TED HUGHES – 5 POESIE TRATTE DA “PENSIERO-VOLPE E ALTRE POESIE” (MONDADORI – 1973)

hughes

 

 

 

DONNA CHE HA PERSO LA CONOSCENZA

Russia e America girano intorno l’una all’altra;
minacce dan di gomito a un atto che era senza dubbio
uno sciogliersi della matrice nella madre,
pietre in scioglimento intorno alla radice.

Spento il vivo della terra:
la fatica di tutte le nostre epoche una perdita
fino alla foglia e all’insetto. Tuttavia un pensiero fugace
(da non ritenersi ridicolo)

schiva il nero che cancella il mondo
nel gioco della sua ombra: ha imparato
che non vi sono date cui affidarsi (affidate alla fortuna)
quando è stabilito che il mondo brucerà;

che il futuro non è calamitoso mutamento
ma adesso un simulare malattia,
storie, città, volti che nessuna
malignità o disgrazia sconvolgono molto.

Sebbene bombe si contrappongono a bombe,
sebbene l’umanità intera spira e nulla sopravvive –
la terra finita in una vampata fulminea –
una minor morte giunse

sul bianco letto d’ospedale
dove una, stordita oltre i suoi ultimi sensi,
chiuse gli occhi sull’evidenza del mondo
ed affondò la testa nel guanciale

 

QUATTRO LUGLIO

Le calde secche e i mari da cui rechiamo il nostro sangue
scemarono adagio; raffreddate
in estuario d’acque di scolo, in laghetto vivaio di trote.
Persino il Rio delle Amazzoni è vessato e perlustrato

per stabilire leggi da parte di poche mascelle –
piranha e giaguaro.
Il fiato da venditore ambulante di Colombo
soffiò all’interno attraverso l’America del Nord
uccidendo l’ultimo dei mammut.
Le mappe giuste non hanno mostri.
Ora i vaneggianti spiriti della mente
scacciati dalle loro a detta di viaggiatori

irraggiungibili isole,
dai loro paradisi e dai loro brucianti inferi,
attendono ottusamente al semaforo,
o si curvano sui titoli, senza assimilare nulla.

 

LA PORTA

Fuori sotto il sole s’erge un corpo.
È crescita del mondo solido.

È parte del muro di terra del mondo.
Le piante della terra – quali i genitali
e l’ombelico infloreo
vivono nei suoi crepacci.
Pure alcun creature della terra – quali la bocca.
Sono tutte radicate nella terra, o mangiano terra, terrose,
ispessendo il muro.

Ma c’è un ingresso nel muro –
un nero ingresso:
la pupilla dell’occhio.

Per quell’ingresso giunse Corvo.

Volando da sole a sole, trovò questa dimora.

 

ESSERINO

O esserino, che ti nascondi dai monti tra i monti
ferito dalle stelle e che perdi ombra
che mangi la terra medicinale.

O esserino piccolo senz’ossi piccolo senza pelle
che ari con la carcassa di un fanello
che mieti il vento e trebbi le pietre.

O esserino, che tambureggi nel cranio di una mucca
che danzi con le zampette di un moscerino
col naso d’un elefante con la coda d’un coccodrillo.

Diventato così saggio diventato così terribile
suggendo i muffiti capezzoli della morte.

Siediti sul mio dito, cantami nell’orecchio, o esserino.

 

PENSIERO-VOLPE

Immagino la foresta di questo momento di mezzanotte:
altro è vivo
oltre la solitudine dell’orologio
e questa pagina bianca dove si muovono le mie dita.

Attraverso la finestra non vedo stelle:
qualcosa più vicino
sebbene sia più profonda entro l’oscurità
sta penetrando la solitudine:

freddo, delicatamente come la neve scura,
il naso di una volpe tocca un ramoscello, una foglia;
due occhi servono un movimento che adesso
e ancora adesso e adesso e adesso

depone chiare tracce sulla neve
tra gli alberi, e cautamente un’ombra
storpia si trascina tra ceppi e nell’incavo
di un corpo che ha l’audacia di giungere

attraverso radure, un occhio,
un verde fondo e dilatato,
brillante e concentrato,
che se ne viene per i fatti suoi
sino a che, con improvviso acuto caldo puzzo di volpe
non penetri la buca nera della testa.
Ancora senza stelle è la finestra; batte l’orologio,
la pagina è tracciata.

 
5 poesie di Ted Hughes (Mytholmroyd, 17 agosto 1930 – Londra, 28 ottobre 1998) tratte da “Pensiero-volpe e altre poesie”, a cura di Camillo Pennati (Mondadori, 1973).

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