Petr Halmay – L’impronta del tempo – Ed. del foglio clandestino

 


 

La creazione del mondo I

Una volta e ieri
(quando nei lampioni si convelle la carne cruda del fulgore)
bacio i tuoi tendini, i tuoi occhi, le vene
con la bocca piena, spaccata a sangue.

In fondo al giardino in clinica la luce è ancora accesa.
Dai Novák – sui tavolini con scacchiera –
è tutto spento.

Una persona,
che ripone nelle scatole le pedine scadute

e che conosco di vista,
apre la porta al mio passaggio e s’inchina.

*

Il mio presepe

Sei, sette gerani secchi
alla finestra dei miei genitori
vede colui

che
come se all’ultimo momento arrivasse col tram
dal centro della città.

La diafana mammella della notte,
sventrata dal coltello di una stella,
sanguina luce tersa.

*

Miraggio

Mentre dai giardini in primavera sale la polvere,
il bestiame respira l’aria cruda del mattino.

I loro cervelli –
dimenati come noi dagli stessi sentimenti –
tralucono attraverso il teschi nella rada penombra.

Codardi – separati da nostra madre,
fissiamo dalla riva opposta,
la magnifica illusione della limpida corrente fluisce in creazione.

E’ un’irreale sostanza di vuoto
che cola attraverso i nostri occhi.

Separati in eterno dall’essenza delle cose
fissiamo lo stabbio della cooperativa
che si delinea come nostro negativo
nel mattino trascendente, frigido.

*

Presepio

Oltre il notturno muro di mattoni,
dove un vecchio lampione balugina,
morti con mani luminose assettano il cortile,
trucioli volano attraverso la finestra dell’ebanisteria.

Serbi, Croati con occhi cavati
cantano con acute voci stentoree,
cantano, ululano come bestie
sul corpo morto di Dio.

In mezzo al bosco rilucente
mia zia, un cervo, mio cugino più piccolo
leccano una grande zolla di sale.

*

Paradiso

Quando anni fa arrivasti da nessun luogo
e apristi la porta con la chiave di mia madre,

ti feci volar via l’occhio con un pugno
e tagliai i tendini,
ruppi le costole,
finché di te non rimase che una cosa nuda, sanguinante
in un angolo della stanza.

Graffiai nel muro con le unghie
e urlai
nel piccolo ingresso,
nella piccola città di Praga,

mentre la tua saliva,
un capello
risplendevano sul tappeto
come un accenno alla lucentezza.

Quando dopo anni facesti ritorno –
da viva,
non ci fu più nulla da uccidere.

Ma un fulgore s’irradia dalla mia stanza,
adesso,
quando ti vedo camminare in cielo

qualche passo dietro la mia stessa immagine,
come se fosse una proiezione
dall’altro mondo.

 

NON NATO

Oltre la finestra farneticazioni sul tavolo amori
la luce tonchiosa in vecchie bomboniere.
La morte progenitrice lasciò aperto,
le sveglie ticchettano dietro la porta sugli armadi.

Vorresti sentirti ancora oltre questa porta?
Vorresti essere terribilmente vivo?!

Tuo figlio nei vestiti quieti del nonno
piange già, scalcia dietro il muro sottilissimo,
la lampadina ammicca attraverso il presepio rotto.

Dalla darsena di Bubeneč a lungo echeggia
la sirena delle navi nel limpido, gigantesco mattino.

(da Orribile fulgore, 1991)

FALENA

Di notte, quando ci mettiamo in marcia per la caccia
(con volti estranei,
con occhi, bocche di grandi falene),

quando con le mani, che non sono più nostre,
tocchiamo i ricordi,
sentiamo chiaramente la nostra preda notturna.

Ci adescano le voci in lontananza alla stazione,
ci adescano le luci, il lampo del biacco nell’erba
ancora sembriamo minuziosamente un sogno
perlomeno a noi stessi.

Macchie grandi, belle, scarlatte
ci fiammeggiano sulle ali
su campi d’orzo, di girasoli e rape.

FULGORE
a Jiří Brabec

Fulgore giugnolino, catinelle, biciclette.
Un diamante di mosconi
in cortile tagliava lastre d’aria –
mio nonno con in mano l’orologio
e le lancette gattonavano da sé…

Farnetica in me
la ritrosia di quell’attimo.

Come se ticchettassi nelle sue bonarie mani,
di me stesso figlio e padre,
mentre dalla bocca della pompa
oltre il cancello tra le peonie continua a spruzzare una
[tiepida felicità.

Farnetica in me, ticchetta incessante,
come se fossi orecchio alla polvere del mio corpo
e in lontananza oltre il cancello
sbadiglia lo spazio come una belva.

 

 

Scrive Pavel Hruška nell’introduzione:

Nei libri di Halmay il lettore può trovare tutta una serie di suggestive e poetiche reminiscenze e riflessioni sull’esistenza umana, alle quali il soggetto lirico di questi versi si abbandona fino a toccare a tratti una certa ossessione malinconica. Lo stesso soggetto lirico è caratterizzato da un’accresciuta misura di antillusionismo nello sguardo al mondo e a se stesso, che arriva fino a proiettarsi nella sua pungente consapevolezza della perdita definitiva di quelle che erano in precedenza certezze non problematiche. La sua amara esperienza, ad esempio, viene spesso articolata nei ricordi della fanciullezza passata, di questo paradiso senza tempo dal quale fu già in precedenza scacciato una volta per tutte dalla comprensione delle frontiere esistenziali della vita umana, così come pure dall’esperienza del cupo stato del mondo. […]
I fenomeni di carattere strettamente personale, quindi, nei versi di Halmay non raramente si ricollegano ad avvenimenti più generalmente sociali e le considerazioni private a tratti si fondono con immagini di violenza e degli orrori della guerra. Come se i cataclismi del mondo odierno e anche della storia recente arrivassero fino ai luoghi intimi, di confortevole riparo, mutando in questo modo il loro carattere originale, di fervida emotività – il soggetto lirico è come se fosse rappresentante dell’oggetto-soggetto di queste desolanti vicende (“finché non mi spararono in petto in cortile, / c’era pace e tranquillità…”).

 

 

Da: L’impronta del tempo, traduzione di Antonio Parente, con una nota di Pavel Hruška, Edizioni del Foglio Clandestino, 2007.

 

 

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5 thoughts on “Petr Halmay – L’impronta del tempo – Ed. del foglio clandestino

  1. Dici bene, caro Gabriele, è un poeta molto importante.
    Il libro lo puoi trovare presso le edizioni del foglio clandestino, di gilberto gavioli, è mio amico su facebook. Possiedo altri libri della stessa collana, come ad esempio dei sonetti di Peter Russell, sono ottimi libri, sia dentro che fuori, a prezzi modici. Micro editoria di qualità 🙂
    Quel passaggio che citi è facente parte di una poesia che ha impressionato particolarmente anche me. Grazie per il tuo commento e per la lettura, a presto

    abbracci

    antonio

  2. ma queste pagine sono preziosissime ! anche questo poeta non lo sonoscevo ed è speciale. gtazie del tuo lavoro prezioso, Antonio (e poi fai pubblicità a te stesso e ai libri che hai tradotto . bravo! )

  3. Grazie, l’intento è quello di far conoscere libri e autori che mi hanno particolarmente colpito dopo la lettura del libro.

    p.s. (io ho tradotto solo gli autori spagnoli e/o latinoamericani, ovviamente).

    Ma non è per pubblicità, è solo mera divulgazione e passione per la poesia 🙂

    Grazie per le letture, a presto!!

    Antonio

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