ALCUNE POESIE DI REMO PAGNANELLI

pagnanelli

 

Mia ombra mio doppio,
talvolta amico ma più spesso
straniero che mi infuria ostinato,
mio calco che nessuna malta riempie,
fantasma appena colto,
di te ho centinaia di fotogrammi
sfrenati dalle corse, trattenuti
nelle reti, mio ombrello protettivo
paratutto, già cieco già binomio d’altro,
convengo con te quel che segue.
Niente di umano scoperchia la follia.
(1977)

Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p. 42
[Epigrammi dell’inconsistenza]

 

Vorrei fare una lunga vacanza nella terra.
Mie notizie porterebbe il vetro del mare o qualche animale
dal mugugno impigliato nel trabocchetto del buio.
A chi volesse trasmigrerei nelle stagioni intermedie
il fresco dal mio sottocutaneo (la terra
si raffredda più presto del mare), risolto
nel minerale, spesso in simbiosi col vegetale,
assoggettato in altra specie dall’acqua che disperde,
in più sciolto da ogni esperimento di corporeità.
(1976)

Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p. 28
[Epigrammi dell’inconsistenza]

 

Non è presuntuoso pensare
di aver attirato l’attenzione
di un dio? Forse nessuno si
interessa alla nostra storia
e lo stato sconnesso in cui versa
e sembra che voglia concludersi, compete solo noi.
Ma finire nella dimenticanza,
nell’appiattimento più totale
non ci piace e così inventiamo
l’odio di un nume che illumini
almeno l’ignominia
con cui l’abbiamo seguita.
Questa punizione è sicuramente abbastanza.

Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p. 77
[Dopo]

 
Les Adieux

infilàti in una nebbianebbione tra ordini e contr’ordini gridati
si rivedono i due vecchi amanti da tempo in un ipotetico oltreche.
Lui può assaporarla giovane come ancora la sognava –
hanno l’opportunità di dire te l’avevo detto che non finiva
… anche qui dandosi incontri che falliscono, dove gli dei
non si avventurano facilmente, tutto retto ancora dal caso.
Ma il sospetto di stare assistendo ad un film d’infimo ordine
non li abbandona … e in qualche modo ne sono fuori
comunque, per un po’ d’odore si rianimano al solo guardarsi
fra le crepe rattrappite dei loro corpi di bacca (in una
nebbia-nebbione)

Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p 95 e p. 199
[Musica da Viaggio , poi confluito in Atelier d’inverno]

 

Cadenza d’inganno
Un deserto di conifere scure distese. Lì un bianco amore.
Dune vuote in faccia al mare (eppure è estate) che suonano dolcezza.
Fanno pensare a chiglie capovolte di fossili. Donne vuote. Otri nell’orto adriatico
O non è invece (della dolcezza) la dedizione, il seguire passo passo la cuna dell’estate
La seduzione la dedizione insigne e azzurra di sagome di cartilagine tra le
Acque spesse – ne scelsi una, la tua bambina.
Mi prendevi la mano, pendevi dalle mie labbra (io dispiegavo carte da gioco),
Dunque non era infanticidio (ma adulticidio).
Freud e gli atti di violenza sessuale subiti dai fanciulli come matrice delle
Nevrosi, poi abbandonati per l’Edipo. Invece ripresi da Fliess (però malato,
non più in grado).
L’estate fugge nelle province ctonie. Il verde non è più quello di una volta.
Tace il mare (sì, che ci accontenteremmo di false fughe, falsi fondali, gioventù
Da dilapidare).

Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p 99 e p. 201
[Musica da Viaggio , poi confluito in Atelier d’inverno]

 

Per una probabile cecità
Sull’argine o è una passerella di marmo bucherellato,
grigiounto dalle continue presenze, sempre più gremito
di cari e meno cari che stanno a mezzocorpo
a goderselo quell’ultimo sole,
tutti improrogabilmente senza memoria
ma contenti malgrado la mancanza di tale sentimento
non tolleri sorprese, contenti dicevo
di questa esemplare forma di democrazia
finalmente elargita con misura e senza sprechi,
senza il peso di quelle vite che si arguisce
per nulla facili, anche tu non importa in che fogge
o forme passata di là, non dài nessuna notizia
e nemmeno emetti suoni o gesticoli,
ma che dico, divenuta altro che non so
e non riesco a immaginare, né bestia né albero
ma buio, silenzio e niente,
semplicemente il niente
di un orizzonte lontano…
Non è che non sortisci effetti e
almeno un danno lo fai
impedendo il baratto pesante con la finzione,
così che non posso scrivere che di attese e di una folle speranza.
E ora chi oltrepassa la cortina
e di nuovo si lascia sedurre a ipotizzare in che zona sei,
che fai e che pensi … ma che là e qua,
tutti mentono, tutte menzogne,
tu non torni
e solo nel sogno le ombre danno spago
mentre si contorcono nelle rivelazioni.
Pure, una volta,
approvasti con piccoli tocchi la mano
che s’infilava nella tua.
Da un risucchio:-
dopo starò a guardarvi, come da un esterno
si guarda un interno, senza intromettermi
troppo, tutt’al più qualche avviso; poco,
pochissimo conto tengo anche per gli occhi.

Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p. 67
[Dopo]

 
Poesie di Remo Pagnanelli

 

 

 

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