MARCO GIOVENALE – POESIE SCELTE – (SELEZIONE DA VARIE RACCOLTE)

 

 

*

né mistero nei viaggiatori
locali, con i borselli a ordito onesto
neri laminati, beaux temps,
e la plastica del berretto, sua falda tutta scoria.
non fa, non fanno, storia. venti, trenta
secoli e una parte di urto antropico non è
variato; genera dal sonno, dorme, scorta
il sacco, torna
indietro, sotto le polveri vulcaniche
– muore nella pagina di paglia per paura
dell’eclisse, prima che finisca.
culla, non cura

*

sognando sogna gli stessi
movimenti degli occhi sotto i gusci –
le membrane e: morbido e: spostamenti
veloci della fase, nella stanza opaca che non è
sua e va lasciata
alle prime donne note che nemmeno
loro hanno casa – ma già una loro
logoalgia,

               un dolore al centro

*

 

che non vuole allearsi con il finito
che in nessun caso con il teatro.

«che oggi, essendo»: già una frase
che inizia molto male.

il figlio disinfetta gli strumenti,
li tiene nella borsa scura.

risalgono dall’interrato del ristorante
è stato un lavoro come poche altre volte

pulito e impegnativo. già due mesi
prima aveva rilevato i fondi.

una volta era un varco, qui, al mare,
prima un macello, qui le ombre

dei ganci o andavano i vitelli
la grafia non è molto precisa ma

non inibisce, vuole iniziare a contare i soldi
prima che si esca nella strada.

l’urto dell’aria e del suono fuori
per un’apertura, il riscontro del vento

gli getta una legge che ha chiara
ma senza contorni, e che lo implica

si sente di smettere e smette.
si sente smettere

*

Testi tratti da “Criterio dei vetri”
[2001-2005]

Edizioni Oedipus

 

 

***

 

Poi l’ultimo è stato cruciale,
l’ultimo compratore – fa. Per chiarire
sapere la prima volta
(in mezzo secolo, di teatro)
quali fossero i confini della casa,
effettivi, della proprietà, tenuta, lasciandola
si è potuta vedere: intera (altrui). Esattezza, poi
testarda, senza oggetti
nei colori solo millimetrati:
i detriti, il tetro
puro dei dati

 

***

 

L’errore è nello sguardo
– Adam nell’eden
tutta quella roba a portata
ci voleva un bidone aspiratutto
tutto sommato adesso si sta bene
alla fine, la roulotte
bianca. Il cucciolo tira la gonna a Else.
Lo fissa. Noia dell’ittero.
In un tratto riga il segno:
un pesce sulla lamiera.
Finestrella. Piove a velo sui due tre
ronchi. Le piastre di basalto al largo.

 

***

 

L’ultima colonna in fondo
nel quadro- svela: una piccola
riga di donna che (spòrta
nel bordo buio una elle di fiaccola)
illumina l’uscita per lo sguardo.

E’ la Contemplazione, che si nega,
dice la guida dotta, che è identica
a chi vede, perché passa – ma diversa
perché è persuasa e spiega.

Rimasta indietro, sua figlia non si è persa.
E’ albina e condannata a ridere
rapida. (Chiaro, dimentica).

 

***

 

Dall’altra parte del fotogramma
il tempo continua in linea retta.
L’acqua – a sciame contro alluminio
giù dal doppio tetto capovolto è dentro
il fosso che la spezza e la preserva.
La durata dell’enigma è gli anni
necessari a rinunciare – con ragione.
Il ratto è nero. Corre in cerchio, accanto.
È la natura della versione. Il paesaggio
fa storia stesura, all’indietro,
all’inverso, pagina-vetro.
È una: varietà della scrittura.
Di questa. Rasura.

