POESIE DI LEOPOLDO MARIA PANERO – TRADUZIONI DI ANTONIO BUX –

 

Hembra

Hembra que entre mis muslos callabas
de todos los favores que pude prometerte
te debo la locura.

 

 

Femmina
Femmina che tra le mie cosce ti zittivi
di tutti i favori che ho potuto prometterti
ti devo la follia.

 

 

***

 

Diario de un seductor
No es tu sexo lo que en tu sexo busco
sino ensuciar tu alma:
desflorar
con todo el barro de la vida
lo que aún no ha vivido.

 

 

Diario di un seduttore
Non è il tuo sesso quello che nel tuo sesso cerco
se non insozzare la tua anima:
far sfiorire
con tutto il fango della vita
quello che ancora non ha vissuto.

 

 

***

 

Dedicatoria

 

Más allá de donde
aún se esconde la vida, queda
un reino, queda cultivar
como un rey su agonía,
hacer florecer como un reino
la sucia flor de la agonía:
yo que todo lo prostituí, aún puedo
prostituir mi muerte y hacer
de mi cadáver el último poema.

 

Dedica

 

Più in là di dove
ancora si nasconde la vita, rimane
un regno, rimane coltivare
come un re la propria agonia,
far fiorire come un regno
lo sporco fiore dell’agonia:
io che tutto l’ho prostituito, ancora posso
prostituire la mia morte e fare
del mio cadavere l’ultima poesia.

 

 

***

 

Ars Magna

Qué es la magia, preguntas
en una habitación a oscuras.
Qué es la nada, preguntas,
saliendo de la habitación.
Y qué es un hombre saliendo de la nada
y volviendo solo a la habitación.

 

Ars Magna

 

Cos’è la magia, domandi
in una stanza all’oscuro.
Cos’è il nulla, domandi,
uscendo dalla stanza.
E cos’è un uomo uscendo dal nulla
e tornando solo alla stanza.

 

 

***

 

A Francisco

Suave como el peligro atravesaste un día
con tu mano imposible la frágil medianoche
y tu mano valía mi vida, y muchas vidas
y tus labios casi mudos decían lo que era el pensamiento.
Pasé una noche a ti pegado como a un árbol de vida
porque eras suave como el peligro,
como el peligro de vivir de nuevo.

 

A Francisco

Dolce come il pericolo attraversasti un giorno
con la tua mano impossibile la fragile mezzanotte
e la tua mano valeva la mia vita, e molte altre vite
e le tue labbra quasi mute dicevano quello che era il pensiero.
Passai una notte a te incollato come ad un albero di vita
perché eri dolce come il pericolo,
come il pericolo di vivere di nuovo.

 

 

***

 

SOY UN NIDO DE CENIZA
Soy un nido de ceniza
adonde acuden los pájaros
para buscar el maná de la sombra
la flecha clavada en el poema
el beso del insecto.

 

SONO UN NIDO DI CENERE

 

Sono un nido di cenere
dove accorrono gli uccelli
per cercare la manna dell’ombra
la freccia conficcata nel poema
il bacio dell’insetto.

 

 

***

 

Ah, qué blanco es el terror, qué lívido
y es como si nevara en el alma
y la lluvia cayera sobre mi mano
y al amanecer, después de una borrachera
me esperara el ladrido cruel de los recuerdos.

 

Ah, che bianco è il terrore, che livido
ed è come se nevicasse nell’anima
e la pioggia cadesse sulla mia mano
e albeggiando, dopo di una sbronza
mi aspettasse il crudele latrato dei ricordi.

 

 

***
Las estrellas
el mar
una voz honda
una voz clara.
Todo había amanecido
los trenes, las casas
una cabeza misteriosa
la mano misteriosa
que aparecía
por todos los jardines.
Por todas partes apareció
eso misterioso.

Entonces dije yo
es mi padre
dejadme y la gente pasaba
y los borrachos pasaban
yo me hallaba en la tumba
echado con las piedras,
yo decía
sacadme de la tumba pero
allí me dejaron con los habitantes
de las cosas destruidas
que no eran ya más que
cuatro mil esqueletos.

Y mi corazón temblaba
pero era un sueño
que mi corazón soñaba
y fueron muriendo muchos soldados
de la guardia del Rey
pero mi corazón estaba temblando.

 

 

Le stelle
il mare
una voce profonda
una voce chiara.
Tutto era sorto
i treni, le case
una testa misteriosa
la mano misteriosa
che apparve
in tutti i giardini.
Dappertutto apparve
quel misterioso.

