John Barnie – Ghiaccio – Ed. Kolibris

 

 

50

‘In a dream all the birds in my father’s books
flew off the pages so they were blank as new snow
flew along the avenues and tunnels
perched on the gantry supporting the sun above Summer Square
nested in the stunted trees along the avenues, and in the Memorial Gardens;
little finches and sparrows flocked in Hydroponia
feeding on lentils and beans and flowers and sweet shoots
so the hydropones chased them and screamed “Go away, go away”;
and southern birds of prey hunted down northern warblers;
and peacocks perched on the white backs of chairs outside the cafes;
“Go away, go away” screeched the humans;
there were kingfishers and hummingbirds and birds of paradise
in the Domus dwellings, at the flowers and the fishtanks,
and herons on knuckled legs taking it one step at a time;
“Go away, go away”; and the pages in the books were blank as newly fallen snow
and in the dream I wept, “Come back,
come back all you ghosts from my father’s grief”
to the pages he loved, to the forest floors and prairie grass
the wooded hills, marshes, rivers and shores that the artists painted
in the books my father left me, in love,
because he could not say it in words, here in the
tunnels or in the Observation Dome,
where we looked out on the ice field and the tundra night;
could not say how much he loved me; how his heart was broken not cold
“Come back, come back” I cried in my dream to the birds,
to the pages he loved, that he turned to show me when
I stood as a child at his knee.’

50

‘In sogno tutti gli uccelli dei libri di mio padre
volarono fuori dalle pagine bianchi come neve fresca
volarono lungo viali e gallerie
per appollaiarsi sulle impalcature di sostegno del sole nella Summer Square
annidarsi negli alberi rinsecchiti lungo i viali, e nei Memorial Gardens;
piccoli fringuelli e passeri si accalcavano a Hydroponia
mangiando lenticchie e fagioli e fiori e germogli dolci
così gli abitanti di Hydroponia li cacciarono gridando “Andate via, andate via”;
e uccelli da preda del sud inseguivano uccelli canori del nord;
e pavoni si appollaiavano sui bianchi schienali delle sedie davanti ai caffè;
“Andate via, andate via” strillavano gli umani;
c’erano martin pescatori e colibrì e uccelli del paradiso
nelle dimore della Domus, su fiori e acquari,
e aironi dalle zampe nodose muovevano un passo alla volta;
“Andate via, andate via”; e le pagine dei libri erano bianche come neve appena caduta
e in sogno piangevo, “Tornate,
tornate tutti, spettri del dolore di mio padre”
alle pagine che amò, al suolo delle foreste e all’erba di prateria
a colline boschive, a paludi, fiumi e rive dipinti dagli artisti
nei libri che mi lasciò mio padre, per amore,
perché non poteva dirlo a parole, qui nelle gallerie della Cupola Osservatorio,
dove guardavamo fuori alla distesa di ghiaccio e alla notte della tundra;
non poteva dire quanto mi amasse; di come il suo cuore fosse rotto non freddo
“Tornate indietro, tornate indietro” gridavo in sogno agli uccelli,
alle pagine che amò, che voltava per mostrarmeli quando da
bambina gli stavo alle ginocchia.’

54

‘We do not ask who you are going to betray
we ask only for a signed confession that you are willing to betray someone
then we will release you
you can be one of the silent ones
we will find you a job cleaning up after the girls in Hydroponia
sweeping along one aisle and down the next among the batteries of lights
never whistling or raising the eyes from the broom. Does that sound bad?
Then think of it. A package of tokens every week and a clean bed
a kettle to whistle and make Banda tea. There are worse things than being alone
think about it. All we need is a tiny confession. “I saw him do it.
It was him.” We will do the rest, fill in the paperwork all the tedious duties shall be ours
we will not hurt you and will not let others hurt you
the silent man among the hydropones; because

Level 5 is not a pleasant place, all the blackbirds there
have long given up the grace of song, their golden beaks
have turned grey; all they can do is whistle for mercy;

but we have to ask who is that, who is this lady the blackbirds whistle after
we have not heard of her and do not believe she has an address in Banda
we do not believe she has an acccount of tokens, we believe she has gone away,
perhaps she has an abode in the forests that are said to exist far south
but we cannot be sure; cannot be sure if that is her torch
shining among the giant trunks of the firs
and disturbing the owls at their roosts just as they were off on a hunt
for shrews and suchlike scuttling among fallen cones over a bed of needles
and no doubt squeaking for mercy too.
And we have to say to the blackbirds as they poke their beaks between the bars
“No mercy here!”

