Mario Benedetti – Poesie da Umana Gloria (versione bilingue italo/spagnola –

*

Nelle finestre i giorni.
Si animano pochi visi,
venuti senza chiedere mai perché ne ho bisogno.
Dove comincio anch’io. Dove finisco
è una lunga luna, il grande nero delle montagne.

Mi sembrava una notte con la neve oggi
la piccola spesa, i pochi soldi, la tua piccola felicità.
E anch’io ho visto le montagne, mamma, non sempre,
ma ho visto le montagne.
I sassi rotolano giù, basta non gridare.

 

*

En las ventanas, los días.
Se animan pocos rostros,
llegados sin pedirlos nunca porque se les necesita.
Donde comienzo también yo. Donde termino
hay una larga luna, el enorme negro de las montañas.

Me parecía una noche con la nieve de hoy,
el ínfimo gasto, las pocas monedas, tu pequeña felicidad.
Y también he visto las montañas, madre, no siempre,
pero he visto las montañas.
Las piedras ruedan abajo: basta con no gritar.

*

È stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.
Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:
quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.

Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,
il ginocchio che premeva sull’erba
nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,
il babbo morto, liscio e chiaro
come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.

Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo
con le storie dei poveri che venivano sulle panche,
e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi
con addosso i muri strappati delle case che non ci sono.

 

*

Ha sido un grande sueño vivir y siempre verdadero,
de dolor y de alegría.
Han venido por nuestra risa, por el llanto contra la mesa y contra el trabajo del campo.]
Han venido para contemplarnos, he aquí la maravilla: aquello es un hombre, aquellos son todos los hombres.]

Era la aguja para las espuertas de paja, el ojo límpido, la rodilla que presiona la hierba]
la imprenta con el niño diseñado claramente en un día bello, el padre muerto, liso y claro como una]
baldosa pulida, como una manzana en la guantera.

Había llegado un pobre de las riberas de los bosques, y de detrás del cielo,]
con las historias de los indigentes sobre las bancas. Yo contemplaba: cómo podrían ellos tener]
aquellos palacios, los muros arrancados de las casas que no existen.]

 

*

Che cos’è la solitudine

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.

Ho freddo, ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.

L’ho letto su un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

 

*

¿Qué cosa es la soledad?

He traído conmigo las viejas cosas para contemplar los árboles; un invierno, las pocas hojas sobre]
los ramos, una banca deshabitada.
Tengo frío, pero como si no fuese yo.
He traído un libro, me digo… haber pensado en un libro como un hombre con un libro,]
ingenuamente.
Parecía hoy un lejano día, ensimismado.
Me parecía que todos habían visto el parque en los cuadros, la navidad en los cuentos, las imprentas]
sobre este parque en su propio grosor.
Qué cosa es la soledad.
La mujer ha extendido la manta sobre el pavimento para no ensuciar,]
recostada tomando las tijeras para golpearse el pecho; un martillo porque no tenía la fuerza, una obscenidad.]

Lo he leído sobre una hoja de diario.
Perdónenme todos.

 

*

A D.

Penso a come dire questa fragilità che è guardarti,
stare insieme a cose come bottoni o spille,
come le tue dita, i tuoi capelli lunghi marrone.
Ma d’aria siamo quasi, in tutte le stanze
dove ci fermiamo davanti a noi un momento
con la paura che ci ha assottigliati in un sorriso,
dopo la paura in ogni mano, o braccio, passo,
che ogni mano, o braccio, passo, non ci siano.

 

*

A D.

Pienso cómo hablar de esta fragilidad que es mirarte,
estar junto a las cosas como botones o broches,
como tus dedos, tus cabellos largos y marrones.
Pero de aire casi somos, en todas las estancias,
en donde nos detenemos delante de nosotros un momento,
con el miedo de que nos han agudizado en una sonrisa,
después del miedo en cada mano, o brazo, o paso,
que cada mano, brazo y paso no hayan sido.

 

*

Come dire che due ragazzi camminano
sulla breve salita
e la notte cammina
in quel breve salire,
e in questo poco tempo noi siamo vivi,
erba, fiume laggiù
che mormori a tutto il vuoto e a me
l’eco del salire dei corpi?

 

*

Cómo decir que dos muchachos caminan
sobre la corta empinada
y la noche camina
en aquel corto salir;
Y en este pequeño tiempo estamos vivos,
hierba, río abajo que murmuras al vacío entero y a mí,
¿Es el eco que sale de los cuerpos?

 

*

Non sapevo se le mie parole erano le stesse
per tutti, la mia notte
se era la stessa nessuno lo diceva.

Valli, ogni volta che venivo,
erba ripetevo, adesso è ancora questa erba,
e alberi, toccarli, dire alberi.

Viale che non guardo,
rimasto come lo sapevo ma neppure un viale.
E cammino anche più in là di me
adesso che piangere è pioggia,
e stare soli è più grande.

 

*

No sabía si mis palabras eran las mismas para todos,
si mi noche era la misma: nadie lo decía.

¡Oh Valles!, cada vez que regresaba la hierba se repetía:
ahora y todavía, la hierba; y los árboles, y tocarlos, decirles árboles.,]
Avenidas que no miro permanecen como lo sabía, sin ser una sola avenida,]
Y camino también más allá de mí,
ahora que llorar es lluvia,
y estar solos es más grande.

 

 

Da: Mario Benedetti,Umana gloria, Milano, Mondadori Editore, 2004.

