Mi preoccupano quelli che fanno i professori, piuttosto. Siccome per scrivere qualcosa, qualcosa bisogna pur vivere. Camaioni è denso, ha ragione Bux, per quanto rarefatto. Un’incongruenza? E perché mai? Perché se uno da una pietra rtiesce a estrarne l’acqua, vale davvero la pena averlo incontrato:

    oh, dalla sera, ferita:
    fiumi d’orti, preistorie di luce
    libata, raccolta in questa valle,
    in un nicchio d’inchiostro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...