And all you have to do is sign this little confession
no names, we do not ask for names. A general confession will do,
we call it the all-purpose option and find it very popular.
Hydroponia is large and has many aisles
and there is a constant call for silent sweeps to brush and brush
at the thought of crimes that someone may have committed
and someone may have confessed to seeing them do.’

54

‘Non ti chiediamo chi stai per tradire
solo una confessione scritta che sei disposto a tradire qualcuno
dopo ti libereremo
puoi stare tra i silenziosi, ti troveremo
un lavoro di pulitore tra le ragazze di Hydroponia
a spazzare un corridoio e giù per l’altro tra le batterie di luce senza
mai fischiare o alzare gli occhi dalla scopa. Non ti sconfinfera?
Allora pensaci. Un sacchetto di gettoni a settimana e un letto pulito
un bollitore fischiante per il thè di Banda. C’è di peggio che essere solo
pensaci. Tutto quel che ci serve è una minuscola confessione. “Gliel’ho visto fare.
Era lui.” Noi completeremo l’opera, compila il modulo
a noi spetteranno le incombenze più noiose
non ti faremo del male e non permetteremo ad altri di fartene
l’uomo silenzioso tra gli hydrofoni; perché

il Livello 5 non è un luogo gradevole, tutti i merli là
hanno da tempo rinunciato alla grazia del canto, i loro becchi dorati
si sono ingrigiti; possono solo fischiare implorando pietà;

ma dobbiamo chiedere chi è questo, chi è la donna cui i merli fischiano dietro
mai ne abbiamo sentito parlare e non crediamo abiti a Banda
non crediamo abbia una riserva di gettoni, crediamo se ne sia andata via,
forse abita nelle foreste che si dice esistano nel lontano sud
ma non possiamo esserne certi; non possiamo essere certi che sua sia la torcia
che splende tra i tronchi enormi degli abeti
infastidendo i gufi e le nidiate proprio mentre erano a caccia
di toporagni e similia, che affondano tra pigne cadute sopra un letto di aghi
e certo squittiscono anche a implorare pietà.
E dobbiamo dire ai merli che infilano il becco tra le sbarre:
“Niente pietà qui!”

E non devi far altro che firmare questa piccola confessione
niente nomi, non chiediamo nomi. Una confessione generica andrà bene,
la chiamiamo opzione passe-par-tout e la troviamo molto popolare.
Hydroponia è grande e ha molti corridoi e c’è richiesta
costante di scope silenziose per spazzare e spazzare liberando
il pensiero dai crimini che qualcuno potrebbe aver commesso
e qualcuno potrebbe aver confessato di averlo visto.’

59

‘In The Bucket of Blood they are playing three-card Hazard
the rules are simple and the winner takes all;
“Sit down,” they said, “stranger, and we will deal you a hand
you look like good company, and a gambling man.”
Flattered, I sat, and turned up my cards, “Ace deuce and trey!”
“Which is good,” they said, “but the dealer has one better”;
and he turned up three aces, saying “Your life if you please.”
“I did not gamble for life.” “What other stake is there;
winner takes all (remember) and three aces are high.”
The dealer tipped back his hat and smiled, and I saw it was Death
and that Nature was the baize we so casually played on.
“I did not gamble for life,” I repeated but faltered;
“Then gamble for death,” and he flicked three cards that fell like leaves.
The crowd gathered closer; “An ace and two kings”;
Death smiled as he drew three aces again; “Mine, I think,”
as he reached across for my soul. But I threw my chair back,
rushed out of the door, ran down the empty street past the all-night liquor store;
out into the desert and the great mountains beyond
while the saloon piano faded with the shouts and the groans;
ran as dawn came up and withered like a yellow rose,
as the sky became a blue crucible to be heated by the sun
to burn up life in a severe trial; ran into the desert for many long miles
until my tongue filled my mouth with dry overcooked meat;
ran till the sun went down like a red rose exhausted
and I came to a sign jammed between boulders at the edge of the trail
among gaunt cacti casting long shadows where the desert owl roosted
in holes in the green flesh; and I stopped to read what it said by the dimming light
“Two miles to the Bucket of Blood: Gamblins all Nite”.’

