UNA POESIA DI ANTONIO GAMONEDA – TRADUZIONE DI ANTONIO BUX –

Gamoneda5

 

 

 

Conozco al pájaro verdugo. Canta y las aves acuden a sus blancas uñas. Luego, las crucifica en los espinos. Desgarra y canta a causa del amor y se alimenta de lo que crucifica. Sueña con pétalos sangrientos. No se sabe si es pájaro que llora.

En otro tiempo,

yo vi el alma del caballo, su dentadura en el rocío. Hay un caballo dentro de mis ojos y es el padre de los que después aprendieron a llorar. Ahora

alguien pisa sobre mis sueños. Recuerdo que las serpientes pasaban suavemente sobre mi corazón.

Escuchar la sangre. ¿Dónde? ¿En la fístula azul o en las arterias ciegas? Allí el hierro silba, o arde, quizá: no somos más que miserable hemoglobina. Allí los huesos lloran y su música se interpone entre los cuerpos. Finalmente, purificados por el frío, somos reales en la desaparición.

Mierda y amor bajo la luz terrestre. Yo abandono mis venas a la fecundidad de las semillas negras y mi corazón a los insectos.

Mi corazón, esta caverna húmeda que sin fin ni causa finge la monotonía de la sístole.

De “Arden las pérdidas”

Conosco il passero boia. Canta e gli uccelli accorrono alle sue unghie bianche. Poi, li crocifigge tra le spine. Lacera e canta, causa l’amore, e si alimenta di quel che ha crocifisso. Sogna petali sanguinanti. Non si sa se è uccello che piange.

In un altro tempo,

io vidi l’anima del cavallo, la sua dentatura nella rugiada. C’è un cavallo nei miei occhi ed è il padre di quelli che impararono a piangere dopo. Adesso

qualcuno preme sui miei sogni. Ricordo che i serpenti strisciavano dolcemente
sul mio cuore.

Ascoltare il sangue. Dove? Nella fistola azzurra o nelle arterie cieche? Lì il ferro fischia, o arde, chissà: non siamo altro che miserabile emoglobina. Lì le ossa piangono e questa musica si intromette tra i corpi. Finalmente, purificati dal freddo, diveniamo reali nella scomparsa.

Merda e amore sotto la luce terrestre. Abbandono le mie vene, la fecondità dei semi neri e il mio cuore agli insetti.

Il mio cuore, questa umida caverna che senza fine né scopo finge la monotonia della sistole.

da

“Bruciano le perdite”

poesie di Antonio Gamoneda

traduzione di Antonio Bux

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