5 poesie di Amelia Rosselli

 

***

Se sinistramente, ti vidi
apparire, come un sole nero
la tua biondezza, e il sole
recuperava tutto – o quasi
il tutto che in te trovai …
Un tutto che è mascherata
un tutto che è bisogno: semmai
era anche disperante, ritrovarsi
tali e quali all’adolescente
che mai crebbe: un sentimento
di devozione, è tutto ciò
che m’addombra … nell’ammiccare
per una flotta di baci che
mai desti, né darai ora che
so quanto luminosa era per
me la tua figura sfocatamente
giustiziera, e lo spirito che
tramortendo la vita che
come sempre, scartando le
molte speranze s’annunciava
già là pronta a rinunciare, magari
morendo nello sforzo di non
distinguere tra te e il male …
Però questa ennesima volta
veramente hai saputo riconoscerla
come tale. Butti via le speranze
non sono altro che una flotta
di baci ingenui e semplici
mentre nel male il vivere
si fa complesso, e ardendo
d’un nulla che è tutto il
mio pieno, la mia bislacca
vita in un mercato che ha
anch’esso il suo destinato
amore di copulazione, si farebbe
come tale la vuoi, disdegnando
d’insegnarmela.

 

 

da ” Se sinistramente”

 

 

 

***

 

Nell’antica Cina vi erano fiori d’andalusa. Tu non fischi
per me. Il ramo storto della tua vigliaccheria non era che
la bellezza! nel mare liscio e pettinato del nodoso cranio.
La scultura del tuo amore era un ritornello, sapiente virgola
del maestro che sa sparire dalla tavola sparecchiata.
Il Giappone crudele e distante è la tua patria.
Il Giappone nodoso ed inestricabile è il viaggio che mi
procurerò con la tua assenza.

 

 

***
Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tua cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
chè tu cammini ancora! cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.

 

 

da “Variazioni belliche”

 

 

 
***

 

I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.
Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.
Puntando ai semi distrutti
eri l’unione appassita che cercavo
rubare il cuore d’un altro per poi servirsene .
La speranza è forse il danno definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano
Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d’un albergo immaginario
v’erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.
Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.
Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.

 

 

 

***

 
C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.
C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.
Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

 

 

da “Documento”

 

 

 

poesie di Amelia Rosselli.

 

Foto copyright Manuela fabbri

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4 thoughts on “5 poesie di Amelia Rosselli

  1. Commento alle 5 poesie di Amelia Rosselli
    Nella prima poesia della serie colgo una frase “nel male il vivere si fa complesso”, e questa frase mi dà la misura di un disagio affrontato con estremo coraggio ma anche estrema angoscia, per un amore che è mercato, mascherata, bisogno, mentre vorrebbe essere devozione o forse anche adorazione. Mi sorge spontanea l’immagine della poetessa come un essere alato schiacciato da una catena-condanna chiamata potere, quel potere esercitato dal maschio che si sente desiderato.**

    Nella seconda, che comincia con “nell’antica Cina” la rabbia della poetessa esplode, diventa violenza, denuncia della viltà dell’amato, mentre nella terza c’è l’ invettiva feroce per un essere che riesce a donare di sé solo la mancanza, al punto che non solo la donna è orbata della sua presenza, ma su tutto il mondo si stende il velo nero di una vedovanza che è privazione della luce, cecità. **

    Nella quarta, forse più matura, l’autobiografia si fa più evocativa e meno esplicita, il disincanto più amaro ma meno bruciante. “La speranza è forse il danno definitivo” è un verso di una crudezza agghiacciante. **
    Infine nell’ultima lirica il rosso e l’arancione della lampada sembrano evocare i colori di un rimpianto sopito ma non passato. In quel “nulla posso sapere” c’è già l’accettazione di una separazione che brucia e si riflette negli oggetti, che acquistano anch’essi il senso della transitorietà, della fugacità, della perdita.
    Difficile dire di più in commento breve, se non che l’autrice scava nel proprio dolore e nella propria dipendenza come se, con un bisturi, volesse sezionarli per estirparli. Non sarà questo a placare la sofferenza, ma il tempo. Susy

  2. Gentile Susy, purtroppo come lei ben dice, la sofferenza pervade il mondo della Amelia Rossellli, che però, nel suo apparente “distaccato disincanto” nel suo tentativo amorfo d’una poesia libera dal peso di una coscienza lungimirante, si rende in un linguaggio preciso ma caustico, liberatorio ma allo stesso tempo, schiavizzante.
    Purtroppo la nostra poetessa ha placato la sua sofferenza togliendosi prematuramente la vita, non dando più chances al tempo.
    So per certo, da chi l’ha conosciuta bene dal vivo, che è stata un essere particolare, speciale, fuori dagli schemi. Un personaggio visionario, e molto contemporaneo, una poetessa molto poco “poetessa” standard. Più che altro una donna di “non appartenenza”, essendo lei appartenuta a più e più luoghi. E questo si nota anche nella sua poesia, specie in altri testi qui assenti.

    A presto e Grazie per l’attenta lettura e per l’entusiasta e preciso commento di sopra.

    Antonio B.

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