POESIE DI LUCIANA FREZZA – DA “AGENDA” – ALL’INSEGNA DEL PESCE D’ORO

IL DISINCANTO POSTMODERNO NELLA POESIA DI LUCIANA FREZZA

Luciana Frezza, fine traduttrice dei poeti simbolisti francesi per i maggiori editori italiani, è stata anche una poetessa dalle alte vette. In vita ha pubblicato 9 libri di poesia, più il libro postumo “Agenda”, del 1994, pubblicato allora da Scheiwiller, del quale qui propongo una piccola parte esemplificativa. La poesia della Frezza si evidenza e si contorna di un leit motiv pop, di un barocchismo frenetico, che spesso ha carattere eversivo, ed è proprio per il suo rigore ritmico e timbrico che la poesia della Frezza si equipaggia di un bagaglio emotivo non semplicistico, anzi, piuttosto cogitante, delle volte, in altre occasioni invece con carattere semi-mistico, per la sua parabola restringente che aspira alla profondità pur rimanendo sulla superficie piana del mondo, apparentemente, dato che è un mondo più colorato del solito, quello di Luciana Frezza, spesso incantato anche nel suo “disincanto postmoderno” , che tende a liberare piccoli mostri sul selciato del foglio, spesso vissuto come vero e proprio spessore metrico atto a vivere e sentire l’escursione verticale dell’eloquio poetico come vera occasione, di incontro o di distaccamento, a seconda dei casi. A poco più vent’anni dalla morte, tragicamente avvenuta nel 1992, si è raccolta, a fine 2013, l’opera poetica completa della Frezza in un corposo volume, edito dagli Editori Internazionali Riuniti di Roma (“Comunione col fuoco”, Luciana Frezza, Tutte le poesie, 806 pp., euro 30) che invito a leggere proprio per la sua proposta enigmatica e sorprendentemente attuale, frizzante, provocatoria. Una proposta che comprende anche questa raccolta postuma, dove si addensa tutta la peculiarità espressiva di una poetessa  fine e complessa, grande traduttrice di poeti come Rimbaud, Verlaine, Baudelaire, Proust, Apollinaire, Laforgue, Mallarmé e tanti altri.

Antonio Bux

 

ALZIAMO I CALICI

Non crederli gigli appassiti
mi conforta anzi scintillanti
ancora i tuoi bicchieri alzati
voglia di gioia negata
impuntatura librata
 
per forza propria ape e fiore nell’aria
dove ancora salgono e il brutto
muso di lutto pret a porter che detestavi cade
come buccia dal frutto.
 
 
 
BISENSO
 
Il rogo ardente di Mosè era quasi
certamente un pozzo di petrolio
il petrolio è il prelievo
dai buchi dell’anima per farne poesia
 
il petrolio è pericolo
il petrolio è vicinissimo a Dio
da un capo della storia
ora dall’altro.
 
 
 
SPEZZATURA D’INVERNO
 
-Come invogliano
i fiori-
la vecchia signora con vista
annebbiata trascina
dolcemente il carrello
vogliosa della
nostalgia di quella
voglia più che dei fiori
che non fatica
hanno voluto me.
 
 
NOSTALGIA
 
Chissà in quale
canneto di carta o verde
fantasma errante coorte
falciata alla radice
al di là di quali porte
nell’andito scuro di botteghe
in disuso dietro quale
muro di eluso rione
giace il piccolo corpo
di Amore dopo l’ordita
esecuzione.
 
 
SVENDITA
 
Arroccata pettinessa a filettature dorate
la specchiera a ciocche trafitte dall’alto spillone
 
a conchiglia comò di ragazza il primo cassetto
celò lettere e voglie gli altri matassine di seta
 
ravvolte in velina d’ore vuote e matasse
di lana o sogno trasmesso come un gene nell’impianto
 
di quel comò giustamente perché pieno di cose vane
nulla avesti, madre, o quasi, o altro.
 
 
ANNI VENTI
 
Frantumata la coppia di levrieri
in amore le teste congiunte
come mani in preghiera o l’una
sull’altra affannosa
babele di carezze
 
guizzo unico il fianco
nell’irrimediabile
stretta del bianco
friabile bisquit
 
 
CHE NE FARÒ
 
Che ne farò di Alma
ritta in shorts
statuaria cotta di soli
serica senza una scalfitura
della vita riguardosa
di lei ritta con due foglie
di alloro due sole tra le dita
della folta spalliera
farfalle vive per il pesce
che farò di lei ferma
che dà la Buonasera
tarocco entrato nel gioco?
 