59

‘Nel Secchio del Sangue fanno il gioco delle tre carte
le regole sono semplici e il vincitore si porta via tutto;
“Siediti,” dissero, “straniero, e ti concederemo una mano
sembri una buona compagnia, un uomo che gioca d’azzardo.”
Lusingato, mi sedetti, e girai le mie carte, “Asso due tre!”
“Che non è male,” dissero, “ma il croupier ne ha una migliore”;
e girò tre assi, dicendo “La tua vita, prego.”
“Non mi gioco la vita.” “E che altro può esserci in gioco qui:
il vincitore (ricorda) si porta via tutto e tre assi valgono molto.”
Il croupier si calcò il cappello e sorrise e vidi che era la Morte
la Natura era il panno su cui tanto distratti stavamo giocando.
“Non mi gioco la vita,” ripetei, ma balbettando;
“Allora giocati pure la morte,” e smazzò tre carte che caddero giù come foglie.
La folla strinse il cerchio; “Un asso e due re”;
La Morte sorrise, tirò fuori altri tre assi; “Mio, penso,”
e si sporse per raggiungermi l’anima. Ma io indietreggiai con la sedia,
mi precipitai fuori dalla porta, corsi lungo la strada deserta
superai tutte le rivendite notturne di liquori;
fuori nel deserto e verso le grandi montagne al di là
mentre il piano del saloon sfumava con i gemiti e le grida;
corsi mentre l’alba sorgeva e appassiva rosa gialla,
e il cielo diveniva un crogiuolo azzurro che il sole doveva scaldare
per incendiare la vita in un violento processo; corsi per molte lunghe miglia nel deserto
finché la mia stessa lingua mi colmò la bocca di carne secca stracotta;
corsi finché il sole calò rosa rossa stremata e raggiunsi
un segnale stretto tra le rocce e il ciglio del sentiero
tra esili cactus che gettavano lunghe ombre dove stava appollaiato il gufo del deserto
in buche nella carne verde; e mi fermai nella luce calante a leggere quello che diceva
“Due miglia dal Secchio del Sangue: “Si gioca tutta la Notte d’azzardo’.”

76

‘Dear Friends, my subject today is “Tears and the Cup of Replenishment”.
They say in times before the Great Cold, even here in the North,
spring came with the dripping of icicles that hung from the eaves
just a few drips at first, pockmarking the snow beneath,
then one day more and more, and snow sliding off roofs
and slumping out of fir trees, and ice

cracking in pistol shots on the lakes; rivers and streams flowing faster
elbowing slabs of ice against boulders,
rushing them down to the sea.

Spring, the great melting like a half-laughing half-crying face
a wiping away of tears from liquid eyes, the smile of white teeth between parted lips,
because of the relief after all that holding back in winter
all that restriction in a world of white and cold.

And would it not be wonderful if it happened here;
we would have to muster a band saying “Quick, anyone who can play
assemble at the gates! And hurry!”

And someone would run up and say “Look. I have found the Cup of Replenishment
right here where the snow has been melting!” “Pass it round!”

And we would drink, taking a look first at the liquid that is level with the rim
sipping carefully and wrinkling the nose a little because it is tears;
but we pass the cup round saying “Drink, it is good.”

And it remains full even though the circle of hands is getting bigger
people running up saying “Is there any left for me!”;

but tears are never in short supply and all you need is the Cup and a willingness to use it;
and the Cup is not a remarkable thing at all,
not some chased silver goblet handed up from generation to generation of priests
as if they were climbing a ladder;

I imagine it as wood and carved by the hands of a poor man
who gives it to you saying “Drink, though you think this is nothing”;
and to your surprise it is full of a clear liquid where the sun floats its eye,
though you just saw him carve it and put down the knife.

Dear Friends, the taste of salt is the taste of humanity
as Christ found out on the Cross, stretched there and all the world looking
to see what he would do. “You say you are God but you are also a man,
let us see if the two cannot be untangled
while you suffer”;

Dear Friends, that was the world’s mistake, not realising that he was dead to the world
but alive to the light of love that streamed from his father’s eyes
light we would be afraid to look at directly

because we have not untangled our limbs from desire.
Need I go on.

Christ died but he did not die,
we live but are not alive; and will not be
until we drink from the Cup, knowing that salty is sweet

and that spring means release from the ice that is within:

and I believe I can hear it. in the avenues and halls and dwellings of Banda
the drip drip drip of the icicles in our hearts
into the snow; nothing much at first but soon a flood;

will you not drink from the Cup, take a sip as I pass it round;
remember, salt is sweet, as Jesus knew.’

