BREVE RACCONTO – LA PASSEGGIATA DI UN PRIMATE PARLANTE – DI ANTONIO BUX

 

 

 

 

LA PASSEGGIATA DI UN PRIMATE PARLANTE

 

Si appresta a uscire di casa. Si sente così giovane, ma già così avanti nella sua opera di cancellazione. Come se in quell’avanzare del niente, tutto lo coinvolgesse, qualsiasi forma estranea, ciascuna anima inquieta. Come di colpo, varcando la porta di casa, il mondo lo attraversa in un brivido. Ama rabbrividire al primo contatto con l’aria fresca della notte. Perché quando si crede nella mortalità di tutto, anche una solo gittata di vento può rappresentare un piccolo addio. Il congedo di un eterno presente. Ci si ammala troppo presto dell’immortalità. Ciascuna membrana del pensiero si auto alimenta, non crede esista una sua matrice ultima, nel movimento a cerchio della vita. Poi, nel meccanismo che rotea ogni cosa, arriva il proprio ingranaggio a incepparsi, si blocca un sincrono, magari per un secondo, magari per sempre, ma qualcosa dentro si rompe. E si muove, questo errore, per ogni direzione interna, fino a raggiungere una fase di stallo, nell’attesa di una meta definitiva. La strada è un buon allenamento alla morte. Ci si abitua presto alla sofferenza del marciapiede, camminando tra le buche, schivando i passanti. Poi la fragilità della sequenza, i palazzi sgretolarsi indietro ad ogni passo nell’avanzare. Ed ecco, infine, la grande sosta. Si cammina spesso per dimenticare la vita. Lunghe passeggiate sfuggendo al proprio asse, bilanciando le perdite quotidiane. Come una meccanica di rimozione: più si cammina e più il lento motore del cervello si consuma pensandosi. Come un pollicino bianco, lascia pezzetti di ricordi sul sentiero battuto. Una via lattea della memoria. Di questi momenti, si ricorda più facilmente il ritmo dell’aria nei polmoni che il paesaggio, a parte qualche raro fantasma-passante, già morto nel passo seguente. Livello successivo, il gioco della comprensione, che stanca presto. Nel game over della ricognizione, ogni giorno, si prendono le strade meno percorse, l’uscita nuova da dove poter sbucare, forse una dimensione a sé, la parte meno viva della strada. Si prova a morire in diretta, camminando senza pensare, come aspettando che la terra crolli sotto i piedi. Ma questo non avviene mai, e si arriva sempre sani e salvi al portone di casa. Dove, rientrando, l’aria cessa di battere, e la grande foresta pluviale del condominio  invita a risalire la giungla, tra liane-scale, la grigia piramide urbana. Ogni cosa sopravvive perché sogna un’altra vita. Senza il sogno (o più precisamente, senza l’esatta porzione di niente, il sicuro vuoto d’ogni giorno) si troverebbe, chiunque, costretto a diventare. Ma è proprio diventando, che si accende un mutuo con la propria morte. Questioni burocratiche (la morte a piccole dosi). Tuttavia, si sente così giovane, il nostro primate parlante, e proprio non gli va di comprarsi già una casa, e allora decide. Lascia cadersi, molla la presa della liana. La piramide può aspettare, col suo vertice lontano, la sua giungla di preoccupazioni. Sceglie di tornare a camminare, un altro po’ giù in strada, nella speranza di sparire.

 

DI ANTONIO BUX

 

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