Traduzione di José Daniel Henao Grisales 

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5 thoughts on “Mario Benedetti – Poesie da Umana Gloria (versione bilingue italo/spagnola –

  1. Mario Benedetti (Udine, 9 novembre 1955) è un poeta italiano.
    Dopo i primi venti anni trascorsi nel paese di Nimis (UD), si trasferisce nel 1976 a Padova dove si laurea in Lettere con una tesi sull’opera complessiva di Carlo Michelstaedter, diplomandosi poi in Estetica presso la Scuola di Perfezionamento della stessa Facoltà universitaria. Nel 1994 si trasferisce a Milano, città dove attualmente risiede.

    Umana gloria (2004)

    Composto di una selezione e riscrittura di testi dell’opera poetica precedente, a cui si affiancano – senza soluzione di continuità – nuove poesie inedite, Umana gloria (2004) è il libro con cui Benedetti si impone definitivamente sulla scena poetica italiana contemporanea. Nella raccolta, tanto compatta da non far sospettare il proprio carattere antologico, si rivelano tutti i temi, i motivi e i principi formali che caratterizzano la scrittura dell’autore. E tuttavia qui Benedetti non solo fa maturare i frutti della propria poesia, ma anche li raccoglie e, nel frattempo, prepara il terreno per la sua futura opera (alcuni collegamenti, infatti, sono ravvisabili tra i testi delle ultime due sezioni di Umana gloria – come Rientri di fine agosto in città, Le mani sulla mela, sole con il verde…, Area museale – e i primi capitoli di Pitture nere su carta, e soprattutto con la poesia liminare di quest’ultima raccolta, vero e proprio trait d’union tra Umana gloria e le Pitture, come l’autore stesso ha riconosciuto in un’intervista[1]). Al centro del libro è il ritorno, attraverso una memoria di tipo fortemente visivo, a tutto ciò che è stato: situazioni, azioni, persone, luoghi, sensibilità, valori, letterature. Non stupisce perciò che a dominare la scena siano le rievocazioni di un Friuli agreste, povero, appena sconquassato dal terremoto del 6 maggio 1976; rievocazioni, queste, che non sono dettate da un bisogno privato di commemorare nostalgicamente un luogo o un evento, bensì dalla necessità di fornire una testimonianza, una percezione di un frammento di realtà. Tale necessità giustifica l’altissima frequenza, nelle poesie di Umana gloria, dei verbi percettivi («guardare», «vedere») o mentalistici («pensare»), anche combinati insieme («Servirebbe guardare da lontano, pensare che si guarda», p. 17). Benedetti si conferma un poeta dalla «pertinace fede ottica»[2], secondo una felice definizione della Scarpa. Al Friuli, terra natale del poeta e pertanto collegato alle memorie infantili, si sovrappongono mano a mano altri luoghi (come recita il titolo della terza sezione), i luoghi dell’età adulta: la Slovenia, la Francia settentrionale, Torino, Milano. Ecco allora che i vecchi affetti si mischiano ai nuovi, gli sfondi si intrecciano, persone di epoche diverse convivono, i morti vengono alle spalle dei vivi. In questo vero e proprio cortocircuito della memoria, è facile che il reale si confonda con il sogno («È stato un grande sogno vivere», p. 35; «Ho sognato, ho sempre sognato, d’inverno ti tenevo nei bastoncini di vischio», p. 69; «E si può andare dalla finestra, dall’aria della finestra semiaperta fuori/ sull’occhio che butta resina. Sembra con due sogni», p. 100), e a sua volta questa incapacità di mettere totalmente a fuoco la realtà, di dominare l’oggetto percepito senza pure esserne dominato, è la prima causa di quel senso di stupore infantile che è un altro tratto caratteristico della poesia di Benedetti («Passi lontani, bambini crespi nell’aria forte,/ il piccolo gelo delle mani tenute vicine a prendersi. Oh inverno», p. 17; cfr. la poesia conclusiva di Pitture nere su carta: «Erano le fiabe, l’esterno./ Bisbigli, fasce, dissolvenze.// L’esterno dell’esterno/ qualcosa ascolta.// Qui./ Oh», p. 107). Stilisticamente, i versi di Umana gloria sono lunghi, caratterizzati da un andamento lento che spesso riproduce la sintassi del parlato. Il lessico riesce a conferire agli elementi più prosaici e materiali una venatura di liricità. Come nota perfettamente Afribo, la lingua di Benedetti può definirsi una «sintesi originale di rasoterra e prosaico da una parte, e stupefatto stile lirico dall’altra, convergenti in un’unica distanza dalla norma, sempre sotto o sopra la linea di una diretta e razionale nominazione delle cose»[3].

    Fonte: Wikipedia.

  2. Tristissime e belle. La miseria e la solitudine ., così spesso sofferta da tutti in silenzio. Mi hanno molto colpito questi versi : ” Adesso che stare soli è più grande”, cioè dopo aver scoperto che le sue parole “erano le stesse per tutti, la mia notte/ se era la stessa nessuno lo diceva”. Emotivamente coinvolgenti.

  3. Gentile Aurora, mi fa piacere le sia piaciuto il nostro Mario, poeta tra i più fervidi del panorama contemporaneo italiano. Sottolinea lei dei versi importanti e rappresentativi, che rivelano l’assoluta grandezza di questo poeta molto attuale, dal verso lungo che si lascia leggere per la sua pregnanza.

    Un poeta che a sua volta mi ha ispirato molto.

    Un caro saluto

    Antonio Bux

  4. Sì, mi piacciono le poesie di Mario Benedetti. D’altra parte lo conoscevo già, mi pare, da un Almanacco dello Specchio. A.E.

  5. Sì, queste poesie fanno parte, come scritto, della raccolta “Umana gloria” uscita proprio con Mondadori…grazie, a presto.

    Che io sappia ha curato per un tempo alcune sezioni dell’Almanacco dello Specchio, o tutt’ora ancora…non saprei di preciso attualmente.

    Grazie,

    Antonio

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