DAVID LEO GARCÍA – TRE POESIE INEDITE – TRADUZIONI DI ANTONIO BUX

 

 

DESEO DE SER DEFORME

 
Querido usted la calle como siempre un almacén
de caderas clavículas. Hay más cuerpos que nubes.
Cada persona guarda
su condecoración en un bolsillo. Vi tormenta
en el ordenador de la floristería.
Dos deformes besándose a la sombra de un arco del triunfo.
Mi atención ha borrado la ciudad
hoy por hoy la mirada está que arde.
La belleza es barata y los espantos multimillonarios.
En un colegio céntrico
la lista de muchachos con retraso
es una sucesión de emperadores
-húmedo su cerebro, blando
como la tierra el día posterior al diluvio.
El espanto es anónimo la belleza se cansa de su nombre.

Querido tú no sé quién eres tu cabeza está
llena de una cabeza
demasiado grande una pierna más larga que la otra
unos olvidadizos genitales
rodeados de frío.
Las siamesas unidas por el cuello
discutían.
La belleza su oh y el espanto su ah.
Muevo un rostro normal por todas mis semanas.
La belleza y sus labios
el espanto y su tubo digestivo.

Querido yo en tus ojeras hay restos de civilizaciones.
Todo esto es borrador de un mundo nuevo.
La belleza, ¿estás seguro?, la belleza
se recuerda tal vez cinco minutos
y la deformidad, por supuesto que lo estoy,
y la deformidad toda la vida.

 

 
DESIDERIO D’ESSERE DEFORME

 

Caro lei la strada come sempre un magazzino
di anche clavicole. Ci sono più corpi che nuvole.
Ciascuno conserva
la propria onorificenza nel portafogli. Ho visto una tormenta
nel computer del fioraio.
Due deformi baciarsi all’ombra di un arco di trionfo.
La mia attenzione ha cancellato la città
oggi come oggi la vista brucia.
La bellezza è economica, gli spaventi multimilionari.
In una scuola centrale
la lista dei ragazzini in ritardo
una successione di imperatori
-umido il loro cervello, blando
come la terra il giorno prima d’un diluvio.
Lo spavento è anonimo la bellezza stanca del proprio nome.

Caro te non so chi sei la tua testa
è piena d’una testa
troppo grande una gamba più lunga dell’altra
dei genitali dimenticati
circondati dal freddo.
Le siamesi unite dal collo
discutevano.
La bellezza il suo oh e lo spavento il suo ah.
Muovo un viso normale per tutte le settimane.
La bellezza e le sue labbra
lo spavento e il suo tubo digestivo.
Caro me nelle tue occhiaie vi sono resti di civiltà.
Tutto questo è la brutta copia di un nuovo mondo.
La bellezza, sei sicuro? La bellezza
si ricorda forse cinque minuti
e la deformità, io per davvero,
la deformità tutta la vita.

 

***

 

DÍGAME un color. El verde. Otro. El verde.
Una parte de la casa. El aire.
Una pregunta. La pregunta. Un escritor.
El misterio. ¿Qué asocia con un pájaro?

El misterio. ¿Y con un pájaro?
La infancia. ¿Y con el césped?
La infancia. Dígame un color.
No lo sé. Un país. Casi todos.

Una enfermedad. Todas salvo la mía.
A qué ha venido aquí. Las… ya sabe,
las… qué le voy a decir, ya sabe,
lo de siempre.

Un instrumento de cuerda. El pentagrama.
Una parte del cuerpo. Los pulmones.
Una parte de la casa. El deterioro.
¿Un motivo para vivir? Alguno, el deseo.

¿Una enfermedad? La enfermedad.
¿Una cita célebre? “Claro que sí”.
¿Un motivo? Para morir. ¿Un motivo
para morir? Ninguno,
tal vez. El deseo.

 

 ***

MI DICA un colore. Il verde. Un altro. Il verde.
Una parte della casa. L’aria.
Una domanda. La domanda. Uno scrittore.
Il mistero. Cosa associa ad un uccello?

Il mistero. E ad un uccello?
L’infanzia. E ad un prato?
L’infanzia. Mi dica un colore.
Non lo so. Un paese. Quasi tutti.

Una malattia. Tutte tranne la mia.
Perché è venuto qui. Le… già sa,
le…che le posso dire, già sa,
per le cose di sempre.

Uno strumento a corde. Il pentagramma.
Una parte del corpo. I polmoni.
Una parte della casa. Lo sfarsi.
Un motivo per vivere? Qualcosa, il desiderio.

Una malattia? La malattia.
Una citazione famosa? “Certamente”.
Un motivo. Per morire. Un motivo
per morire? Nessuno
forse. Il desiderio.

 

***

 

LA PALABRA aquella que no,
que no debí. Ese gesto.
La mirada que nunca. Porque sí.
Deambular. Traer periódicos
al volver a casa. Todo el día
cambiando de sitio cosas. Cosas útiles.
Para vivir. Todo el día tragando,
haciendo memoria, sacando conclusiones.

Besos que casi. Sí, palabras que sí.
Sí que sí. Todo el día
cerrando los ojos, abriéndolos.
Cuánta diversidad. Contar objetos, esperar
que no falte nada. Esperar. Volver
a cambiar de sitio.

Todo el día actuar,
luego justificarse. Todo el día encender
la luz para apagarla.

Tener gustos fogosos,
arbitrarios.

Es un delito hacer.

No hacemos nada más que hacer.

 

***

 

LA PAROLA quella che no,
che non avrei dovuto. Quel gesto.
Lo sguardo che mai. Perché sì.
Vagare. Portare giornali
al rincasare. Tutto il giorno
spostando cose. Cose utili.
Per vivere. Tutto il giorno ingoiando,
facendo memoria, tirando conclusioni.

Baci che quasi. Sì, parole che sì.
Sì che sì. Tutto il giorno
chiudendo gli occhi, aprendoli.
Quanta diversità. Contare gli oggetti, sperare
che non manchi nulla. Aspettare. Cambiare
di nuovo posto.

Tutto il giorno agire,
e dopo giustificarsi. Tutto il giorno accendere
la luce per spegnerla.

Avere gusti infuocati,
arbitrari.

È un delitto fare.

Non facciamo nient’altro che fare.

 

3 poesie inedite di David Leo García

Traduzioni di Antonio Bux.

 

David Leo García (Malaga, 1988) è studente di Filologia ispanica. A diciassette anni ottiene il premio Hiperión per Urbi et orbi (Madrid, Hiperión, 2006) convertendosi nel vincitore più giovane della storia del premio. Durante il corso 2007/08 ha ottenuto una borsa di studio presso la Fondazione Antonio Gala di Cordoba. È autore di Dime qué (Barcelona, DVD, Premio Cáceres Patrimonio de la Humanidad, 2011). Ha partecipato a vari eventi come Cosmopóetica (2009) o la Settimana Poetica del Dickinson College in Pennsylvania (2011), e pubblicato in alcune riviste e antologie, come nella più recente La inteligencia y el hacha (2010) a cura di Luis Antonio de Villena, e Tenían veinte años y estaban locos (2011) a cura di Luna Miguel. Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese,  francese, italiano e portoghese.

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