76

‘Cari Amici, il mio argomento di oggi è “Lacrime e la Tazza di Riempimento”.
Dicono che in tempi precedenti al Grande Freddo, perfino qua nel Nord,
la primavera venne con lo scioglimento dei ghiaccioli appesi alle grondaie
d’apprima solo qualche goccia, a picchiettare la neve in basso,
poi un giorno sempre di più, e neve scivolava giù dai tetti
e crollava dagli abeti, e ghiaccio

si spezzava in spari sui laghi; fiumi e torrenti scorrevano più veloci
spingendo lastre di ghiaccio contro le rocce,
per poi trascinarle verso il mare.

Primavera, grande disgelo come un viso tra il pianto e il riso
un asciugare lacrime da occhi liquidi, il sorriso di denti bianchi tra labbra dischiuse,
per il sollievo dopo tutto quel ritrarsi dentro l’inverno
tutta quella costrizione in un mondo di bianco e gelo.

E non sarebbe splendido se avvenisse qui;
dovremmo mettere insieme una banda dicendo “Svelti, chiunque sappia suonare
accorrete ai cancelli” E in fretta!”

E qualcuno si precipiterebbe dicendo “Guardate. Ho trovato la Tazza del Riempimento
proprio qui dove la neve si è sciolta!” “Fatela girare!”

E noi berremmo, dando prima un’occhiata al liquido che arriva fino all’orlo
sorseggiando a fondo e arricciando il naso un poco perché sono lacrime;
ma facciamo girare la tazza dicendo “Bevete, è buono.”

E rimane colma anche se il cerchio delle mani si allarga
di gente che accorre dicendo “Ne è rimasto un po’ per me!”;

ma le lacrime non scarseggiano mai e occorre soltanto la tazza e la disponibilità ad usarla;
e la Tazza non è per niente un oggetto appariscente,
non come certi calici d’argento tramandati di generazione in generazione dai preti
come stessero salendo una scala;

La immagino di legno e intagliata dalle mani di un povero
che te la consegna dicendo “Bevi, anche se pensi non sia nulla”;
e per tua sorpresa è colma di un liquido chiaro dove l’occhio del sole galleggia,
anche se l’hai visto tu stesso intagliarla e poi riporre il coltello.

Cari Amici, il sapore del sale è il sapore dell’umanità
come Cristo trovato sulla Croce, là, teso e tutto il mondo a guardare
per vedere che avrebbe fatto. “Dici che sei Dio ma sei anche un uomo,
facci vedere se le due cose puoi separarle
mentre soffri”;

Cari Amici, questo fu l’errore del mondo: non realizzare che lui al mondo era morto
ma vivo alla luce d’amore che sgorgava dagli occhi del padre
luce che avremmo paura a fissare direttamente

perché noi non abbiamo disgiunto le membra dal desiderio.
Devo proseguire.

Cristo morì eppure non morì,
noi viviamo ma non siamo vivi; e non lo saremo
finché berremo dalla tazza, sapendo che è dolce il salato

che primavera significa liberazione dal ghiaccio che è dentro:

e credo di poterlo sentire, nei viali e nelle sale e nelle dimore di Banda
il plin plin plin dei ghiaccioli nei nostri cuori
nella neve; non molto all’inizio ma ben presto un diluvio;

se non berrai dalla Tazza, se non ne prenderai un sorso quando la faccio passare;
ricorda, il sale è dolce, Gesù lo sa bene.’

85

Galathea says we must go to the Bangles Bar
‘It is the Comedian’s last show, he says he will perform no more.’

The tiny theatre is in darkness and a torch points us to our seats;
a few talk in whispers but the atmosphere is excited and oppressive
like the play on nerves before a thunderstorm is born.
Suddenly a spotlight beams from above
picking out the Comedian at a table in familiar check trousers
purple braces; his face painted white, his lips a lurid red.

We begin to clap and cheer but something in his presence makes us stop.

‘Oh… I need a drink…’

and he reaches out of the circle of light across the table
pulling a long sleeve of glass towards him;

‘What have we here?’; reaching down, his head disappearing for a moment out of the light,
left hand painted brilliant white holding the glass steady on the table;

now he is back and in the right hand a large glass jug
filled with red liquid to the brim which he lifts perilously and steadily
across the table to the glass, pouring until it is full.

