PIETRO PISANO – 4 TESTI INEDITI

pisano

 

 

 

 

LETTERA APERTA AD UN GIOVANE “ASPIRANTE” (CHE VUOLE RESPIRARE 🙂 ) POETA

 

Premetto che non sono un critico. Mi limito, come sempre, a leggere poesia e a trarne conclusioni, attraverso semplici considerazioni, e secondo i miei gusti e canoni, discutibili certamente, ma sinceri.
Ricevo da Pietro Pisano, un poco più che trentenne marchigiano stabilitosi a Roma, alcuni suoi  inediti (a dire il vero, Pietro è ancora inedito del tutto).
Avevo già avuto modo di leggere Pietro in precedenza, apprezzandone alcuni spunti e la voglia di mettersi in gioco e di migliorarsi, oltre che apprezzare in lui quella attenzione da lettore sempre acuta e sincera. Più volte Pietro ha rimarcato la sua stima nei miei confronti, ed io ho sempre cercato, appunto per questo, di essere il più sincero possibile. Sempre nei limiti della mia ignoranza, come anticipavo.

 

Ma di certo non dedico questo post a Pietro per “consorteria”, anzi, ho notato in lui un certo miglioramento nella sua personale ricerca, anche se noto ancora qualche inceppamento,  forse voluto, forse inconscio, qualche sbilanciamento formale che in una qualche maniera ne limita un potenziale che è decisamente evidente, specie in questi testi che ho scelto di pubblicare, dove si evidenzia una corrosività immaginativa e una tensione ritmica che rende più sincopato, ma sempre col giusto filo teso, il discorso, e dove l’escursione del pensiero si contorna di una buona traccia eversiva.

In altri, invece, la destrutturazione sintattica, sicuramente voluta, fa spesso perdere il filo del discorso. Mentre nei testi più felici, più lineari, più sciolti ed equilibrati, come anticipavo, si intravede un consistente pragmatismo letterario fuso ad una buona ricerca d’immagini e di soluzioni metaforiche (tra tutti i testi, il migliore, a mio modo di vedere, è il II di Turn on); insomma testi che fanno auspicare ad un cammino ben preciso.

 

I rimandi letterari di Pietro sono certi: su tutti penso a Magrelli, e ad altri giovani poeti dei nuovi movimenti poetici “d’avanguardia”. Anche se, come dicevo, secondo me Pietro sta ancora scavando e ricercando una propria “voce”, che sia mutante o immutabile, che sia più lirica o meccanica, questo lo dirà poi solo il tempo, ma avverto che questa necessità o urgenza che lo porta a scrivere, ancora non gli lascia intravedere il giusto respiro del suo quotidiano percepire, e a volte si avverte questo eccesso, che sicuramente potrà essere limato con l’esperienza letteraria e di scavo nella vita di tutti i giorni.

 

Il mio consiglio, molto umilmente (è un consiglio che do anche a me stesso, davvero) è di lasciare per qualche attimo i nostri reciproci rimandi letterari e provare a dare spazio all’originalità del nostro sentire, cercando di ricavarne distillati di senso e tracciati ancora poco consueti, dove poter liberare ciascuno il proprio difficile e arduo labirinto. Poi solo il tempo, come succede per  tutti, potrà dire se siamo stati abili “sbagliatori di muri” (come spesso mi piace autodefinirmi) oppure semplici “facchini del verso”. (Mi sento, però, anche in dovere di “segnalarti”, qualora tu non conoscessi, un poeta marchigiano, forse uno tra i più grandi, che sicuramente ti potrà dare nuova luce e consiglio, e che sicuramente ti piacerà molto; parlo di Remo Pagnanelli, poeta maceratese tragicamente scomparso sul finire degli anni ’80, quando aveva circa la nostra età. Sicuramente poi mi saprai dire cosa ne pensi.

 

Spero che Pietro apprezzi la mia sincerità, e lo invito a proseguire per questa strada, se sente che è davvero la sua, nonostante il silenzio e le critiche o l’indifferenza che magari sembrano avvolgerlo – ci sono passato anche io –  lo invito ad insistere, perché io vedo del buono nella sua ricerca, come ho visto buone e con un forte senso di empatia con la mia scrittura queste poesie che mi permetto di pubblicare sul mio blog.

 

Continua così, e grazie per la fiducia in me riposta.

 

Scusami ma sono un pessimo poeta, e un ancor più pessimo critico 🙂

 

Faccio quello che posso.

 

Con affetto e stima,

 

Antonio Bux

 

 

4 TESTI INEDITI DI PIETRO PISANO

 

***

 

Il Traffico entra ed esce
dal discorso
nel disordine dei corpi
trova sempre una strada laterale
nel sangue

nella testa si nasconde poi risale

regola i battiti sbilenchi
extrasistole e aritmie
si fa spazio che dolora nei tendini
mentre noi diventiamo
l’oceano,
il rumore della notte dall’alto
dei grattacieli,
quando si compongono le mappe
delle città che ci abitano

così è impossibile restare
ma anche tu senza volerlo
sei il contagio
di questo liquido urbano

 
***

 
Da Turn on

 

 

II

 

Se sente un rumore in cui esiste a tratti
è l’autostrada delle menti
che percorre i chilometri
della sua possibilità. Questa
bocca che ripete il protocollo
della disattenzione
non attende lampo o grido,
vicinanza o vendetta
ma lampione e semaforo,
buongiorno, buonasera: così rispondere
è stabilire il luogo abitabile
mentre parlano i vestiti
come demoni. Questa pagina
conquistata nei dettagli
e nelle veglie sgangherate
è il testimone muto
di quell’accendersi nonostante.

 

 
III

 

La parola mattina mi attraversa le vertebre,
scende nei palmi di mani e piedi
nei vasi sanguigni cerca
il percorso che veicoli il sangue
al ricordo della luce
o la fresca sensazione
del cuscino sulla guancia, il braccio
che per metà riferisce
lo spazio, le distanze nella stanza,
la precisa posizione
del corpo nei rumori del mondo.

 

 
***

 

Proseguiamo per vuoti concentrici
laddove l’inedia digrada
i colori del giorno
nel bianco
e un pensiero dall’occhio
severo ci scruta srotola
il nastro della mente,
prende a setaccio il pianale
dove le cose posano come reliquie
di una luce abnorme

un difetto
che di ora in ora
ingigantisce come l’estate
in una foto

galleggia nel silenzio.

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