Vittoria apuana, Agosto 1991
 
 
LA PERFEZIONE
 
 
                                                                              A Vittorio Sereni
 
 
Nei party sull’erba
seminata di lustrini
pioggia recente o ventagli d’irrigazione
si possono comporre versi
nel padiglione di un orecchio
da sciogliere in riso
tintinnante col ghiaccio dei bicchieri
 
Ce n’è cose belle al mondo disse il sorriso
eppur muovendosi occhio
qua e là in perlustrazione
socchiuso affilato
sulla trama del tappeto sfumato
di sera dove l’errore
raccomandato
 
se è vera e quale
l’immunità promessa
da quel nonnulla di sbagliato se vale
anche per una qualche eternità.
 
 
 
FELICITÀ RAGGIUNTA SI CAMMINA
 
 
                                                                                     A Marisa Di Jorio
 
 
Qui il sogno lustra il pelo
uscito di clandestinità
muovendosi fa accadere pensieri
che si siedono ingombrando
 
il lungomare è ancora
un feudo sterminato che aspetta il suo signore
 
l’investitura cucita
alle spalle fluttuando
ombra in lungo di tulle
senza bagaglio sorpassa
verso il fondo apparizione
 
Vittoria Apuana, Agosto 1991
 
 
 
NEGATIVI
 
I contenitori di mistero anche se sono tuoi amici
li prenderesti volentieri a sberle
 
con sicumera apprendono festoni di frasi
ti addobbano di assurdità un locale estraneo
 
dove tempo dopo allo specchio dell’uscita
scoprì che hai fatto l’alba a ballare
 
circolano in borghese non esercitano
perché esercitano continuamente
 
hanno i loro guai non sono apostoli
gl’interessati li seguono come gatti di strada
 
rimuginando Non sa quello che dice il maledetto
e intanto imparano a memoria le frasi
 
le vecchie leggi di fisica scritte in corsivo
e il gabinetto degli esperimenti sempre in disuso
 
e in quel turbinio di palle da giocoliere
intercettano a volo la biglia che li riguarda
 
se piovono pugni sanno che è per farli rinvenire
mentre ignoravano di essere svenuti
 
se vengono afferrati e fatti passeggiare tutta la notte
con tazze di caffè e discorsi ripetitivi e insensati
 
è perché hanno voluto morire e possono riprovarci
ma prima di tradurre quel gergo bisogna obbedirgli.
 
 
SELF-SERVICE
 
Raramente si coglie la seconda occasione
anzi è la riconferma che non si poté non si volle
 
il bene era lampante ma c’era nell’inerzia
di lasciarlo sparire un piacere misto al dolore
 
e piacere e dolore sono lo strascico ornato
il ricordo della veste con cui si presentò la prima
 
la seconda occasione trabocca di meraviglia
e un senso di fatalità approfondisce la gioia
 
eppure esterrefatti ci si astiene dal gesto
per prenderla un’identica pania lo impedisce
 
anzi il nuovo strato stendendosi sull’antico
prolifera infrenabile di nuovi no senza più chance
 
 
VECCHI DISTICI
 
                                                                                  A Rosa
                                                                                “Bien loin d’ici”
 
Il mio nome inciso tra spini
su una pala di ficodindia stilla nel sole
 
la campanula turchina mostra il cuore
dagli occhi umidi delle ragazze fugate
 
la gaggia spogliata di tutti i suoi zecchini
vive la lunga bugia degli anni luce
 
la polla è un occhio verde che aspetta di nuovo
una mano che smuova l’argilla del suo fondo
 
i cori a bocca chiusa degli uliveti
incagliati in secche di silenzio
 
i sismografi della pace sono guasti
la capra bianca ha sradicato il paletto
 
la Morte lancia coccole dal cipresso
senza colpire il canto della fontana
 
la mano del bambino è di marmo
la nutrice è più piccola del suo fazzoletto
 
 
di Luciana Frezza
poesie tratte da “Agenda”
All’insegna del pesce d’oro
di Vanni Scheiwiller, Milano 1994
(ora in “Comunione col fuoco”, Tutte le poesie, EIR, Roma 2013)
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5 thoughts on “POESIE DI LUCIANA FREZZA – DA “AGENDA” – ALL’INSEGNA DEL PESCE D’ORO

  1. Proprio non riesco a capire come impaginare…che mulo!

    Scusatemi tutti, purtroppo è venuto tutto attaccato … :-/

    Le parole restano, abbiate pazienza.

    W voi.

    A presto,

    Antonio Bux

    • Unica bio trovata sul sito Feltrinelli:

      Luciana Frezza (Roma 1926-1992) è autrice di: Cefalù ed altre poesie (Sciascia 1958), La farfalla e la rosa (Feltrinelli 1962), Cara Milano (Neri Pozza 1967), Tempo di speranza (Neri Pozza 1971), La tartaruga magica (Florida 1984), 24 pezzi facili (Cominiana 1988) Parabola sub (Empiria 1990) e Agenda (all’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller, postumo, 1992)Traduttrice sensibilissima, di Laforgue, Rimbaud, Verlaine, ha tra l’altro tradotto per i Classici Feltrinelli le Poesie di Stéphane Mallarmé (1991).

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