POESIE DI ROBERT LOWELL – DA “IL DELFINO E ALTRE POESIE” –

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ESTATE

1. Harriet, nata il 4 gennaio 1957

Mezz’anno, poi un anno e mezzo, poi
dieci e mezzo – il pathos dei mezz’anni della bambina
che ricompare ogni estate. Il suo Dio una lumaca di mare, Dio una regina
con quaranta servitori. Dio – non continuasti… le cose turbinano
nel morso della sega a catena di qualunque cosa inquadri
l’universo per nome e numero. Per la centesima volta
affettiamo la nebbia e giriamo intorno
al villaggio con i fanali abbassati,
come il primo filosofo Talete che credevo tutto fosse acqua,
e cadde in un pozzo… cercando di trovare la chiave
dell’auto… Non può esser qui, e quindi deve essere là
dietro la prossima curva della strada o banco
di nebbia – accecato dai nostri deboli raggi, un faccione,
bianco quadrante d’orologio, ancora amico della terra.

 

2. Harriet

Una mosca insistente, dorso azzurro, grossa come un pollice – così grossa,
sembra apocalittica nella nostra casa –
sbatte avanti e indietro attraverso il letto della camera della bimba
guardato da un manicomio di animali imbottiti,
nessuno di loro un guerriero. È come un aeroplano
che spolvera frutteti o arabi sul video –
uno dei potenti… uno dei deboli. Inciampa
e picchia il capo di qua e di là,
rendendo più corta una vita malsana e breve.
La uccido, e si aggiunge un altro istante
alla spaventosa manomorta di effimeri:
chiavi, legno corroso dal mare, gusci di ricci
che tu ammucchi con gioia… una mosca morta
spazzata sotto il tappeto, che s’aggrinzisce appagata.

 

3. Elizabeth

Un’insolita maturazione nel legno;
ti sposti d’un centimetro e frammenti muffiti precipitano
in segatura dalla vernice alluminio delle pareti,
una volta fresca e brillante, ora divenuta legno invecchiato.
Raffiche del grido smodato del gabbiano
affiocano nella nebbia… Pace, pace. Tutto giorno le nostre parole
erano ami rugginosi – assenzio… Cara Pace-dell’-Anima,
ci riposiamo da tutto il discutere, bere, fumare,
pillole per la pressione, tre paia di occhiali – immersi
nel sudore della nostra supremazia guadagnata con fatica,
offrendo a una figlia il nostro amore coriaceo. Siamo a cinquanta,
e siamo liberi! Da giovane, vacillando allora sull’orlo vertiginoso
della discrezione, non volevi niente,
se non esser vecchia, non far nulla, scrivere a macchina e pensare.

 

5. Harriet

La primavera è passata all’estate – la pioggia cruda e fredda
incalza gli ambiziosi, fiori e giovinezza:
gli sprazzi delle nostre note crepitano per un’ora, e poi
anche noi seguiamo la natura, impercettibilmente
cambiamo il nostro marrone topo in criniera di bianco leone,
il bianco rado che sbiadisce in un cranio lentigginoso, bitorzoluto,
abbronzato dal decadimento, da molti, molti soli…
Bambina di dieci anni, tre quarti animale,
tre anni da Giulietta, mezza Giulietta,
già maturata per la notte sulla scena –
petali bellissimi, che cosa dobbiamo sperare,
sapendo che una possibilità di scelta non due
è tutto quel che ti è concesso, salute oltre misura, pericolosa
a te stessa più pericolosa agli altri?

 

NEW YORK

1. Serpente

Una delle creature di Dio, proprio quanto te,
o quanto Dio; quale altra piega il dorso in spire
o curve in modo così elegante, per cedere su un punto;
fermenta dal sangue freddo un veleno più cocente;
o lancia loro il cappio del dorso stretto alla gola:
uccello isterico, porco selvatico, o stridulo coniglio?
Spesso lo vedo prendere il sole in giorni luminosi e frizzanti,
quando il caldo ha rifluito dalle sue amate rocce;
non ha costure, è squamato nella sua interezza,
avvolto per esercitare indiscriminata malevolenza.
Ultimamente il suo coraggio lo spinse oltre la pazienza dell’uomo;
lapidato, le ferite aperte, trova la sua tana – condannato
ad andare in letargo per cinquant’anni… Si sgelerà, poi ucciderà –
mia piccola frusta di saggezza, agnello vestito da lupo.

 

!0. Escluso dalle vacanze

“Ci sono dei padri che possono aver dei riguardi,
ma lui è così meravigliosamente eccentrico
a bere latte quagliato e portare calzini rossi.
Andava bene – non averlo in Florida;
Firenze è diversa, – Mamma, figurati, due donne
che mangiano sole nel ristorante italiano!”…
Solo Iddio potrebbe distruggere le meraviglie che crea,
e mettere anche te fra quelle, Charles Sumner Lowell,
lucido Gatto birmano color castagna d’India,
che dimeni le tue anche letterarie come Turgheniev,
il nostro animale i cui unici amici son persone-
ospite ora in un asilo per gatti, mosso alla cieca
dall’Amore universale che muove le stelle
sempre a far prove per il perfetto ritorno.

 

CIRCOLI

2. Das ewig Weibliche

Gli uccelli hanno un corpo più bello e un cervello più piccino –
che chiede alle rondini di sfacchinare,
pulire, cucinare, raccattare una beccata di polvere al giorno?
Se bussiamo alle loro case, fremono strette dalla paura,
passando e ripassando infuriate tutta la mattina attorno ai loro piccoli,
minuscoli come vespe stizzose nella loro palla cenerina.
La natura vive della vita che le capita tra mano –
se potessimo sentire e delicatamente toccare il loro essere,
vespa, ape e rondine potrebbero vivere con noi né più né meno come i gatti.
Il ribollente calabrone giallo nel vestito a sacco
con strisce da forzato, corto sopra al ginocchio
viene cantando a casa… animali dai nervi testi, vespa, ape e uccello,
guerriglieri di giorno poi guardiani della cella,
mia moglie nella sua casa di legno di procreazione e alimento…

 

poesie di Robert Lowell

da “Il delfino e altre poesie”

 

Traduzioni di Rolando Anzilotti

(Arnaldo Mondadori Editore)

 

 

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