Now he raises the glass in his left hand to the light,
as if examining it for clarity and, satisfied,
puts it to his lips, drinking slowly but without a pause
as we watch the workings of his throat beneath the upturned glass.
‘Ahhhh…’
setting the glass gently on the table
and resting both hands palm down; ‘that was good…

I think I will have another one… why not…’

taking the glass to the jug and pouring with something like bravado
as if he has been renewed,
so we can hear the liquid purl into the glass as he dances the jug up and down;
‘To us…’
toasting the invisible audience and drinking in one slow pull
as before. He wipes his lips, leaving a red stain on the back of his hand,
puts the hands behind his neck and looks about, whistling silently;
‘I think we can have one more, don’t you; I think we have deserved it;
it was thirsty work all that killing in the tunnels of the Hox;
it made the throat dry when they looked you in the eyes;
and as we know, for the Banda there is nothing like blood for a thirst quencher,
and this’, pouring some more, ‘is a particularly good vintage; I
do not know whose it is but it is smooth and salty, bitter and strong.’

He drinks this too in one long throaty swallow.
‘Ahhhh… drunk on blood. That is something the Bandans know
and the Nekton, and the Hox thought they knew, getting ready
for the great victory rally; “The whole world will be drunk on blood!”
that was the shout in the beer halls in anticipation
as they slapped an arm round the shoulders of a Nekton brother.
tears streaming down their cheeks with laughter;

but some must give and some must receive
the givers paying with their lives, because we are not running a blood transfusion service here,
and when you have drunk one long shiny sleeve of blood
you bang the tables with your fists and shout for more;

MORE BLOOD! MORE BLOOD! DO YOU NOT UNDERSTAND!’
and he pours again.
‘Blood, the whole world should get drunk on it; would if they could;
but cannot, because some must give in order for others to receive,
and to give you must pay with your life; that is the universal rule.”

He drinks, but this time swallows too fast and gulps, and the blood
flows back out of his mouth gushing down his chin
staining his white shirt in glistening globs and streaks.

The Comedian looks down. ‘What have I done…’
looks up slowly and out toward us in the dark;

‘or, put another way, what I have done I have done…’;

the jug is empty and he notices, banging his glass hard on the table;
‘MORE BLOOD! MORE BLOOD! IS THERE NOT ANYBODY HERE WHO CAN UNDERSTAND!’
staring out into the darkness where we sit before him.

85

Galathea dice che dobbiamo andare al Bangles Bar
‘È l’ultimo spettacolo del Commediante, dice che non si esibirà mai più.’

Il minuscolo teatro è al buio, una torcia ci indica i nostri posti a sedere;
alcuni bisbigliano, ma l’atmosfera è tesa e opprimente
come il gioco di nervi prima che nasca il temporale.

All’improvviso un riflettore s’illumina dall’alto
mostrando il Commediante seduto a un tavolo nei suoi consueti pantaloni a scacchi,
bretelle color porpora; il viso dipinto di bianco, le labbra di un rosso sgargiante.

Cominciamo ad applaudire e acclamare ma qualcosa nella sua presenza ci fa fermare.

‘Oh… Ho bisogno di un drink…’

ed esce dal cerchio di luce che taglia il tavolo
tirando verso di sé un lungo boccale di vetro;

‘Che abbiamo qui?’; si china, la sua testa scompare un istante dal cerchio di luce,
la mano destra dipinta di bianco brillante stringe il vetro sul tavolo;

ora è tornato e la mano destra tiene un grande fiasco
di vetro pieno fino all’orlo di liquido rosso, che a rischio solleva con fermezza
sul tavolo verso il bicchiere, per versare fino a riempirlo.

Ora solleva il bicchiere nella mano destra verso la luce,
come a esaminarne la chiarezza e, soddisfatto,
se lo porta alle labbra, per bere piano ma senza interruzione
mentre guardiamo il lavorìo della gola sotto il bicchiere inclinato.
‘Ahhhh…’
posa dolcemente il bicchiere sul tavolo
su cui pone il palmo di entrambe le mani; ‘era buono…

Penso che me ne berrò un altro… perché no…’

avvicina il bicchiere al fiasco e versa con fare spaccone come rinato, così
sentiamo il liquido scorrere nel bivvhiere mentre lui fa danzare il fiasco su e giù;
‘A noi…’
brinda a un pubblico invisibile e beve in un’unica lenta sorsata
come prima. Si asciuga le labbra, lasciando una striscia rossa sul dorso della mano,
si mette le mani dietro il collo e si guarda attorno, fischiando pian piano;
‘Penso che possiamo farcene un altro, non credi; penso che ce lo siamo meritato;
era un lavoro da far venire sete davvero, tutto quel massacro di hox nelle gallerie;
ti si seccava la gola quando ti guardavano negli occhi;
e come sappiamo, nulla disseta Banda più del sangue,
e questo’, dice versandone un altro po’, ‘è un vino d’annata
particolarmente buono; Non ricordo di chi sia ma è liscio e salato, amaro e forte.’