 

Testi tratti da “Storia dei minuti” (Transeuropa edizioni)

 

 

***

 

Non si libera dagli aghi, se ne veste.
Vive nell’ultima stanza – ogni volta
sta varando il vascello con lo sguardo
nella fontana fuori, dove la potrebbero
condurre ma non vuole, dai sette anni
mentali e non mentali non si strecciano
il colore cenere – la testa, gli occhi.

Non possono trovarla assiderata.
Piuttosto a contare sul balcone, che sarebbe
il margine alfa della storia, da dove
la contesta e può ascoltarla; due
fibbie alle scarpe slacciate, rientra
sempre e cammina sempre scalza contro
la parete. Lì sta bene. Lì – dice alla fine
della casa – mi riconoscete.

Chi manca è più nitido,
si prende la ragione

 

da “Shelter” (Donzelli editore)

 

 

1.

è molto facile contrarre la malattia e l’opposizione deve essere pronta fin dalle prime ore del mattino.

Non è molto semplice opporsi. Ma è il livello minimo (e anche massimo) di soluzione nota. Anche se, almeno fino a oggi, in realtà non è quasi mai stata una vera soluzione.

Una volta contratta, la malattia è in buona sostanza interna. Irreversibile e incurabile. Le persone siedono molte ore, specie parenti stretti, osservandosi e incolpandosi a vicenda senza parole del loro stato.

Ogni tanto il rumore di un’ambulanza un po’ lontano un po’ vicino ricorda dove si trovano, e che non è più un suono innocuo come quando, da borghesi, ridevano nel loro modo e mondo consueto.

Erano in pericolo.

7.

La sera andavano in via Veneto. Lì c’era un distributore di uranio aperto giorno e notte, e si diventava brillanti senza saperlo.

10.

è debole, non vuole nascere. Nascerebbe volentieri al contrario, verso il buio, sparato verso il buio. Nascerebbe all’indietro, al rovescio, a belle dosi, dormendo, a torcicollo, retrocedendo per non vedere, schivando i secchi di latta appesi, le funi per terra, le tagliole, le buatte scoperchiate, il marmo, i piani di pietra grigia, i cilindri che sono strutture di sedie e paglia, svuotando, à rebours, rewind, sempre cedendo verso il meno, verso il nero, verso una diminuzione non generata e non generale ma che è una sua diminuzione, un affievolirsi di unità, di uno solo, mancando, perdendo, via via, diminuendo come detto, sottratto, raccorciando, daccapo con meno materiali e personaggi, tosse e freddo, altra tosse più lontana, un freddo forte, sala vuota.

11.

Sì, è come lei dice, mi sono rifiutato di ascoltare la musica, per la polvere. Sul disco, sì. Non ho neanche letto, nessuna lettera, per lo stesso motivo, appena, detto. Sono rimasto nel mio nascondiglio per tutto il tempo. Ho cercato di non imparare niente. Ho cercato di semplificare all’estremo le mie parole. In alcuni momenti la semplicità era perfino più forte della realtà. Pensavo di tradirla. Era pieno di macchie. Nessuno poteva verificare quello che dicevo. Quando fu trascritta dai cronisti la frase più celebre, relativa all’amore, molti non ne compresero l’oggetto. Per quanto semplificassi tutto, a rischio di mentire, non tutto per loro era chiaro. Quasi niente, anzi. Allora passando interamente sul fronte della menzogna pensai: ora sarà evidente, esplicito. Mentirò sempre, completamente, senza retorica. In modo piatto. Sarà decifrata ogni cosa. Intenderanno. Mi capiranno perché è il loro stesso linguaggio. Con tutta la sintassi azzerata, totalmente semplificata. Loro capiscono le bugie, le deformazioni. Leggeranno. Sarà limpido. Sbagliavo. Neanche così funzionò. Non funzionava.

 

testi tratti da “Quasi Tutti” (Edizioni Polimata)

 

 

 
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2 thoughts on “MARCO GIOVENALE – POESIE SCELTE – (SELEZIONE DA VARIE RACCOLTE)

  1. Pingback: una selezione di testi « slowforward

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