Quindi dissi io
è mio padre
lasciatemi e la gente passava
e gli ubriachi passavano
io mi trovavo nella tomba
lanciato con le pietre
io dicevo
tiratemi fuori dalla tomba ma
lì mi lasciarono con gli abitanti
delle cose distrutte
che già non erano più niente
se non quattromila scheletri.

E il mio cuore tremava
ma era un sogno
che il mio cuore sognava
e morirono molti soldati
della guardia del Re
ma il mio cuore stava tremando.

 

 

(La poesia più precoce di Panero – che qui ho tradotto – fu conservata da sua madre, Felicidad Blanc, il 4 dicembre del 1952. Leopoldo Maria aveva solamente quattro anni e mezzo.

El poema más temprano de Panero -que aquí he traducido- fue recogido por su madre, Felicidad Blanc, el 4 de diciembre de 1952. Leopoldo María contaba cuatro años y medio de edad.)

 

 

***

 

Necrofilia

 

El acto del amor es lo más parecido
a un asesinato.
En la cama, en su terror gozoso, se trata de borrar
el alma del que está,
hombre o mujer,
debajo.
Por eso no miramos.
Eyacular es ensuciar el cuerpo
y penetrar es humillar con la
verga la
erección de otro yo.
Borrar o ser borrados, tanto da, pero
en un instante, irse
dejarlo
una vez más
entre sus labios.
Necrofilia

 

L’atto d’amore è la cosa più somigliante
ad un assassinio.
Nel letto, nel suo piacevole terrore, si tratta di cancellare
l’anima di chi sta,
uomo o donna,
sotto.
Per questo non guardiamo.
Eiaculare è sporcare il corpo
e penetrare è umiliare con il
bastone l’erezione
di un altro Io.
Cancellare o essere cancellati, fa lo stesso, ma
è un momento, andarsene
lasciarlo
ancora una volta
tra le sue labbra.

 

 

Poesie di Leopoldo Maria Panero

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4 thoughts on “POESIE DI LEOPOLDO MARIA PANERO – TRADUZIONI DI ANTONIO BUX –

  1. [Leopoldo María Panero] Ha trascorso tutta l’infanzia e la gioventù graffiando il ventre della vita, squarciando il ventre della vita per trovarne un senso, ma al senso della vita non ha mai creduto. A cinque anni terrorizzava il padre, Leopoldo Panero Torbado, poeta “laureato” del regime franchista, scrivendo versi non precisamente propri di una mente infantile (…). A vent’anni, dopo il carcere per l’attività politica antifranchista, prima, e poi per vagabondaggio e omosessualità, una serie di tentativi di suicidio. E poi, verso la fine degli anni Settanta, verso i suoi trent’anni, già poeta conosciutissimo in Spagna, e dopo aver patito le prime esperienze di trattamento psichiatrico, viene il periodo parigino che diede vita allo splendido “Narciso nell’accordo estremo dei flauti“, un tempo in cui sopravvisse frugando nell’immondizia, cercando nei rifiuti prodotti dalla Città l’alimento quotidiano del corpo e il senso dell’esistenza, perché, come dicevano gli Alchimisti, in stercore invenitur. E vivendo esperienze sessuali estreme, cercando in Sade e Masoch gli strumenti per “deflorare / con tutto il fango della vita / ciò che ancora non ha vissuto“. Poi ancora la dipendenza dall’alcool e dalle droghe (“E nella notte ascoltai il tuo abbraccio / corretto e silenzioso, / signora / bellissima dama / che nella notte giochi / un bianco gioco“. E “il diamante è una supplica / che tu inietti nella mia carne / il sole impaurito fugge / quando ciò m’entra in vena“), che lo condusse alla perdita degli amici e della famiglia, a internamenti manicomiali sempre più frequenti, finché tutto il suo mondo esteriore fu ridotto al perimetro del sanatorio psichiatrico. (Ianus Pravo)

  2. Grazie a te per la lettura e l’apprezzamento. Poi se ne vuoi postare una di queste fammi sapere quali, magari le controllo.

    Ciao e a presto

    Antonio

  3. poesia cruda, come dici giustamente tu, a tratti trakliana, a tratti artaudiana, ma interessante. lascia qualche graffio ogni tanto. quando parla del sesso è impoetico, quando non ne parla o ne parla per metafore riesce a tessere della buona poesia. ciao

    • Gabriele, è un tuo pensiero. Il mio pensiero, e non solo il mio, è che si tratti del più grande scrittore di spazzatura, perciò il più grande poeta contemporaneo, ma in Italia la gente è troppo antica per comprendere a pieno la contemporaneità, e dunque tante cose. Pensiero mio, ma bisogna uscire un po’ fuori tema. Ciao

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