Beve anche questo in un lungo sorso profondo.
‘Ahhhh… ubriaco di sangue. È una cosa che ben conoscono i bandani
e i nekton, e anche gli hox pensavano di sapere, preparandosi
per il grande rally della vittoria; “Il mondo intero sarà ebbro di sangue!”
era il grido anticipatorio nelle birrerie
mentre energici mettevano un braccio attorno alle spalle di un fratello nekton.
e lacrime scorrevano loro lungo le guance per mescolarsi alle risa;

ma alcuni devono dare e alcuni ricevere, chi dà
paga con la vita, perché qui non stiamo prestando un servizio di trasfusioni,
e quando avete vuotato un lungo fiasco splendente di sangue
battete i pugni sul tavolo e ne chiedete ancora gridando;

PIÙ SANGUE! PIÙ SANGUE! NON CAPITE!’
e ricomincia a versare.

‘Sangue, il mondo intero dovrebbe ubriacarsene; se potesse lo farebbe;
ma non può: alcuni devono dare perché altri possano avere,
e per dare devi pagare con la vita; è questa la regola universale.’
Beve, ma stavolta tracanna e deglutisce troppo veloce, e il sangue
gli esce dalla bocca per scivolargli sul mento
macchiando la bianca camicia di cerchi e striature lucenti.

Il Commediante abbassa lo sguardo. ‘Cosa ho fatto…’
alza lentamente lo sguardo e guarda verso di noi nel buio;

‘o, messa in altro modo, quel che ho fatto ho fatto…’;

il fiasco è vuoto e lui se ne accorge, e sbatte forte il bicchiere sul tavolo;
‘PIÙ SANGUE! PIÙ SANGUE! NON C’È NESSUNO QUI CHE LO CAPISCA!’
fissando nell’oscurità dove noi gli sediamo davanti.

87

‘So here was a ship with an unbearable cargo of love.
Which port? The bow pointed round the compass.
But nobody wanted it. What can we do with such a cargo,
the people said; it has no marketable value, have you ever heard
of anyone trading in futures of love? No, we have not.
So the ship slipped off as if it had been guilty of deceit.
Love? they said at the next port; what an idea!
Can you deliver it in sacks? Do you have to refrigerate it?
We have never seen anything like that in the dry goods store.
And the ship sailed on. What does it mean, an ocean crossing
without any port? What does it mean, the echoes of laughter
at the entrances to all the warehouses of the world?
Can you weigh it? Can you grind it? everyone wants to know.
What price is it trading at today?

So the ship sails on. And I believe the cargo is listing;
it must have been after that last storm, when it came out of the eye
into thirty-metre waves, that must be when it happened.

And now the ship is stricken. “Save yourselves, if you can!”;
the order is given, and the boats get away over the side,
oars out, to row like water-fleas over the viscous surface of the globe.
But the Captain says he will take his stand;
Not for me, he says, the long nightmare across the sea,
the blackened faces and swollen tongues, the urge to drink even salty blood.
So be it. The crew rowing in their water-fleas toward where the morning sun will rise;
the Captain listening to the creaks of the ship’s gear
the slap of water against the rusted iron sides
because this ship sailed on and on until it had boxed the compass,
this ship never found a harbour, remember,
sailing on until the compass rose had lost all its petals;
the people saying Trying to palm us off with love; what an idea!’

87

‘Così c’era una nave con un insostenibile carico d’amore.
Quale porto? L’ago girava nella bussola.
Ma nessuno la voleva. Che ce ne facciamo di un carico del genere,
diceva la gente; non ha valore commerciale, avete mai sentito
di qualcuno che commerci in futuri d’amore? No, noi no.
E la nave scivolò via come colpevole d’inganno.
Amore? Dissero al porto successivo; che idea!
Potete consegnarlo in sacchi? Si deve congelare?
Non abbiamo mai visto nulla di simile nelle mercerie.
E la nave continuò a veleggiare. Cos’è una traversata oceanica
senza un porto? Cosa significa, gli echi di risate
alle porte di tutti i magazzini del mondo?
Puoi pesarlo? Puoi macinarlo? È quello che chiedono tutti.
Qual è oggi il suo prezzo commerciale?

Così la nave continua a veleggiare. E credo che il carico si stia inclinando;
dev’essere stato dopo l’ultima tempesta, quando sparì alla vista
sotto onde di trenta metri d’altezza, dev’essere accaduto allora.

E ora la nave è prostrata. “Si salvi chi può!”;
L’ordine è dato, le barche se ne vanno calandosi dalla fiancata,
fuori i remi, per nuotare come pulci d’acqua sulla superficie vischiosa del globo.
Ma il Capitano dice che resterà al suo posto;
Non per me, dice, il lungo incubo attraverso il mare,
le facce annerite e le lingue gonfie, l’urgenza di bere sangue, sia pure salato.
Perciò sia. Mentre l’equipaggio rema nelle pulci d’acqua verso
dove sorgerà il sole al mattino;
il Capitano ascolta lo scricchiolìo degli ingranaggi
gli schiaffi dell’acqua contro le fiancate di ferro arrugginito
perché questa nave veleggiò e veleggiò finché non ebbe sconfitto la bussola,
questa nave non trovò mai un porto, ricordalo,
continuò a veleggiare finché la rosa della bussola non fu del tutto sfiorita;
e la gente diceva Cercavano di bidonarci tutti con l’amore;
che idea!

93

As the people flee past, they break into the Collector’s house;
there is his collection of babies’ heads pickled in jars
and hands and feet; gut-worms and snakes and scorpions; some
recent, some from times long past; Destroy them!
and the jars of sharp stinking formaldehyde are smashed to the ground
heads rolling on the floor like cherubim too rubbery to cry;
the people never liked the Collector; his manicured hands
and the dry way he had of smiling; Kill him!

but he is gone; the rooms are empty of everything except vats and jars;
and the housekeeper who looks as if she is about to cry; They were dead, she says. Where is the harm. Where is the harm.
But the people are deaf to the old woman; they have found a higher vocation;

and the cherubim must come down from their exalted state on the shelves;
the baby faces with the faraway look of the sleepy and blessed;
smashed and rolling among shards of glass between feet; Quickly!
before the Nekton come with the whumfff whumfff of flame-throwers
poking into every habitation, saying Sorry to disturb, but we have a Special Delivery,
we hope that you like it; the people running on, as Galathea’s men
bring down the roof on Western Avenue; Galathea shouting Fall back to the Square;
we will wait for fresh instructions among the milling faces there.

93

Mentre la gente passa in fuga, fanno irruzione in casa del Collezionista;
c’è la sua collezione di teste di neonati conservate in barattoli
e mani e piedi; vermi intestinali e serpenti e scorpioni; alcuni
recenti, alcuni da tempi molto distanti; Distruggeteli!
e gettano a terra i barattoli dall’odore intenso di formaldeide teste rotolano sul pavimento come cherubini troppo gommosi per piangere;
alla gente non è mai piaciuto il Collezionista; le mani curate
e il modo asciutto di sorridere; Uccidetelo!

ma se n’è andato; nelle stanze restano solo tini e barattoli;
e la domestica che guarda e pare sul punto di piangere;
Erano morti, dice. Che male c’era. Che male c’era.
Ma la gente è sorda alle parole della vecchia; hanno trovato una vocazione più alta;

e i cherubini devono scendere dal loro stato di esaltazione sugli scaffali;
i visi dei neonati dallo sguardo distante dei dormienti e dei benedetti;
sbattuti a terra a rotolare sui cocci di vetro tra i piedi; Presto!
prima che i nekton vengano con il whumfff whumfff dei lanciafiamme
per cacciarsi in ogni abitazione, dicendo Scusate il disturbo, ma abbiamo una consegna speciale,
speriamo che vi piaccia; e la gente che corre, quando gli uomini di Galathea
abbattono il tetto nella Western Avenue; Galathea grida Tornate verso la Piazza;
attenderemo nuove istruzioni tra le faccie là brulicanti.

 

di John Barnie

da “Ghiaccio”, Edizioni Koblibris

Traduzioni a cura di Chiara De Luca.

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